Dheepan – Una nuova vita

374

A cura di Vincenzo Pascarella

Il famoso autore de Il Profeta torna a vincere al Festival di Cannes (la Palma d’oro questa volta) con la storia vera Jesuthasan Antonythasan che, per l’occasione, diventa protagonista di un film sulla sua vita.

Costretto ad uccidere per le Tigri Tamil (Tigri di Liberazione del Tamil Eelam, organizzazione terroristica estremista per la creazione di uno stato indipendente) nella guerra civile dello Sri Lanka durata più di 20 anni, Jesuthasan decide di fuggire in Francia, ma per farlo dovrà fingere di essere marito e padre di una donna e di una bambina che non aveva mai conosciuto prima e cambiare il suo nome in Dheepan. La sua nuova vita come custode di una banlieue sarà inizialmente piena di complicazioni a causa delle differenze linguistiche e culturali.

Nella guerra non esistono bene e male, esistono due fazioni e la fede di queste nella causa. Dheepan forse non crede nella propria, ma sicuramente ha perso fede nella lotta. Stanco di ammazzare – o per paura di essere ammazzato – fugge in Francia, con una famiglia e dei documenti falsi. Inizia la sua convivenza con un mondo sconosciuto, estraneo, una lingua estranea, una città estranea, ma soprattutto una famiglia estranea con cui è costretto a convivere.

Il cinema di Jacques Audiard è caratterizzato da una forte dialettica tra durezza e tenerezza che in questo suo ultimo film si concretizza nell’alternanza di una macchina fissa, pulita, larga, per formare ritratti di vita quotidiana, quasi normale, e una macchina a mano stretta, nervosa, nei momenti in cui la tensione aumenta. Incredibilmente tenera appare questa famiglia che costretta a vivere insieme cerca di andare d’accordo e lentamente inizia a volersi bene e a pensare di poter essere una vera famiglia, e incredibilmente violento e il mondo attorno a loro, un mondo che avevano idealizzato dal lontano della loro isola come un posto pacifico dove vivere lontano dalla guerra, così come è duro per Dheepan scoprire che questa “guerra” continua a seguirlo. Anche Dheepan stesso è tenero, contrapposto alla durezza della Tigre  Jesuthasan, lui vuole lavorare, vuole essere utile, vuole imparare come funziona la vita nella sua nuova società, vuole il suo bene e successivamente inizia a volere il bene per la sua famiglia. È un ascendente climax bicuspidale, un crescendo contemporaneo di questi due concetti opposti che si danno forza e coerenza, che si concretizza nel finale con i due massimi momenti di durezza e di tenerezza, che si conclude con una luce bianca e l’inizio di una nuova vita.

Una delle grandi virtù del cinema (del buon cinema) è quella di riuscire ad essere sempre attuale, a volte anche visionario. Senza sbilanciarsi in frasi azzardate e dal dubbio gusto come “questo film aveva previsto tutto” (anche perché non sarebbe vero), ciò nonostante, in virtù dei fatti accaduti e che ormai accadono quotidianamente, questo può essere un buon film (non un capolavoro) per riflettere due ore in silenzio su  quanto sentiamo ogni giorno dal mondo.

Commenti su Facebook
SHARE