Dunkirk è il nuovo film diretto da Christopher Nolan, regista britannico noto soprattutto per aver firmato la trilogia del cavaliere oscuro (Batman BeginsIl cavaliere oscuro e Il cavaliere oscuro – Il ritorno), Inception e il più recente Interstellar. Dunkirk è il suo decimo film, il primo a presentare una storia vera, e sta raccogliendo opinioni entusiastiche dalla maggior parte dei suoi spettatori: c’è chi lo definisce “il miglior film di Nolan”, chi lo preannuncia come “il vincitore del prossimo premio Oscar” e chi si limita a definirlo semplicemente come “un capolavoro”.

Il film racconta la miracolosa evacuazione di circa 330mila soldati inglesi bloccati e circondati dall’esercito della Germania nazista a Dunkerque (Dunkirk il nome inglese), sulla costa della Manica vicino al confine tra la Francia e il Belgio, durante le prime fasi della Seconda Guerra Mondiale. La marina ha difficoltà a salvare i propri uomini a causa di una secca nel mare di 7 metri che impedisce alle navi di raggiungere la spiaggia e così viene richiesto l’aiuto della popolazione inglese proprietaria di piccole imbarcazioni in grado di attraccare e prestare il soccorso necessario.

L’evacuazione di Dunkerque è impressa nel cuore e nella memoria degli inglesi non solo per i toni epici dell’impresa ma soprattutto perché è stata una battaglia combattuta dall’intera popolazione: ha coinvolto tutti i reparti dell’esercito e la collaborazione dei civili è stata di vitale importanza. Il ricordo è particolarmente vivo anche perché si tratta di una vittoria travestita da sconfitta. Come ricorda Josha Levine, consulente storico per il film, se quel giorno i soldati inglesi non si fossero ritirati sarebbero stati sterminati o fatti prigionieri, la Gran Bretagna non avrebbe più avuto un esercito con il quale combattere la potenza tedesca e forse le sorti della guerra sarebbero state capovolte.

Per raccontare questa vicenda Nolan sfrutta una delle sue caratteristiche narrative più riconoscibili: l’utilizzo del tempo in maniera non lineare. In Inception (2010) i diversi livelli di sogno obbedivano a regimi temporali diversi, in Interstellar (2014) il tempo, diventato simile alla dimensione spaziale, era percorribile in avanti e indietro, in Dunkirk vengono usate misure di tempo diverse per ogni linea narrativa. Il film infatti intreccia tre punti di vista differenti e sovrappone storie avvenute nell’arco di una settimana sulla terra ferma, in un giorno nel mare e in un’ora nel cielo.

Per creare un film epico e coinvolgente Nolan ha scelto di girare nelle location storiche originali, ha evitato il più possibile di ricorrere agli effetti di computer grafica e ha richiesto grande accuratezza nella ricostruzione delle scenografie e dei costumi.

Anche la selezione del cast è da ricondurre a questa ricerca di autenticità: per ogni linea narrativa sono stati scelti attori che avessero la stessa età dei personaggi. Fionn Whitehead e Harry Styles, al loro debutto cinematografico, interpretando giovani soldati, privi di esperienza e inconsapevoli della situazione. Altri soldati semplici sono portati sullo schermo da Jack Lowden (premiato attore teatrale e presto al cinema come protagonista di “England is Mine”, il biopic sull’adolescenza del frontman degli The Smiths) e Aneurin Barnard (attore teatrale vincitore dell’Olivier Award); altri militati, più maturi ma non per questo meno spaventati dagli orrori della guerra, sono impersonati da Tom Hardy (Bronson, Inceprion, Il cavaliere oscuro – Il ritorno, Mad Max: Fury Road, Revenant), e Cillian Murphy (la trilogia del cavaliere oscuro, Inception, Heart of the Sea – Le origini di Moby Dick, Peaky Blinders). Chi gestisce l’organizzazione logistica dei soldati e delle imbarcazioni a Dunkerque sono il colonnello interpretato da James D’Arcy (Cloud Atlas, Hitchcock, W.E. – Edward e Wallis, Master and Commander) e il comandante della Marina impersonato da Kenneth Branagh (Operazione Valchiria, I Love Radio Rock, Marilyn). Gli ufficiali sono, insieme agli spettatori, gli unici sulla spiaggia a conoscenza della missione dei civili, nome in codice “operazione Dynamo”. A rappresentare questo particolare sviluppo della trama è stato chiamato Mark Rylance (Il ponte delle spie, Il GGG – Il grande gigante gentile) che interpreta uno delle centinaia di civili inglesi che si è messo a disposizione della patria; ad attraversare la Manica sul piccolo yacht ci sono anche il figlio (Tom Glynn-Carney) e il giovane amico George (Barry Keoghan).

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Agli attori è stata richiesta grande espressività: recitano più con gli occhi che con le parole. Il senso di unione e fratellanza, chiaramente presente tra i protagonisti, non si poggia sul racconto delle loro storie personali e dei propri pensieri ma sulla consapevolezza di poter essere l’uno il salvatore del compagno. Il racconto emotivo viene affidato allo scambio di sguardi e ai cenni tra i soldati, gli ufficiali e i civili. Anche se i protagonisti hanno poche battute e i dialoghi scarseggiano, Dunkirk non è assolutamente un film silenzioso; la colonna sonora, affidata a Hans Zimmer che per la sesta volta collabora a un film di Nolan, non abbandona mai la narrazione e sottolinea in crescendo il senso di attesa e angoscia dei soldati. La trama musicale ricorda un incessante ticchettio che amplifica la preoccupazione per l’esito dell’impresa e genera una suspense caratteristica più del genere thriller che dei classici film di guerra.

Fin da subito Dunkirk è stato lodato da spettatori e critica per aver creato una storia epica e allo stesso commovente e senza dubbio è destinato ad entrare nell’olimpo dei film di guerra (al fianco di titoli come Apocalypse Now o Salvate il soldato Ryan); può essere considerato un ottimo esempio di opera cinematografica grazie all’interpretazione degli attori, alla forza della fotografia che si concentra sui toni blu del cielo e della Manica, e alla potenza della musica.

Il film uscirà nelle sale italiane il 31 agosto e nei dintorni di Milano la miglior esperienza viene garantita all’Arcadia di Melzo con la pellicola in 70mm.

A cura di Bianca Redaelli

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