Editor of Genius

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Dicono che l’editoria sia vecchia quanto la scrittura e che un libro non sia figlio solo della penna dell’autore, ma anche dell’ingegno dell’editor. Genius racconta il complesso rapporto d’amicizia instauratasi tra lo scrittore e poeta americano Thomas Wolfe, interpretato da Jude Law e l’editore newyorkese Maxwell Perkins, Colin Firth.
Perkins, editor presso la Charles Scribner’s Sons, una delle case editrici più rinomate di New York, riconobbe il talento e pubblicò i primi romanzi di molti scrittori americani, tra cui F. Scott Fitzgerald e Ernest Hemingway. La pellicola, debutto cinematografico del regista teatrale Michael Grandage, nelle sale dall’ 11 novembre, è tratta da Max Perkins: Editor of Genius del biografo A. Scott Berg.

Siamo nel 1929. Il manoscritto di Tom, scrittore ribelle e indisciplinato, ignorato da tutti gli altri editori della città, arriva nella scrivania di Max, che se ne innamora dalla prima riga; i due protagonisti iniziano così a coltivare il proprio rapporto, intenso e dialettico: da una parte la misura e l’esperienza dell’editor e, dall’altra, la sregolatezza e la passione del romanziere. Limando il libro, eccessivamente lungo e dal titolo sbagliato, il regista indaga quello che veramente è il mondo dell’editoria, una realtà basata su compromessi e sulla bravura dell’editor di creare un buon prodotto per i lettori. Il successo, la fama, vedere la propria biografia diventare un best-seller porterà Tom a peccare di arroganza, ad allontanarsi dalla moglie, interpretata da Nicole Kidman, e dal suo unico amico, Max.

Il film trasporta il pubblico nel mondo dello scrittore, fatto di parole, frasi altisonanti, aggettivi ricercati, tutto frutto dell’incredibile lavorio della sua mente. Le scene sono intessute di metafore, la più significativa quella del cappello dell’editore, che non verrà mai tolto se non nell’ultima scena, quando Max leggerà l’ultima lettera dell’amico, ormai scomparso; oppure quella delle scarpe, protagoniste sin dalla prima scena, quasi a rappresentare il cammino del poeta.

Il cast è sicuramente stellare, entusiasmante l’interpretazione di Colin Firth ma il film pecca nel ritmo e il rapporto dello scrittore con la moglie potrebbe essere stato analizzato in modo più approfondito. Nel complesso mi è piaciuto, una biografia originale per il punto di vista scelto, che forse per la prima volta indaga tutta la gestazione di un libro, che non è frutto di un solo genio, ma anche di un altro, una voce silenziosa che si nasconde tra le pagine del romanzo.

a cura di Benedetta Mingarelli

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