Danza Macabra, penultimo lavoro di Luca Ronconi, in scena a Milano a tre anni dalla scomparsa del celebre regista. Il cast originale ne ripropone la visione in questo spinoso testo di August Strindberg; Dal 2 all’11 marzo, presso il teatro Elfo Puccini. Hanno recitato: Giorgio Ferrara \ Edgar, Adrana Asti \ Alice, Giovanni Crippa\ Kurt.

 

COS’E’

Lo spettacolo debutta nel giugno 2014, inaugurando il 57esimo Festival dei due Mondi di Spoleto. Protagonisti di un matrimonio fallito sono Ferrara, direttore dello stesso festival, ed Asti, coppia di successo nella vita, sfidati a rappresentare sul palco due coniugi animati da un intenso odio reciproco, quai sadico. In questa produzione, Ferrara, egli stesso regista, ritrova Luca Ronconi di cui era stato allievo, attore ed aiuto regista. Dalla prima rappresentazione lo spettacolo è andato in scena in svariate turnée, internazionali e nazionali, l’ultima delle quali si è conclusa a Pavia presso il teatro Fraschini il 15 marzo.

 

Testo del 1900, racconta la crisi matrimoniale di Edgar e Alice, ormai anziani, alla vigilia delle  nozze d’argento. Dopo un quarto di secolo passato insieme i coniugi sono come intrappolati, congelati  in un reciproco disgusto che, per loro stessa ammissione, si mette in moto solo alla presenza di elementi esterni alla coppia. Così succede all’arrivo di Kurt, cugino di Alice e “colpevole”di aver combinato il loro primo incontro.

L’arrivo dell’altro scatena il lato performativo dei personaggi, Kurt viene usato come una specie di cavia, divenendo spettatore privilegiato del loro dramma personale. Attrice mancata e moglie infelice lei, anima incompresa e bisognosa di attenzione lui, alternano vecchi rancori a minacce di vendetta, in un crescendo che vede Kurt sempre più coinvolto e in un qualche modo contagiato dalla loro danza morbosa e sadica.

 

COM’E’

Danza macabra, o Danza di Morte, viene spesso interpretato come esempio di inferno coniugale, anche alla luce del difficile rapporto che August Strindberg aveva con le donne.

Ronconi ne suggerisce una lettura più leggera, un inferno,se si può dire, meno uniforme, che si scalda solo al comparire dell’occasione giusta. Sono quindi i personaggi a desiderare di calarsi in questi ruoli demoniaci, quasi fosse una farsa concordata o un’esperienza necessaria a preservare il clima di reciproca sopportazione.

Il dramma è ambientato su un’isola inospitale, all’interno di un’abitazione resa umida e tetra dalla prevalenza di colori cupi e sfumature che ricordano il muschio. Lo stesso vale per i costumi e l’ arredamento, appartenenti ad un’estetica che mischia la moda del primo dopoguerra ad una venatura dark.

L’ isolamento dei protagonisti viene accentuato dalla scelta di limitare a tre gli attori in scena, tagliando o nominando solamente i personaggi di contorno.

Al regista è da attribuire anche il vampirismo dei coniugi; spostando il morso del vampiro dal piano metaforico a quello letterale, Ronconi inserisce la crisi di Alice e Edgar in una dimensione fantastica ed umoristica. “Ho fatto una lettura del testo ironica e comica – precisava in una dichiarazione – Vorrei tanto che il pubblico ridesse e poi si chiedesse perché l’ha fatto”. Incoraggia  qui forse una riflessione sulle dinamiche interne alla coppia, che nemmeno davanti ad episodi gravi raggiunge un vero punto di rottura e, alla scomparsa del terzo elemento, riprende le stesse chiacchiere pacate e gli stessi argomenti con cui lo spettacolo si era aperto. Si tratta di una struttura circolare dal tono ironico, in cui il pubblico è incoraggiato a ridere dei comportamenti disfunzionali e violenti degli attori, un paradosso che ha in sé una lezione fondamentale: chi sacrifica troppo per stare seduto comodo non si alza nemmeno da una poltrona sfondata.

danzamacabra cast insieme a ronconi, corriere dell'umbria, festival dei due mondi
Cast di Danza Macabra con Ronconi, Corriere dell’Umbria al Festival dei due mondi

 

PERCHE’ VEDERLO

 Allestimenti come questo danno la possibilità al pubblico di vedere dal vivo il lavoro di un grande maestro purtroppo scomparso. Occasione importante sotto tutti i punti di vista, anche solo per osservare da vicino un’estetica fatta di colori e particolarità scenografiche nella maggior parte dei casi irripetibili. Buona è anche la performance degli attori, in particolare fa tenerezza il modo in cui Ferrara si invecchia, dando ad Edgar quel carattere burbero e un po’ goffo che tutti possiamo riconoscere nello “zio strano” o nel pensionato “mezzo avvelenato al tavolino” di De Andrè.

 

a cura di Anna Bellelli

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