CREDO DI AVERLO SCONFITTO: UN DIALOGO CON SÈ STESSI

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A cura di Beatrice Broglio

Anno di pubblicazione: 2014

Editore: Leucotea

Genere: romanzo di formazione

Pagine: 114

Credo di averlo sconfitto, trionfante esordio letterario del giovane scrittore toscano Luca Marrucci (vincitore della “Sezione Giovani” del Premio Letterario Internazionale Biblioteca Guerrato di Rovigo) è un libro caratterizzato da uno stile non ordinario; tuttavia, proprio in tale atipicità, si riscontra il suo punto di forza. Scrive infatti l’editore nella nota introduttiva: “L’autore di questo libro ha inteso sperimentare una sua personale idea di scrittura, abolendo le lettere maiuscole e la più parte dei segni grafici di interpunzione al fine di rendere partecipe il lettore di un unico flusso di coscienza che si snoda durante tutta l’opera”. Soltanto a romanzo concluso e in seguito a un faticoso lavoro introspettivo, il lettore potrà divenire un tutt’uno con il testo, potendo così comprendere l’effettiva portata di tale premessa.

I due soli personaggi e i due soli temi costanti (un amore carnale e impossibile che crea dipendenza e una dipendenza effettiva, da alcolici e droga), si collocano in una dimensione indefinita e sospesa, spesso inglobata in puro onirismo; nulla mai è completamente delineato, lasciando alla quasi totale discrezionalità del lettore l’interpretazione degli eventi.
Desiderio di evadere da una realtà che annichilisce, incapacità di reagire e timore di mostrare una struggente vulnerabilità sono alcune delle tematiche cui il protagonista si riferisce per sviluppare uno Stream of Consciousness joyciano. Con gli acidi in corpo, presupposto necessario per essere disinibiti e liberi da qualsivoglia vincolo, gli infiniti e tumultuosi pensieri del giovane vengono rigettati sulle pagine di un diario immaginario, seguendo una logica del tutto personale.

La discordanza tra durata temporale dei fatti e percezione degli stessi da parte del protagonista, rende talvolta il lettore confuso e spaesato, incapace di raccapezzarsi nella dimensione spazio-temporale della narrazione: coprendo in realtà lassi di tempo brevissimi, i minuti vengono percepiti come ore e le ore come interminabili giornate pregne di negatività.

Pur vivendo in un senso di obnubilante angoscia, la cui acme si concretizza nel ripetere per cinque righe consecutive la sola parola “ansia.” (p.89), il protagonista riconosce non solo il grave danno che sta arrecando al suo futuro ma anche che la capacità di liberarsi dai demoni dipende esclusivamente dalla sua volontà.

Nessun filtro, nessun vincolo, nessuna razionalità; l’istinto prevale in ogni pagina di questo romanzo, travolgendo e sradicando ogni certezza, ogni minimo equilibrio. Una quotidianità vissuta senza rispettare alcuna regola, senza poter gettare alcuna àncora che potrebbe salvare da uno tsunami di emozioni, sentimenti, passioni e turbamenti. Una confessione, un dialogo con l’interlocutore più ostico che ci sia: sé stessi.

Un libro che turba, che infastidisce, che emoziona; consigliato a chi, in tale flusso inesauribile di pensieri, non teme di annegare, ma di riemergere conscio della propria identità.

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