Sono l’ultimo ballo prima dell’addio
Sono come sono, un po’ cambiato
Hey, tu, come ti senti? Che cosa sei?

Inizia con la canzone Cinghiali incazzati il live degli Ex-Otago all’Alcatraz il 9 dicembre. Un inizio che racconta molto, a partire dall’ “ultimo ballo” che sarà questo concerto, in quanto conclusione del tour che ha seguito per due anni l’album del 2016 Marassi. “Dai, su, ballate, che non ci vedremo per un po’” non fa che ripetere Mauri (Maurizio Carucci). E che dire, se non sono “un po’ cambiati” loro nel corso degli anni, da quei primi album metà in inglese metà in italiano, ma basti anche solo pensare al delicato Mezze stagioni…

Ma, prima di partire dalla fine, o almeno, quella che per un po’ sarà la fine, partiamo dalla serata, di come tutto ha avuto inizio.

L’Alcatraz ha ospitato una vera e propria festa mobile, di quelle in cui gli intrattenitori sono talmente tanti che c’è un continuo darsi il cambio, montare e smontare il palcoscenico. Un andirivieni che ha avuto inizio alle 20, col dj-set warm-up di Tilt. Un warm-up per riscaldarci dopo una nevicata mancata, un warm-up per prepararci alla line-up costellata che sta per seguire.

Il primo cantante a mettere piede sul palco è Germanò, un autore nuovo, con una voce un po’ meno nuova. Il suo disco d’esordio Per cercare il ritmo è uscito lo scorso settembre ed è già al centro di dibattiti nel mondo dell’indie-pop.

A seguire Pollio, un cantautore bizzarro, che esordisce nel 2016 con l’album Humus, e che per definirsi nella bio della sua pagina Facebook scrive ‘il figlio malpensante’, una tra le sue canzoni più orecchiabili. Il giorno seguente mi ritrovo ripetere il ritornello mentre giro le chiavi nel chiavistello della porta. Un cantante sicuramente molto divertente e autentico, una nota allegra, che unisce generi prima di lui ritenuti antitetici come l’indie-pop e il folk.

Arrivano poi i Manitoba, una coppia estremamente energica, che incendia il palcoscenico: immaginateveli come il duo dei Baustelle, ma più pop e un po’ meno depressi. Hanno aperto lo scorso tour ai Franz Ferdinand, un accostamento che ci immaginiamo perfetto, viste le basi elettroniche della band che fanno ballare tutti ma proprio tutti all’Alcatraz.

Infine arriva il momento degli Ex-Otago, gli ospiti che si sono fatti più attendere questa stagione. Il riscontro che trova col pubblico è quello di venerazione incondizionata. Ogni singolo spettatore si promette di seguire le parole di Mauri e di esaudire ogni sua richiesta.

Come quando durante il ritornello di Figli degli hamburger chiede al suo pubblico di pogare perché “il pogo è un’eredità degli anni ’90 che non va dimenticata”.

Durante altre canzoni, il pubblico sovrasta completamente la voce al microfono, ad esempio durante Costa Rica, e Mauri non può far altro che consegnarci il microfono.

In effetti gli Ex-Otago sono proprio convincenti, quasi ipnotici, che anche quando sei caratterialmente restio dal ballare, ti ritrovi col pugno a gridare ‘i giovani d’oggi non valgono un cazzo’, quasi come se quella frase l’avessi formulata tu in primis.

Agli Ex-Otago si unisce, dopo qualche canzone, il mitico Max Pezzali, che intona, accompagnato dalla band, Come mai, canzone che viene cantata dal pubblico con più fervore che le stesse canzoni del gruppo genovese. Max si intrattiene per un’altra canzone, e canta partecipativo il ritornello di Giovani d’oggi, come un passaggio di testimone.

Dopo qualche altra canzone ancora salgono sul palco, attesissimi, i Canova, e suonano tutti insieme Quando sono con te, che ne esce incredibilmente armonica quasi suonata da un solo gruppo.

L’ultimo ospite, unitosi durante la penultima canzone, è Jake La Furia, che aveva già partecipato a Marassi Deluxe Edition, all’interno del quale aveva interpretato Con gli occhi della luna, canzone che ha poi eseguito anche in questa sede. Jake è, come sempre, un personaggio simpatico e ha portato molta allegria sul palcoscenico.

Viene rifatta Giovani d’oggi e vengono lanciati degli enormi palloncini bianchi. “Marassi finisce qui” annuncia Mauri; s’inchinano e scompaiono, tratteggiati dal dj-set di Tilt. Scompaiono un po’ come in una magia, come quando si esaudiscono tutti e tre desideri di Aladdin, come in quel sogno, in cui vuoi fare l’indiano.

A cura di Francesca Faccani

Commenti su Facebook
SHARE