“Enrico Baj. L’arte è libertà” è il titolo della mostra a lui dedicata presso Fondazione Marconi, inaugurata il 7 novembre e visitabile fino al 28 gennaio 2018, realizzata in collaborazione con l’Archivio Baj di Vergiate. L’artista Milanese, “anfitrione generoso e gaio” secondo Alda Merini, si è imposto come autore di spicco nel panorama variegato e mutevole delle Avanguardie degli anni ‘50 e ‘60.
Enrico Baj, in un percorso accidentato che lo ha visto dapprima studente di Medicina, poi laureato in Giurisprudenza e infine diplomato presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, ha fatto della sperimentazione, materica e stilistica, il suo costante marchio di fabbrica.

Il suo lavoro è intriso delle influenze ricevute da quello di altre personalità fondamentali del periodo, italiane ed internazionali, relative ai diversi movimenti allora in fermento, in particolare il Surrealismo, il Dadaismo e il Noveau Réalisme. Enrico Baj, insieme a Dangelo e Dova, ha fondato il “Movimento Nucleare” nel 1951 a Milano, sostenendo nel Manifesto la necessità di “abbattere tutti gli ismi di una pittura che cade inevitabilmente nell’accademismo, qualunque sia la sua genesi.” Mentre, nel 1954, fonda insieme ad Asgern Jorn, il “Mouvement International pour une Bauhaus Imaginiste” contro la geometrizzazione dell’arte.

Enrico Baj

Dopo il suo debutto a New York nel 1960 presso le D’Arcy Galleries in una mostra curata da Duchamp e Breton, approdò in breve tempo anche al MoMa con William Seitz nel 1961 e alla XXII edizione della Biennale di Venezia nel 1964.

Il felice sodalizio con lo storico gallerista Giorgio Marconi risale al 1967, anno in cui l’artista ha iniziato a esporre presso lo Studio. Successivamente, Fondazione Marconi ha dedicato all’artista ampio spazio, in particolare con tre mostre in tempi recenti, datate 2008, 2009 e nel 2013. Le sue opere sono state terreno fertile per soluzioni sempre nuove, restie a categorizzazioni e limitazioni, in cui materiali di ogni tipo e colore  – da quelli plastici alle tappezzerie – dripping, pittura, assemblages e collages si incontranospesso nello stesso spazio e nello stesso momento.

Al contempo, nessuna di esse è mai stata risparmiata dall’impronta della sua satira pervasiva e da un’acuta riflessione, fosse essa artistica, letteraria, o politica.

Enrico Baj

È proprio su questi ultimi aspetti di denuncia politica e sociale che si focalizza la mostra attualmente dedicatagli, seguendo un ordine tematico più che cronologico come riportato dalla Fondazione stessa. Il percorso espositivo parte da una selezione dei suoi celebri Generali e da alcuni meccano per proseguire nell’ultima sala al pianoterreno con una delle opere più emblematiche della produzione di Enrico Baj, la monumentale installazione intitolata I funerali dell’anarchico Pinelli (1972)

Proprietà della galleria stessa, è lunga dodici metri e frutto di tre anni di lavoro. Definita “un’opera senza dimora” perché memore di passaggi di proprietà e mancate esposizioni, si ispira agli eventi legati alla morte del partigiano e ferroviere Luigi Pinelli, avvenuta in circostanze ancora oggi non del tutto chiare, il 15 dicembre del 1969 presso il Palazzo della Questura a Milano.

Un tumulto di personaggi grotteschi, tra i quali spicca la figura di Pinelli al centro, ci raccontano una storia drammatica con un’intensità che sembra annullare i cinquant’anni che ci separano dall’accaduto. Attraverso la mostra, viene sviscerato non solo il dramma personale del singolo attraverso un lutto cruciale per la storia d’Italia, ma anche le vicende di una Milano labirintica che si è fatta, in anni che furono caratterizzati da incredibile violenza e da una ricostruzione faticosa, teatro di eventi che hanno modificato l’avvenire del nostro paese.

A cura di Ludovica Girau

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