Amaro e provocatorio, la trasposizione teatrale di Corrado Accordino racconta la storia di Antoine, anima moderna tormentata dal proprio senso di inadeguatezza nei confronti del mondo, fragile perché incapace di accettare se stesso. Fino al 23 gennaio 2018 al Teatro Libero.

Cos’è

Nel 2001, lo scrittore francese Martin Page pubblicava Comment je suis devenu stupide, romanzo d’esordio che divenne presto la rivelazione d’Oltralpe. Adattandolo a pièce teatrale, Corrado Accordino mette in scena la vicenda di Antoine (Daniele Vagnozzi), giovane studente che, incapace di provare felicità, decide di voler rinunciare alla propria intelligenza, considerata fonte di ogni male.

Sensibile e acuto, condannato all’irrequietezza per via del proprio acume, Antoine non riesce infatti a godere di ciò che lo circonda, una società superficiale costituita da banali frivolezze. Sentendosi condannato, prende quindi una decisione netta: diventare stupido.

Nuovo taglio di capelli, vestiti alla moda, avvenimenti sportivi in tv, videogame, routine quotidiane e party con i vicini di casa. Antoine ci prova, le tenta tutte, ricorre persino a dei farmaci per annebbiare il proprio intelletto e cercare così di aprirsi agli altri, di capirli, apprezzarli e comportarsi come loro.

Ma c’è un problema. Antoine sta fingendo. E lo sa bene, dentro di sé, come gli farà presente una simpatica visione onirica di Elvis Presley, alter ego della sua coscienza. I tentativi, inesorabilmente, crolleranno uno dopo l’altro, aprendo nuovi inaspettati scenari.

Com’è 

Diventi stupido scegliendo di volerlo diventare. Questo il messaggio di fondo di uno spettacolo che usa toni ironici per irridere modelli di vita quotidiana a tratti estremizzati. Antoine, così come gli altri personaggi, interpretati da Chiara Tomei, Alessia Vicardi e lo stesso Corrado Accordino, sembrano delle parodie di modelli già consumati, di stereotipi sociali a cui si adatta o che, a ogni modo, si incontrano quotidianamente.

Che poi, in luogo di stupido, potrebbe esserci qualsiasi altro aggettivo, anche avventuroso, timido, persino lo stesso intelligente. La commedia amara di Antoine, fatta di battute tra l’esilarante e il pungente, infatti, non è altro che una parabola sull’accettazione di sé.

Perché vederlo

Lo spettacolo di Accordino è una sottile e sempreverde lezione di vita. Troppo spesso, infatti, ci si adegua a parametri e norme sociali per definire, quasi come fosse un rigido schema aritmetico, i confini della propria felicità. Abituandosi a dei canoni, si comincia a pensare che per ottenere un certo risultato – qui la felicità – sia sempre necessaria una condizione, un punto di partenza valido per chiunque. Si finisce così con il commettere l’errore più grande: andare contro a ciò che si è veramente. In altre parole, auto-sabotarsi.

Già, perché vivere una vita incoerente con la propria indole e i propri valori, circondarsi di persone o contesti inappropriati, non può che, alla lunga, generare una frustrazione ben superiore a quella scaturita da una mancata rapida gratificazione. Il fallimento sarà allora l’unica via per riuscire davvero ad apprezzare se stessi e capire come, in fin dei conti, si possa sì sempre lavorare per migliorarsi ma mai snaturandosi. L’importante è accettarsi, con serenità e fiducia. Il resto verrà da sé.

Note a margine:

La portata vocale di Alessia Vicardi, in termini di decibel, non può passare inosservata. Quando lancia un urlo improvviso, a metà spettacolo, controllo l’orologio per accertarmi che il quadrante sia integro. Quindi strofino leggermente l’orecchio destro con nonchalance. È chiaramente una strategia per impedire l’abbiocco anche a quei mariti che, magari, piuttosto che essere in platea con le consorti, non disdegnerebbero calarsi nei modelli tanto vituperati da Antoine. 

Come sono diventato stupido.
Teatro Libero, Via Savona 10, Milano
da mercoledì 10 a martedì 23 gennaio 2018
lun-sab h21, dom h16
Regia di: Corrado Accordino
Cast: Daniele Vagnozzi, Alessia Vicardi, Corrado Accordino e Chiara Tomei
Assistente alla regia: Valentina Paiano
Scene e costumi: Maria Chiara Vitali

A cura di Federico Lucchesi

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