Gioiellino di piccola taglia e interessante punto di svolta musicale, Distanze è l’ultima release dei COLLA. Il progetto, nato dall’incontro di Davide Prebianca, Simone Pass e Mauro Poli, ha esordito sulla scena musicale nel 2017 con Proteggimi, disco di debutto e insieme biglietto da visita del trio vicentino nato appena pochi mesi prima. Con una buona dose di maturità in più e non poche accortezze stilistiche, il gruppo si lancia ora nella sua seconda impresa in studio (per XO La Factory / Cabezon Records), consegnandoci un formato forse sottovalutato, l’EP, che tuttavia si adatta alla compattezza e alla sobrietà del lavoro.

La prima cosa a colpire di Distanze è certamente la brevità. Quattro tracce in tutto, per una durata complessiva di circa 12 minuti e mezzo. I titoli – icastici nella loro monoverbalità – rimandano a una quotidianità che sembra ormai costituire l’humus del terreno cantautorale nazionale. Pennarelli, Distanze, Mutande e Ikea sono i pezzi che compongono l’album, quasi tesserine di un puzzle da assemblare per ottenere lo spaccato di una vita realistica, ma cantata con leggerezza. I testi sono semplici e precisi, pochi giri di parole e soluzioni linguistiche dirette ed efficaci (“Sono più vicine le distanze, e io non lascerò”).

Musicalmente, la band dimostra di volersi smarcare da molte esperienze della scena attuale, specie le più hipster. Già nel loro album d’esordio, i COLLA dichiaravano orgogliosamente “Non sono indie / non ho la tua barba e non gioco nemmeno a golf”. Questa volontà di superamento delle tendenze dei primi anni 2010 (I Cani vi dice qualcosa?), che appare oggi come una delle cifre più distintive di molti artisti emergenti, si concretizza per il trio vicentino in un ritorno al sano rock nostrano. Chitarra, basso, batteria, voce, giusto un pizzo di tastiera qua e là, e arrangiamenti che riescono a non risultare scontati pur senza sconfinare nell’eclettico.

L’elemento underground è più che tangibile, basta ascoltare l’apertura di Distanze, con una batteria grezza e una qualità piuttosto lo-fi, per ripensare ai primi Zen Circus, forse anche un po’ Marta sui Tubi. Alcuni preziosismi ben calibrati si sentono in Pennarelli, dove la linea melodica nella strofa sembra destabilizzare la quadratura del giro di chitarra in 4/4. Molto bello l’impasto timbrico di Mutande, con una ritmica incalzate che starebbe bene riarrangiata drum&bass e un ostinato limpido di chitarra arpeggiata. Ikea, dal canto suo, è perlopiù sontuosa, spessa di suono, senza tuttavia mancare di momenti raffinati.

Con la loro seconda uscita, COLLA si presentano in abito rock classico. Si sente un po’ l’assenza di quell’ironia che caratterizzava alcune tracce di Proteggimi, come l’apertura della già citata Non sono indie affidata a un’orchestra di mariachi. Ma questa assenza può essere letta come frutto della volontà di concentrazione, quasi una densificazione del messaggio, in linea con la scelta del formato ridotto della release. Distanze è un sunto delle capacità musicali della band: ha direzione, coerenza e unità di pensiero artistico da vendere. Ci auguriamo quindi che il giovane gruppo vicentino riesca a sviluppare ulteriormente gli elementi che nel suo breve periodo di attività ha saputo presentarci. Di certo non è il talento a mancargli.

A cura di Gabriele Cavallo

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