ELITA DWF10: SEKUOIA – YAKAMOTO KOTZUGA @ SPAZIO EX COBIANCHI

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A cura di Manuela Clemente

Il calendario segna giovedì 16 aprile.

Sfoglio l’agenda con cautela, la stessa di chi non sa cosa lo aspetterà. Lo stacco tra le pagine dei mesi precedenti e quelle violentate d’inchiostro della Design Week è abissale. La lista degli eventi disseminati per la città è incredibilmente lunga e, come il canto delle Sirene, ogni voce dell’elenco sembra richiamare la mia attenzione. Ma si sa, le giornate durano solo 24 ore, l’entusiasmo non è una risposta e l’hangover tendenzialmente lascia potere decisionale per lo più all’improvvisazione.

Raccolgo lo zaino, infilo le scarpe ed esco di casa. Decido di lasciarmi sorprendere da cose mai viste e mai sentite prima e l’istinto mi porta dritta in via Silvio Pellico, accanto a piazza Duomo. Ad attendermi lì ci sono i locali conosciuti come ex Albergo Diurno Cobianchi, in tutta la loro bellezza ed il loro mistero, da poco restaurati. Sapere che la programmazione al Diurno poi – oltre che essere free entry fino alle 18 – porta la firma di Elita, mi convince ancora di più di quanto il Caso a volte premi le tue scelte. E superati gli ostacoli viventi sulle scale, interrotti in piena fase di videointerviste, procedo imbarazzata e mi ritrovo sottoterra.

Lo spettacolo che mi si dipana davanti agli occhi è quello di un complesso di stanze e corridoi dagli arredi e dai rivestimenti lignei, in pieno stile liberty d’inizio Novecento. Le esposizioni delle creazioni dei giovani designer – in occasione dell’Extras’mall Design Special Edition – trovano il giusto incastro in ogni angolo della struttura. Impossibile portare a termine il giro senza fermarsi ogni mezzo metro a riempirsi le tasche di pezzi d’arte originali e meravigliosi. Ma il tempo passa in fretta e sono già le h18.30; lo spettacolo sarebbe iniziato di lì a momenti. Mi armo quindi della giusta dose di alcool in bicchiere per dimenticarmi di trovarmi lì sola con me stessa e vado a posizionarmi nella comfort zone munita di amache. Giusto per non farmi mancare nulla.

Sono le 18.45 e, terminato il soundcheck, un ragazzo sale sul palco con discrezione. Incuriosita, mi avvicino per guardare meglio: era lo stesso dell’intervista sugli scalini. Butto un occhio alla line-up dell’evento e senza eccessivo sforzo di logica realizzo che si tratta proprio di Yakamoto Kotzuga, il giovane producer e musicista veneziano. Non sapevo chi fosse prima di quel momento, e l’idea di ascoltare dal vivo la sua musica mi sembrava il modo migliore per fare la sua conoscenza. Prendo posto. Le luci si abbassano. Il live ha inizio.

Non so spiegare cosa sia successo durante quell’ora. È stato quasi come sdoppiarsi, farsi sostanza incorporea e ritrovarsi intrappolati in Usually Nowhere, l’universo emozionale in 11 tracce di Giacomo Mazzuccato. Tutt’attorno si è fatto nero e buio. Il pavimento in cristallo trasparente, da cui si intravedevano le rovine degli scavi, rendeva materialmente quel senso di sospensione che ho iniziato a provare. Dalle corde della sua chitarra e dalla pesante linea di basso, la fragilità umana ha preso a riversarsi su ognuno di noi, con tutte le nostre paure e attese, lotte e sopravvivenze. E tra rumori ambientali, gli accordi in sequenza e i glitch che piombavano all’improvviso, le visioni oniriche e ipnotiche di Giacomo erano diventate anche le mie. Laddove la comunicazione semiverbale dei brani restava poi interrotta, a completare e amplificare il messaggio ci pensava quella sonora. Finchè il rumore degli applausi ha provveduto a spezzare l’incanto: la performance era finita. Libero i muscoli dall’immobilità e salgo a prendere una boccata d’aria, fumo e mondo reale.

Si sono fatte le 19.40 e dopo la breve pausa, la sala ha iniziato a riempirsi di nuovo. Ero così presa a guardarmi attorno da non accorgermi che, nel frattempo, sul palco si erano materializzati tre ragazzi dai tratti palesemente nordici. A sinistra un batterista, a destra un chitarrista, al centro lui: il producer danese Sekuoia. Alle dovute presentazioni, anche stavolta, ci avrebbero pensato le sonorità dei suoi Trips, insieme a brani tratti da Reset Heart e Finest Ego Faces Series.

Emessi i primi suoni dalle casse, ricordo di aver chiuso gli occhi. Nella mia testa proiezioni di foreste, ruscelli, rocce muschiose. La natura incontaminata, con la sua voce e le sue eco lontane, era il nuovo background. E trovare evocativo il nome Sekuoia in quella circostanza era il minimo di cui potessi ragionare. Un forte senso di leggerezza e purezza ha iniziato ad invadere il mio spirito, in comunione con le note ambient, hip hop ed elettroniche che avevano fatto della sua musica il quinto elemento naturale. È stato come ascoltare, filtrato dalle finestre della propria stanza, il battito della Terra portato dal vento e raggiungere l’empatia cosmica mano nella mano con Sekuoia. Avrei voluto che tutta quell’energia convogliata in suono e reindirizzata al pubblico fosse stata inesauribile. Ma la fine esiste per ogni cosa. E anche questo live ha dovuto interrompersi troppo presto.

Ho sempre avuto il desiderio di girare il mondo intero e di farlo a conti aperti con la mia interiorità. Ma non avrei mai creduto di riuscirci in poche ore e rimanendo immobile nello stesso luogo. Oggi questo è accaduto, in vero stile #BORDERLESS. E la musica resterà la migliore compagna di viaggio che si possa immaginare.

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