Caravaggio è tornato a Milano per una mostra. Anzi no, Caravaggio è tornato a Milano per dare vita ad un’esperienza ineffabile, perché è di questo che dobbiamo parlare quando parliamo di Dentro Caravaggio al Palazzo Reale di Milano.

In un’atmosfera quasi labirintica, fatta di muri scuri e luci soffuse, si stagliano sulla parete venti tele famosissime del pittore più discusso della storia artistica italiana. Michelangelo Merisi da Caravaggio giocava con la luce con una maestria e una grazia tali da lasciare l’osservatore senza parole, a distanza di secoli!

Madonna dei Pellegrini, Caravaggio 1604.

Le venti tele esposte sembrano moltiplicarsi: quello proposto è un percorso di investigazione dell’artista e della tecnica, per mezzo anche di pannelli visivi, posti sulle pareti dietro le opere, attraverso cui si vanno ad analizzare la mano e le modifiche apportate al dipinto, grazie ad un attento lavoro di restauro e di scansione a raggi X.

Nelle varie sale adibite alla mostra vediamo, accanto al celeberrimo Ragazzo morso da un ramarro e alla Madonna dei peccatori, tele come San Francesco in estasi e il Ritratto del cavaliere di Malta, giusto per citarne alcuni. Interessante e utile è l’audio-guida, inclusa nel prezzo, che permette anche gli ascoltatori meno esperti di comprendere l’origine dell’ispirazione e la scelta dei modelli.

La voce guida racconta la storia tortuosa e a tratti torbida che si cela dietro quel tratto distinguibile fatto di colori pieni e di pennellata liscia; ci parla di un personaggio difficile da descrivere, pieno di dubbi e tormenti, la sua storia di fughe e di tentennamenti, di quanto non fosse capito al suo tempo. Caravaggio, infatti, venne a lungo considerato blasfemo soprattutto perché si serviva dei suoi amici (spesso prostitute e criminali) come modelli per rappresentare personaggi sacri.

Ma è proprio in questo accostamento di sacro e profano, di continui riferimenti ai dettami rigidi della Controriforma (come la copertura delle nudità dei soggetti) su corpi così umani, così vivi, che Caravaggio trovava la sua unicità. I suoi volti parlano, le sue luci raccontano storie, le sue espressioni così patetiche commuovono chi sta davanti al soggetto e tolgono l’aura di perfezione al sacro pur non toccando la sacralità stessa.

È probabilmente per questo che, ancora oggi, il Caravaggio ci arriva come se ci fosse vicino. È probabilmente per quest’umanità iperbolica che oggi capiamo i suoi quadri più di quanto non facessero i suoi contemporanei, abituati ad un netto confine su cosa era concesso e cosa no. Oggi, davanti alla prostituta che veste i panni della Vergine, noi non sappiamo distinguere quella miscela perfetta di giusto e sbagliato e per questo restiamo lì, immobili a fissarla.

Caravaggio è ineffabile perché per lui parla la sua mano, e parla in un linguaggio che si capisce ma non si ripete. Grazie alla mostra a Palazzo Reale abbiamo però, per quella che consideriamo un’occasione irripetibile, la possibilità di entrare in una realtà in cui guardiamo l’opera con gli occhi dell’artista. Imperdibile quindi questa esperienza artistica tutta da vivere

A cura di Mariarita Colicchio

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