Dialoghi di Fumo – Dialoghi d’arte: tra tradizione e tecnologia

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Sabato 22 ottobre mi sono trovata ad andare a una mostra d’arte contemporanea. Una come le altre, ho pensato all’inizio, poi però mi sono ricreduta.

Tanto per cominciare il luogo che ospitava la mostra non era come gli altri: a un portone tra i tanti per le strade di Milano, in Via Trebbia 33, zona Lodi, bisognava citofonare dove segnalata “La porta sull’arte” e scendere poi per le scale di quello che poteva essere un normale condominio e che si è rivelato ospitare invece un’unica, alternativa, opera.
Varcata la soglia di quello che poteva essere un appartamento o un ufficio privato, mi trovo quindi trasportata in una realtà diversa, davanti a un grande dipinto che raffigura del fumo grigio elevarsi su uno sfondo nero, fumo che comincia a prendere vita ora con delle proiezioni che lasciano intravvedere un colore più intenso, ora delle immagini che compaiono sullo sfondo, ora quelle che sembrano delle esplosioni belliche.

Mi accolgono due ragazzi che scopro essere gli autori e che mi spiegano come abbiano esplorato un linguaggio sincretico con opere nelle quali convivono come in un tutt’uno, pittura tradizionale, tecnologia contemporanea e momenti perforativi. I due giovani artisti sono Pier Paolo Ceccarini,e Franco Cesare Zanetti, studenti all’Accademia di belle arti Brera, che, in contemporanea agli studi di “cinema e video”, lavorano attivamente nel mondo di queste produzioni, approfondendo le ricerche nell’ambito delle videoinstallazioni funzionali al mondo delle mostre e delle esposizioni, per poi sviluppare sperimentazioni nel campo della videoarte, anche in contesti diversi come il teatro, o persino le discoteche. Hanno sviluppato il progetto con il docente dell’Accademia Giulio Calegari, architetto e responsabile della Sezione di Paleontologia del Museo Civico di Milano. È lui l’autore del dipinto sul quale hanno messo mano i ragazzi. I tre appartengono al collettivo di artisti e ricercatori NucleoX. che convoglia personalità di diverse età ed esperienze, in un continuo percorso di scambio e dialogo.

Ma cosa rappresenta quest’opera? Si chiama “Dialoghi di fumo” e va letta nel contesto della sua prima presentazione, tra aprile e maggio del 2016, in occasione di Stazione Creativa, presso lo Spazio MIL, al Carroponte di Sesto San Giovanni, iniziativa che accompagnava la mostra “STUDIO AZZURRO”: qui il tema dominante era il lavoro che si svolgeva nella fabbrica dell’AnsaldoBreda, legato alla metallurgia, alla meccanica pesante, alla produzione per l’industria bellica. Ecco quindi un’accezione anche politica e sociale che si scorge tra le proiezioni delle foto storiche tratte dall’archivio Sacchi di Sesto San Giovanni, e che si fa spazio nella scia di quel fumo, nel lasciar intravvedere nubi di vapori, gru e ponteggi, bossoli di bombe e ogive. Il fumo si fa metafora dell’uomo, tracciandone la presenza sul territorio. Il lavoro ha richiesto una gran mole di studio e ricerca: quadro e proiezioni, grafiche e storiche, sono progettati per essere inscindibili, accompagnati da suoni naturali (come corni, conchiglie e sassi che sbattono) progettati dalla classe di sound design di Brera.

Davanti l’opera, due poltroncine nere per poterla ammirare nella sua interezza e poi una grande scrivania con pc, materiale professionale e il proiettore in bella vista. È una scelta consapevole: lo spazio che ospita l’iniziativa è uno studio professionale in cui le attività quotidiane si mescolano e si confrontano con l’opera esposta e con molteplici mestieri collegati alla promozione dell’arte.

“La porta sull’arte”, è nata come intervento artistico temporaneo, in uno spazio privato fruibile a tutti, ad opera di soluzionimuseali-ims, che ha aderito alla dodicesima edizione della giornata del Contemporaneo promossa da AMACI (Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani).

Pier Paolo, con una punta di innocente orgoglio, mi mostra un’ultima chicca per completare un’opera, che già così, nel suo mix equilibrato di antico e nuovo, mi aveva già conquistata: mi porge una cartolina con la riproduzione del dipinto, da un lato, e delle istruzioni dall’altro. Poi le istruzioni me le spiega lui a voce: per rendere fruibile l’installazione anche quando non sarà più esposta, per non “perderla” in un certo senso, la si può portare a casa, grazie alla realtà aumentata. In che modo? Scaricando un’applicazione già esistente e gratuita,“Aurasma” e inquadrando la cartolina, è possibile rivedere le proiezioni mappate sulla riproduzione del dipinto. Un biglietto da visita geniale per una loro prossima esposizione.

A cura di Federica Argentieri

Link:
http://www.soluzionimuseali.com
http://www.pierpaoloceccarini.com

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