Non è facile riuscire a definire la musica di Curtis Harding: un caleidoscopio composto da blues, funk e soul, di quello scritto alla vecchia maniera, con il cuore.
Il musicista nordamericano viene svezzato alla musica dalla madre,  iniziando a cantare gospel nelle chiese, per poi successivamente farsi strada nel mondo del music business come corista di Ce-Loo Green sino a intraprendere la carriera solista.

Domenica 26 novembre al Magnolia abbiamo assistito a uno show che ci ha letteralmente riportato indietro nel tempo. Sono le 22 e 30 e Harding si palesa sul palco con gli immancabili Wayfarer neri e band al seguito composta da basso, batteria, chitarra e sax/tastiere. Face Your Fear, ultima fatica del musicista, è un lavoro più ricercato e psichedelico, prodotto da Danger Mouse (già collaboratore di Beck, Gorillaz, U2, Jack White ecc.ecc.) e ci mostra un Curtis Harding meno ruvido e più legato alla musica nera delle sue radici.

Le atmosfere catchy e ballabili si possono notare subito in On And On che surriscalda il pubblico milanese: con il falsetto contagioso e il sax avvolgente sembra di essere in un’altra dimensione e non a pochi passi da un aeroporto in una zona periferica di Milano. Harding alterna la chitarra (dove dimostra ottime skill) per i brani di Soul Power, mentre dimena un tamburello alla Liam Gallagher per i pezzi del nuovo Lp.

Sono pochi i momenti di dialogo con il pubblico, che rimane estasiato dalla presenza scenica del frontman, già icona per Saint Laurent (una giacca di pelle è stata ribattezzata “Curtis” proprio in suo onore) e presenza costante di numerose riviste patinate. Il mix tra i brani è abbastanza riuscito: Go As You Are ci ipnotizza con delle linee di basso che ricordano i primissimi Air de La Femme D’Argent; Wednesday Morning Atonement (“this is a fine tune”, esordisce Curtis) è uno dei punti più alti della serata a livello melodico. Suscitano consensi anche vecchie hit come Cast Away, la distortissima e piena di feedback The Drive e Keep On Shining, vero inno funk che chiude l’encore della serata.

Nonostante sia un genere che non profuma certo di novità, Harding e i suoi denotano uno stile distintivo, riuscendo a replicare fedelmente le sonorità retro prodotte in studio. Il pubblico, piuttosto eterogeneo, ha riposto con entusiasmo, nonostante la concomitanza con altri eventi eccellenti per la music week. Forse talvolta, prima di abbracciare il nuovo e la modernità, è bello riflettere o semplicemente battere il piede sulla musica delle radici, Curtis Harding ci riesce benissimo, in un’ora e trenta di rock’n’roll con pochissimi fronzoli e ad alto tasso di emozione.

A cura di Valerio Giannetto

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