EATALY: LA VITA E’ TROPPO BREVE PER MANGIARE E BERE MALE!

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a cura di Elena Motta e Carolina Fornari

 

Siamo a Milano, è il 1942 e apre in Piazza XXV Aprile il Teatro Smeraldo. Compiuti sessant’anni di musica, danza e teatro, nel 2012 chiude. Di anni ne passano altri due, è il 18 marzo 2014 e il palco che ha ospitato grandi come Mina, Celentano e Bob Dylan riapre il sipario: si inaugura EATALY MILANO SMERALDO.

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L’idea di base è quella del “mangiare italiano” e non solo nel senso di cibo italiano, ma nel senso di quell’amore per la cucina che ci contraddistingue, di quella gioia nello star seduti a tavola tutti insieme, di quella soddisfazione che troviamo in un piatto di spaghetti con il pomodoro della nonna.

 Eataly è questo, più o meno.

È essere innamorati dei cibi e delle bevande di qualità, delle loro storie, delle loro origini e tradizioni, delle donne e degli uomini che li producono. È credere che il “buon cibo” unisca le persone e permetta di trovare un punto di vista comune. È considerare il consumatore come co-produttore, responsabile non solo della qualità della propria vita, ma anche di quella di contadini, allevatori, pescatori. È la convinzione che la vita sia troppo breve per mangiare e bere male.

Oscar Farinetti, aprendo il primo Eataly nel 2007 a Torino e 24 successivi store in Italia e nel mondo, ha trasformato le idee in luoghi. Eataly diventa così un insieme di piccole aziende: la pasta di Gragnano, l’acqua delle Alpi, il vino piemontese e veneto, l’olio ligure, i salumi e i formaggi della tradizione italiana. Diventa un luogo dove comprare, mangiare, imparare. Imparare come si fa la birra (e farla!) in apposite birrerie didattiche, fare corsi di cucina, conoscere la storia e il valore dei cibi con cui si entra in contatto.

“Ogni Eataly che apriamo è legato ad un valore: Eataly Smeraldo è dedicato alla musica”, dice Farinetti all’inaugurazione, ed è proprio per questo che il palco rimane protagonista dello spazio e della scena, per ospitare spettacoli e concerti.

“In questo Paese manca una politica agricola che dia forza e coraggio ai giovani per tornare alla terra; perché se i giovani non tornano alla terra tutto questo non sta in piedi, lo dico anche ai grandi chef: per fare lo chef, ci vogliono i contadini! Quando guardate questi cibi, sappiate che dietro c’è la memoria storica del patrimonio culturale del nostro Paese!”, dice Carlin Petrini, presidente di Slow Food, dal nuovo palco dello Smeraldo, ricordando anche l’iniziativa 100 Orti x 100 Giorni, sostenuta da Farinetti e con la quale Slow Food sta realizzando 100 orti in Africa.

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http://www.eataly.it/blog/mondo-eataly/

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