Nel panorama musicale di questi anni di sicuro la scena è stata rubata dalla tanto chiacchierata TRAP; evoluzione del rap, sorta negli States e sbarcata ben presto e con non poco successo nel bel paese. Qui in Italia, soprattutto i ragazzi, hanno accolto particolarmente bene lo stile dei trap boys: eccentricità, droga, alcool, sbornie importanti e una certa fluidità sessuale che sembra proiettarci negli anni ’30.

Chi più chi meno, i nomi che compaiono nelle classifiche di questi tempi si riallacciano al genere e gli haters possono solo starsene zitti, testimoni della loro ascesa. Da Sfera Ebbasta, passando per Ghali, Izi, Enzo Dong, Tedua fino a Capo Plaza o Rkomi, questi nuovi personaggi ci propongono una nuova immagine di rapper che fino ad ora era rimasta ancorata ai colossi tipo Fibra.

La parola d’ordine è esagerazione. Sia nelle caratteristiche prettamente musicali (come un uso alquanto importante dell’autotune), sia nell’aspetto ovviamente, considerando che ora catenazze d’oro o pelliccioni rosa sono diventati moda, direi anche grazie a loro.

In tutto questo teatrino c’è chi si è spinto ai limiti della trap, tanto che attraverso l’estremizzazione prepotente fatta sulle caratteristiche del genere è diventato bersaglio di critiche e derisioni dal pubblico e anche dagli altri artisti. Sì ragazzi sono loro, stiamo parlando della Dark Polo Gang.

La fama della gang si ingrandisce sempre più innanzitutto grazie al loro beatmaker Sick Luke, figlio visionario di Duke Montana, che è riuscito a lanciare nel panorama internazionale non solo la DPG ma in generale tutti gli artisti che produce. Non contenti però di essere già in cima ad ogni classifica, i quattro si sono aggiudicati anche la possibilità di girare una docu-serie su di loro. Perché dietro alla mancanza di contenuto nei loro pezzi, c’è qualcosa: ovvero niente. O meglio, niente di pensato consapevolmente, se non il simbolo di una generazione, risultato di un clima storico, sociale ed economico che ha portato la trap a descrivere perfettamente l’evoluzione della musica e della società senza rendersene conto.

In questo mese infatti sono usciti tre episodi a settimana sulla piattaforma TimVision, riguardanti la vita di Tony Effe, Dark Wayne, Dark Side e Dark Pyrex. Nel corso delle puntate sembra di essere all’interno di una loro canzone effettivamente, poiché il linguaggio e i personaggi proseguono perfettamente in linea con quelli che emergono ad esempio in Sportswear o nel nuovissimo British. Non mancano quindi le piccole perle che si trovano anche nella loro musica; senza spoiler ma giusto per farvi pregustare la visione nel primo episodio Arturo descrive la composizione dei loro pezzi con un semplice schema: quelle quattro parole, ritornello, gang… strofa.

Insomma in questa serie è come se avessero trasportato la loro musica nel cinema, e il tutto non può essere che esilarante.

Come per le loro canzoni, anche nel caso della serie, molti sono stati quelli a bollare già subito la cosa come una “trashata” che non valesse nemmeno la pena ascoltare o guardare. C’è da dire che è innegabile non definire trash una serie su 4 “trappari” che passano 20 minuti a mostrare il Rolex e le collane alla telecamera e a farne sentire il fruscio; ma allo stesso tempo è sempre giusto dar loro una possibilità.

Non fraintendetemi, la serie da un punto di vista prettamente cinematografico è terribile: non c’è trama, i tempi non sono azzeccati e alla fine della fiera non è tutta questa grande cosa. Ma è bella da vedere solo per sentire le cazzate che sparano i membri della gang. Se volete farvi due risate e siete già estimatori del marchio 777 (triplo sette su ogni cosa) non potete aspettare oltre. Dovete guardarla assolutamente. Baci zuccherati a tutti voi pischelletti dark.

A cura di Emma Giametta

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