Pubblicato nel 1948 e ambientato nella Sicilia degli anni fascisti, Il garofano rosso è un romanzo di formazione incentrato sul conflitto generazionale secondo il modello novecentesco dell’aperta contestazione di tutte le regole della morale perbenista.

Protagonista è Alessio Mainardi, adolescente sfrontato e ribelle che non vuole sottostare alle regole imposte dal padre: ai suoi occhi, infatti, la colpa peggiore di cui può macchiarsi un ragazzo è integrarsi nella mentalità borghese. Alla curiosità degli avvenimenti politici, che ruotano attorno agli anni del delitto Matteotti, Alessio alterna la vicenda sentimentale. Il garofano rosso, che dà il nome al romanzo, è il pegno d’amore che il ragazzo riceve da Giovanna, compagna di scuola con la quale Alessio prova le prime pene d’amore. Proprio l’amore è uno dei cardini di questo romanzo, in cui entra in campo anche la misteriosa prostituta Zobeida a scombussolare la vita del giovane.

In maniera implicita, Vittorini fa emergere anche il tema dell’amicizia, attraverso il controverso rapporto tra Alessio a Tarquinio, ragazzo che decide di crescere prima, lasciando la scuola e andando a lavorare. I due giovani sono legati da un sentimento di profonda amicizia, che però sembra che Alessio voglia negare a se stesso.

Vittorini, grazie allo stile graffiante, alla ricchezza dei dettagli, e a un rapporto possiamo dire ‘confidenziale’ con i personaggi, ci fa immergere completamente in questa commovente «favola di vita» di un ragazzo che lotta con tutti, soprattutto con se stesso cercando disperatamente di imparare a crescere.

 

A cura di Chiara Imarisio

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