ELITA DESIGN WEEK FESTIVAL: OPENING (LIVE REPORT)

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A cura di Federica Varbella e Matilde Ferrero

Ambivalenza. Bipolarità. Personalità ossimorica. Ecco quello che trasuda Benjamin Clementine, ciò che traspare dalle sue canzoni e quello che la sua voce vuole esprimere. Una sofferenza indistruttibile, una semplicità disarmante che entra nei nostri cuori come una freccia scagliata con precisione. Profondità e leggerezza, sentimento e ironia. Un’altalena di sentimenti; in lui come in tutti noi. A scatenarla è l’esaltazione pacata di un ragazzo che si manifesta attraverso la sua musica.

Capelli sparati in aria come a voler toccare il cielo. A piedi nudi sul palco per non dimenticare mai la strada. Una storia particolare alle spalle, nero di carnagione ma europeo d’adozione. Nato a Londra e cresciuto a Edmonton, strimpella le prime note sul pianoforte del fratello, una volta maggiorenne scappa a Parigi dove si esibisce quasi ovunque: metro, bar, hotel o ristoranti. La fortuna arriva quando viene notato da un discografico e incide i primi brani. A oggi è acclamato dalla stampa, Paul McCartney lo ha paragonato a Nina Simone e Stromae lo ha scelto per aprire i suoi concerti.

Ieri sera, di concerto, ne ha tenuto uno lui. Voce, pianoforte e violoncello, suonato semplicemente da “Barbara”, che più volte ci tiene a ringraziare. Elita ha pensato al giovane cantautore per inaugurare l’Elita Design Week Festival e il Teatro Franco Parenti ha ospitato la serata. Poco più di un’ora dove la musica l’ha fatta da padrona. È un ragazzo di poche parole e quando sale sul palco per il bis lascia correre le dita tra le armonie che fa risuonare senza sapere bene dove farle finire, “I dont’ know what I play” dice sorridendo. Una canzone in italiano ce la regala. Sembra che vada matto per Lucio Dalla: “Lucio Dalla is amazing” dice, mentre attacca sulle note di Caruso lasciando di stucco la platea. Ti vogliamo già bene pure noi, questo è certo.

Suona i brani tratti dal suo primo album “At Least For Now”, e dai due Ep il pubblico si emoziona per la potenza sprigionata dal pianoforte e dalla sua voce incrollabile; pare abbia anche già un’accanitissima fan, che sbraita come in preda a convulsioni e batte le mani sempre fuori tempo. Il resto degli spettatori, in un Teatro Franco Parenti pieno come non mai, si limita ad ascoltare il tuono fatto scattare da questo vero dio della voce. Si possono scorgere anche degli occhi lucidi qua e là.

Nel complesso la serata si è rivelata un immenso successo. L’antipasto perfetto per iniziare il Fuorisalone 2015 e la portata adatta per placare gli animi e riempire i difficile palati dell’esigente piazza milanese.

 

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