Dardust @ Santeria Social Club

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Venerdì 15 dicembre, al Santeria Social Club, si è tenuto il penultimo live show del Gran Finale Tour di Dardust.

In breve, per chi non li conoscesse, Dardust è il nuovo nome d’arte del compositore, pianista e producer elettronico Dario Faini e del suo ensemble formatosi nel 2014. Da allora non si sono mai fermati. Girando per il mondo con la loro musica.

L’ensemble è formato da un trio d’archi e il polistrumentista/producer elettronico Vanni Casagrande. Il genere musicale del gruppo è neoclassico/elettronico e il loro percorso musicale è organizzato in tre dischi che vanno a formare una trilogia che segue l’asso geografico Berlino, Reykjavìk e Londra, le tre città che più hanno ispirato Dario nella creazione di questo progetto.

Il live presentato si suddivide in due parti. La prima più classica e tradizionale dal titolo “Slow Is”, la seconda “The New Loud” è invece più indirizzata sulle sonorità moderne ed elettroniche nord europee. Questa suddivisione segue il concept dell’ultimo album uscito, secondo della trilogia, dal titolo “Birth” registrato nella capitale Islandese e poi riproposto quest’anno con varie Bonus Track e Remix. A 5 brani “slow” che si ricollegano al percorso neoclassico intrapreso con il primo album”7” sono contrapposti 5 brani “loud” che portano il sound verso il terzo album della trilogia discografica che a breve verrà creato dall’Ensemble a Londra.

Il concerto è un mix di suoni, visuals e luci. Sarebbe più giusto parlare di esperienza sonora e sensoriale più che un concerto. Tra i primi brani proposti vi è “Birth”, che tra i suoni e le immagini spaziali proiettate ti porta a fare un viaggio all’interno delle costellazioni. La musica è dalle sonorità nostalgiche e magiche allo stesso tempo, con notevole parsimonia vengono fusi al piano suoni elettronici che richiamano ai film di fantascienza e nel ritornello il tutto si mixa con la dolcezza degli archi, è un gran crescendo. Altro brano sulla stessa scia è “Sunset On M.”, dove il video narra la storia di un’astronauta. Tra una canzone strumentale e l’altra, come per cambiare l’atmosfera proposta, Dario si sposta ondeggiante sui Synth, dove esegue intensi arpeggi, con suoni particolari, a volte con cassa in 4/4 e bassi molto potenti.

Si passa dallo spazio a immagini notturne di città di tutto il mondo, come in “Enjoy The Light”, a un paesaggio di montagna, con un uomo che corre nel terreno perduto della memoria con una polaroid in mano in “Lost And Found”, le sonorità sono di una dolcezza e malinconia che ti conquista, ogni brano è avvolgente e porta l’ascoltatore a farsi dei veri e propri “viaggi” con la sua fantasia, stimolato da tutte queste immagini, suoni e luci.

La prima parte si chiude con l’arrivo sul palco di Davide Rossi, cantante degli Ex-Otago.
Subito dopo segue la seconda, che inizia con il botto con il brano “Badarginn” e “GranFinale”. La giacca di Dario si accende, e vi è disegnato sopra un enorme punto di domanda. Le protagoniste diventano le percussioni, Dario suona un tamburo, mentre vengono proposti sound elettronici particolari, come un tappeto percussivo che pare aver campionato il rumore degli zoccoli di cavalli. Dietro vengono proiettati video di marce, eserciti, in bianco e nero e rosso mentre il beat in cassa 4/4 si fa sempre più aggressivo.

Il live prosegue tra continue soprese e sound innovativi, si passa da un drop tipicamente dubstep ad arpeggi realizzati conSynth più “dolci” e “spaziali” che un po’ richiamano alle sonorità di Djcome gli M83 in “The Wolf” e “Take me The Crown”.

Con l’arrivo di una magnifica Levante, seconda ospite d’eccezione, il concerto volge al termine. Le luci si spengono e i Dardust si dissolvono dal palco, dopo aver portato il pubblico in un’altra dimensione.

Ora bisogna solo aspettare il loro ultimo disco della trilogia.

A cura di Giulia Lansarotti.

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