Girato interamente in Sud Africa negli ultimo mesi del 2017 e parte di gennaio 2018, Escape Room, è un thriller psicologico che vede protagonisti sei sconosciuti che si ritrovano appunto coinvolti in questo gioco pericoloso e sono costretti ad usare l’ingegno per trovare indizi e salvare la propria vita. Inizialmente intitolato The Maze, è stato girato per la regia di Adam Robitel, un quarantenne con all’attivo diversi titoli horror come The Taking of Deborah Logan, Paranormal Activity: dimensione fantasma (come co-sceneggiatore) e soprattutto Insidious: l‘ultima chiave.

Non è in fondo un film di enigmiEscape Room. Perché le stanze inanellate dai protagonisti non sono mai così sorprendenti, il motivo del loro essere stati scelti dal misterioso demiurgo che li ha riuniti diventa chiaro in poche scene, e così anche le riflessioni imposte ai personaggi e le tematiche proposte allo spettatore.

Tutto sommato poco sorprendente, il film di Adam Robitel punta tutto sulla velocità d’esecuzione, sul ritmo come elemento fondamentale per la suspense. Così, riesce ad aggirare molti degli ostacoli che una trama derivativa e una scarsità di digressioni narrative metteva sul suo cammino. È subito evidente che Escape Room non ha l’astrazione che, con tutta l’ingenuità che possedeva, animava The Cube ma più il gusto della punizione di Saw. Qui invece quel sentimento non è presente, i crimini dei singoli non sono così condannabili e c’è l’idea che gli aguzzini (chiunque siano) non siano stimabili. L’impressione è che quindi sia una versione di Saw con meno idee e più “barrocchismo” nelle scene.

L’uscita del film negli Stati Uniti e in alcuni altri paesi era stata rimandata per rispetto nei confronti delle vittime di un tragico incidente avvenuto in una escape room in Polonia.

 

A cura di Eleonora Moneta

Commenti su Facebook
SHARE