I sette vizi capitali e le deviate inclinazioni dell’animo umano, cause del peccato sono la malattia che affligge il nostro tempo. L’inesorabile decadenza verso l’indifferente accettazione degli stessi che trova nella lucida follia di un serial killer una strenua opposizione. Se7en è un film notevolmente disturbante: non tanto per gli efferati omicidi (che non sono comunque consigliati ai deboli di stomaco), ma per l’epocale divergenza tra bene e male, giusto o sbagliato, reazione o indifferenza. La megalomania è solo lo strumento utilizzato per epurare una società ormai irrimediabilmente corrotta: sì, ma a quale prezzo?

Ecco a voi alcune curiosità (e non potevano che essere sette) legate a questo cult. Attenzione, spoiler!

Il numero 7 ricorre innumerevoli volte, in maniera più o meno velata, all’interno del film. Infatti, oltre al chiaro riferimento ai sette vizi capitali, il numero “incriminato” appare all’inizio della vicenda come civico di tutti i palazzi e proprio alle 7 p.m. deve avvenire la consegna del pacco. Nascosto tra le pieghe della pellicola invece, il settimo è il minuto durante il quale si ha la prima telefonata del serial killer al centralino della polizia. Sette sono anche i minuti mancanti alla fine del film quando il detective William Somerset pronuncia la tragica verità finale: «Se lo fai, avrà vinto lui».

La pioggia è un elemento caratteristico del film, nonostante la spiazzante scena finale sia  l’unica girata alla luce del sole. Il riflesso perfetto della cupa anima della pellicola nel contesto ambientale, si deve più ad una necessità che ad una mera scelta stilistica: le prime scene sono state quasi tutte girate insieme, a causa dei pressanti impegni attoriali di Brad Pitt, che di lì a poco sarà presente sul set del film L’esercito delle 12 scimmie diretto da Terry Gilliam.

Durante la scena dell’inseguimento tra il detective David Mills ed il killer John Doe, Brad Pitt si ferisce gravemente al braccio sinistro, tanto che per tutta la durata del film lo stesso resterà fasciato. Nella realtà, l’attore si è fatto veramente male al braccio, proprio durante quella scena. Infatti, a causa della pioggia è scivolato contro una macchina, picchiando violentemente l’arto contro il parabrezza. È stato addirittura necessario un intervento chirurgico per poter continuare a girare!

Il nome del serial killer, John Doe, è un nome “reale”: in ambito giuridico statunitense, infatti, viene utilizzato per indicare un uomo la cui identità rimane sconosciuta. L’appellativo, che non presenta alcun significato particolare, vuole dunque rappresentare il tutto e il nulla che si cela dietro la maschera di Kevin Spacey: la punizione divina che colpisce ideologicamente sette persone è dunque compiuta dal classico “Signor Nessuno”, emblema di una presunta superiorità morale.

Dei sette omicidi che costellano il film, l’unico che viene mostrato per intero è anche l’unico non compiuto direttamente o indirettamente da John Doe. Mentre i primi sei vizi capitali sono puniti, secondo la regola dantesca del contrappasso, dalle mani del sadico killer, che conduce verso la morte le proprie vittime, l’ultimo, l’ira, è regolato dal detective Mills, accecato dal furore.

Fateci caso la prossima volta che guarderete il film: nei titoli di testa non compare il nome di Kevin Spacey. Questa scelta corrisponde ad una precisa indicazione dell’attore, che non ha voluto far conoscere la propria partecipazione al film, per poter destare maggiore stupore nello spettatatore. Questa scelta ha determinato la sua assenza alle cerimonie precedenti al film, rimanendo così nel più totale segreto. Nei titoli di coda, invece, il suo è il primo nome ad apparire, nel caratteristico scorrere al contrario.

In conclusione, parliamoci chiaro: cosa rende questo film unico nel suo genere? Il finale, esattamente. Tuttavia, non molti di voi saranno contenti di sapere che, in principio, i produttori della New Line avrebbero voluto un finale diverso, con una corsa contro il tempo per salvare la moglie del detective Mills. Dobbiamo quindi rendere il giusto merito a Brad Pitt e Morgan Freeman per essersi impuntati con la direzione perché venisse confermato il finale che tutti conosciamo.

Ed ora, non possiamo che augurarvi buona visione!

a cura di Andrea Tenconi

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