La celebre opera di Pirandello, nell’adattamento di Carlo Cecchi in scena dal 16 al 26 novembre al Teatro Franco Parenti.

Cos’è:

La storia la si conosce. Un gruppo di ricchi signori decide di mascherarsi per festeggiare il carnevale alla corte di Enrico IV di Franconia, imperatore del Sacro Romano Impero, nell’anno domini 1071. Durante una cavalcata colui che impersona Enrico IV cade da cavallo, batte la testa e al suo risveglio crede di essere veramente l’imperatore.

Per vent’anni continua a vivere nella parte ma Enrico non è più pazzo da molti anni: finge soltanto di esserlo perché non accetta di rientrare nella realtà in cui era immerso. Sarà l’omicidio a proibirgli ogni possibilità di ritorno alla realtà per sempre. Gioco continuo tra farsa e tragedia, l’Enrico IV è una storia di follia simulata e deliberata, come via di fuga ad una realtà grigia, asfissiante e polverosa. Una tragicommedia dal sapore amore, dove, come dice Pirandello: «Ridiamo alle spalle di chi ci crede».

Com’è:

L’adattamento di Carlo Cecchi fonde i tre atti pirandelliani in un unico atto che rende tutto più scorrevole, leggero e moderno. Il connotato pirandelliano è un dialogo fittissimo e incessante, che con Cecchi diventa più essenziale, più accessibile. Non mancano le parti fondamentali, ma quando lo stesso Enrico IV divaga un po’ troppo, il servo al suo servizio ha il compito di rettificare.

Come il testo, anche la scenografia è stata ridotta all’essenziale. Una sedia coperta da un telo color bronzo cangiante come trono di Enrico vicino al quale egli pronuncia il famoso monologo sulla pazzia; alcune tende dello stesso colore bronzeo con motivi decorativi appaiono nella scena in cui i personaggi borghesi si riuniscono per discutere dell’effettiva pazzia di ‘Enrico’ e due statue che indossano i panni dell’imperatore e dell’imperatrice dell’epoca poste ai lati del palco rispettivamente a desta e sinistra.

Una delle preoccupazioni tematiche che sembrano più toccare questo adattamento sono il rapporto tra tempo e persona. Enrico dopo la caduta a cavallo scopre il grigiore, l’invecchiamento, il mutare incessante di tutto ciò che gli sta intorno. Il «dramma storico diventa il dramma della storia», del tempo che non si può recuperare, neppure nello spazio della fantasia. Sceglie di fermarsi li, a quella caduta a cavallo, con la maschera da Enrico IV. Una rottura con la società e con la propria individualità, con la propria contemporaneità.

Perché vederlo:

Ancora estremamente attuale, Enrico IV è una denuncia al grigiore di un tempo fatto di apparenze, di ricerca di una forma nell’informale e che chi crede di averla trovata finisce per sprofondare sotto il peso e il macigno di essa. Ancora un punto a favore è il minimalismo del testo che dà la possibilità a tutti di respirare l’aria pirandelliana senza perdersi nei dialoghi o per qualcuno (sia mai) rimanere addormentato sulla poltrona e risvegliarsi per una gomitata o gli applausi finali.

Note a margine:

Lo spettacolo dura 100 minuti. Giusto il tempo di una passeggiata con una sosta a teatro.

Produzione: MARCHE TEATRO
Da Luigi Pirandello
Adattamento e regia: Carlo Cecchi
Con Carlo Cecchi, Angelica Ippolito, Gigio Morra, Roberto Trifirò Dario Iubatti, Federico Brugnone, Remo Stella, Chiara Mancuso, Matteo Lai, Davide Giordano
Scene: Sergio Tramonti
Costumi: Nanà Cecchi
Assistente alla regia: Dario Iubatti

A cura di Irma Ticozelli

 

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