Daniele Celona @ Serraglio (Milano) & CAP10100 (Torino)

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È stata una settimana impegnativa per Daniele Celona, cantautore torinese (d’adozione), creatore di due album molto interessanti all’interno del panorama indie italiano degli ultimi anni: Fiori e Demoni (2012) e Amantide Atlantide (2015). Oltre ad affiancare i Nadàr Solo nel loro nuovo tour, Celona ha voluto chiudere la tournée relativa al suo ultimo album con due date finali, ricche di soprese e ospiti speciali.

Venerdì 11 Novembre, prima data al Serraglio. La serata, in realtà, è presentata come co-headlined: prima del cantautore salgono infatti sul palco gli Omosumo, band siciliana elettro-rock, per introdurre il loro secondo album omonimo, in uscita proprio quel giorno. L’album arriva a due anni da “Surfin’ Gaza”, disco di debutto pubblicato per Malintenti. Il gruppo si esibisce per un’oretta, non riuscendo però a conquistare l’attenzione del pubblico: dopo aver iniziato il set con due carichissimi brani tratti dal nuovo lavoro, si perdono lentamente e gli spettatori si perdono con loro. Non in senso positivo, però. La pecca più grande è stata la mancanza di comunicazione: dopo essersi presentati, non hanno più parlato fino alla fine del pezzo di chiusura. Nessuno sapeva che quella data era in presentazione al nuovo album, tantomeno che quest’ultimo fosse già disponibile al banchetto del merchandising. Ed è un peccato, perché il potenziale c’era.
Verso le 23:20 sale sul palco Daniele, vera star della serata, accompagnato da Marco Di Brino, Davide Invena e Alessio Sanfilippo, i suoi fidati musicisti. Celona si presenta con un curioso poncho grigio e tanta voglia di ruggire, coll’ingrato compito di scaldare un pubblico dopo un set un po’ inefficace. Il cantautore usa la serata un po’ come un’occasione per scaldarsi per la festa finale che terrà la sera dopo a Torino, proponendo un’ora di rock convincente, ma senza troppi momenti “wow”.

Tutta un’altra storia il concerto al CAP10100, locale diventato ormai centro stabile della scena indie torinese. In apertura, verso le 22:30, sale sul palco Guido Maria Grillo, cantautore salernitano emergente che, dopo aver tentato più volte di raggiungere la fama attraverso il palco di Sanremo, ha riconosciuto in Torino il trampolino perfetto per il rilancio della sua carriera (ha infatti già pubblicato due album, tra il 2009 e il 2011) e sta promuovendo un EP di prossima uscita intitolato “Torino Chiama”, nel quale ha riassunto tutte le influenze accumulate in un annetto di collaborazione con la scena torinese. La perla indiscussa del set è sicuramente “Salsedine”, inedito pubblicato qualche giorno fa sul canale YouTube del cantautore a due voci con Levante.
Un’oretta dopo, sale finalmente su palco Celona accompagnato dalla sua inconfondibile band. Il set si apre con “Amantide” (pezzo di apertura dell’ultimo album), seguito da un riuscito miscuglio di brani dai due album: “Acqua”, “La Colpa”, “Sud Ovest”, “Mille colori”, la fan-requested “L’alabastro di Agnese” e “Johannes”. Il cantautore sardo-siciliano è visibilmente emozionato, ma riesce a trasformare l’agitazione e la pressione in grinta, convincendo e stregando il pubblico con la sua giacca dorata (che riflette efficacemente le bellissime luci che hanno contraddistinto la serata).

A rendere lo spettacolo ancora più speciale sono stati gli ospiti: Levante, (“le voglio un bene dell’anima, la chiamo ‘sorellina’”) che canta con lui “Atlantide”, emozionante duetto estratto come ultimo singolo, e “Luna”, pezzo che la cantautrice proponeva durante il tour dedicato al suo album di debutto, quando Celona la accompagnava come suo musicista; Bea Zanin e Chiara Di Benedetto, le due violoncelliste che l’hanno accompagnato durante il suo “V per Violoncelli tour”, sulle note di “Starlette”; Anthony Sasso, curioso musicista che l’ha affiancato durante il tour primordiale dedicato all’ultimo lavoro, in formazione acustica, con “Il Quadro”.

La serata si chiude con “Sotto la collina”- il pezzo più introspettivo dell’album, suonato insieme a tutti gli ospiti -, “L’oro del mattino” e “Ninna Nanna” (“volevamo chiudere con un pezzo solo, ma la band vi ha visti troppo carichi, che ruffiani”).

Daniele Celona si conferma così uno dei cantautori italiani più sottovalutati della scena musicale, riuscendo sapientemente a fondere un’attività cantautorale tagliente a dei suoni rock ricercati e studiati. E in queste serate finali si è pure sciolto tanto da scherzare con la band, il pubblico e riuscire a far emergere la parte più estroversa del suo carattere schivo, presentandosi anche come showman perfetto.

A cura di Fabio Scotta

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