Siete tutti in vacanza, eh? Bene. Noi no. Quindi abbiamo pensato a voi: che stiate sfoggiando degli occhiali specchiati a Gallipoli, una camicia di lino bianco in Grecia, che stiate facendo il caffè su un fornellino da campeggio o che l’unico porto di mare che vediate è quello tra Corvetto e Rogoredo sulla M3, qui sotto trovate una selezione di brani perfetti per ciascuna di queste situazioni:

IBIZA, MYKONOS, RICCIONE O QUALSIASI ALTRA META TAMARRA 

Nel video un’aitante donna presa dallo sconforto per il mondo del lavoro, parte per una (meritata) vacanza ignorante. Gin tonic e falli come rimedio per la calura estiva e uno sprezzante atteggiamento IDGAF.
La vacanza ignorante con amici è un rito che prima o poi facciamo tutti, chi prima e chi dopo. L’aspettativa è sempre alta: “questa estate ci spacchiamo”. E poi puntualmente finisce che ti spacchi davvero, ma dopo il secondo cocktail perché non reggi neanche il Bailey’s (nota bevanda for pussies) e ti ritrovi in spiaggia di notte mezzo vomitato con probabilmente Pem Pem di Elettra Lamborghini che riecheggia nella discoteca di fronte.

WILD IN CAMPEGGIO

Radical Face come portavoce dell’amore per la natura fatto a melodie. Pini silvestri e spiaggia bianca accarezzata da un soffio di vento.
La vacanza in campeggio è per chi passa l’intero anno in città vestendosi da hipsterone e andando a concerti alternativi. Poi arriva quel periodo dell’anno in cui finalmente può dimostrare a tutti che l’iscrizione a La Parete Rossa è servita a qualcosa e la natura non è più un miraggio.
Esistono due diverse tipologie di campeggiante:
– Il soft: semplicemente troppo pigro o al verde per viaggiare comodo, va al mare o simili, scatterà una foto su un’amaca mentre si fuma una canna con sottofondo musicale indie rock.
– L’hardcore: lui non si crogiola su un’amaca. Lui campeggia. Forte. Si arrampica, ha muscoli ovunque ed è l’Indiana Jones italiano; viaggia con l’unico scopo di cercare le vette più alte. Musicalmente eclettico, passa dalla trap emo ad un sapiente jazz contemporaneo.

ISOLA GRECA PIÙ CHIC CHE RADICAL 

Brano tratto da un album il cui titolo è già profetico: Saudade. Che poi è un po’ quella che provi quando, una volta tornata nel tuo appartamento con vista sulla pizzeria napoletana al posto della terrazza bianca vista mare, ripensi a come sarebbe andata con quel barman greco che in ogni caso non avresti mai più visto in vita tua. Casette bianche e basse, spiagge selvagge con nudisti in ogni dove, taverne con sedie impagliate in cui Enrique Iglesias e Daddy Yankee non hanno ancora issato il vessillo del reggaeton, questa è l’isola perfetta per chi dall’estate vuole tre cose: infilarsi un paio di Birkenstock, leggere un trattato di sociopolitica in riva al mare e, calata la notte, ballare sirtaki sui tavoli dopo un bagno nell’ouzo.

AGOSTO IN CITTÀ 

Una canzone che ha un titolo di una città per un agosto in città? Avanguardia pura (cit.). Ma come potevamo non sceglierla quando l’EP in cui è contenuta si chiama Depre Mood?
Parliamoci chiaro: se ad agosto sei a prendere il sole sul balcone di casa tua invece che su qualche spiaggia tropicale, l’unico modo che hai per sentire il rumore delle onde è questo, e il solo posto in cui pucciare i piedi senza uscirne radioattivo è la piscina dei Bagni Misteriosi (se proprio proprio ti va di lusso), è perché sei povero in canna e le spese di una vacanza in altissima stagione proprio non te le puoi accollare. A differenza però di TUTTI i tuoi amici, che, mentre tu sei steso in mutande sul letto in dolce compagnia del ventilatore seguendo gli sviluppi della crisi di governo con la stessa gioia di vivere di un pendolare di Trenord alle sette del mattino, stanno intasando Instagram con le stories della loro vida loca a Formentera che Salvini al Papeete può accompagnare solo.
Quindi sì, il tuo mood è depre. Grazie See Maw.
Ndr.: se quelle sopracitate sono sensazioni che non vi hanno minimamente mai sfiorato è perché siete delle brutte persone con la casa al mare e, a meno che non vogliate invitarci, noi con voi non ci vogliamo parlare.

A cura di Sara Palumbo e Greta Valicenti

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