Cracking art: l’arte che genera arte

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Cracking Art: l'arte che genera arte

Entro nella galleria, un luogo meraviglioso al limite tra realtà e immaginazione, il bianco dello sfondo mette in risalto tutte le coloratissime opere, creando uno contrasto ottico decisamente ipnotico. La mia impressione entrando, è stata, in parte, quella di trovare un ambiente rilassato e confortevole, e in parte, la sensazione di poter realizzare tutto ciò che avessi voluto in quell’ambiente, e di poter lasciar correre la mente, libera e ispirata.

Lo incontro, Kicco, rappresentate per la mia intervista del gruppo Cracking Art, mi mette subito a mio agio facendomi fare un giro della galleria. Avendo una guida d’eccezione, nonostante conosca le loro opere, mi aggiro per quel luogo come una bambina, stupendomi a trovare, un lupo che fa da guardia, un coniglio, dei suricati che fanno comunella, e delle ranocchie dagli infiniti colori che sembrano indicarmi la strada. Mi sento una moderna Alice, capitata per caso nella tana del bianconiglio e nel paese delle meraviglie, immaginando persino, girato l’angolo, di cogliere il brucaliffo mentre fuma la sua pipa. Forse è proprio quello che vuole il gruppo della Cracking, far riscoprire anche agli adulti quell’infanzia dimenticata, a cui poter comunicare un messaggio di rigeneramento ambientale e culturale.

Ed è tra queste opere, che comincia la mia intervista con Kicco, conosciamoli meglio.

Nati nel 1993, gli esponenti del gruppo Cracking Art, sono sei in tutto, Marco Veronese, Alex Angi, Carlo Rizzetti, Kicco, Renzo Nucara e William Sweetlove, si considerano figli di tanti padri, dal dadaismo all’arte povera e alla pop art, ma nello stesso tempo, la loro peculiarità consiste nell’essere portatori di un’idea di gruppo totalizzante, facendo confluire più idee nelle medesime opere, identificandoli agli occhi del mondo, come gruppo, anziché come singolo autore. Allo stesso tempo, ogni componente, possiede una forte identità artistica che prosegue al di fuori, come mi spiega lo stesso Kicco, che cresciuto nel mondo del design, ha potuto giocare fin da piccolo con opere di Achille Castiglioni, approfondendo poi nel corso degli anni, le sue conoscenze in questo campo e sperimentando con i materiali, per arrivare, a una sua concezione artistica della conservazione della forma.

La passione per la Cracking Art, trabocca da ogni sua singola parola, e proprio da un’idea, che diventa passione, si trasforma poi un lavoro, così il gruppo nasce, per far riflettere tutti noi, sul rapporto tra natura e tecnologia, e quanto la seconda abbia preso il sopravvento sulla prima. L’idea di rottura con tutto ciò che era stato, da qui il nome Cracking Art, doveva essere presentata, in una forma artistica, e la scelta più naturale è stata quella di realizzare opere traendo spunto da soggetti, vittime della tecnologia e del progresso incombente. Il primo animale è stato il delfino, realizzato in serie, per comporre un’installazione in Piazza Duomo a Milano nel 1996, utilizzando la plastica come materiale, che seppur fortemente demonizzata, loro hanno trasformato in positivo, con il Cracking catalitico. Secondo questa filosofia, su cui hanno fondano il proprio lavoro, la plastica è il risultato di un processo tecnologico che trasforma il petrolio, ciò che prima era vita diventa un materiale sintetico, difficile da smaltire, ma che se rigenerato, diventa prezioso, a tal proposito i delfini vennero colorati d’oro.

Da quel momento fanno molta strada, il mondo e soprattutto i luoghi metropolitani, vengono vivacizzati da un’invasione di animali coloratissimi, i quali aumentano nelle loro varietà, e ognuno di essi, viene scelto per un motivo e associato a un significato, ne ricordo solo alcuni. Il Lupo, associato all’idea del branco e della custodia, il Suricata scelto per la sua capacità di fare gruppo, ricordando che l’unione è la forza di una società, e la Chiocciola, simbolo di un nomade che si trasporta la casa, e portatore di rinnovamento. Infine la rana, che con il suo Cra Cra da voce al Cracking e al suo messaggio di rottura con il passato, per accompagnare tutti noi verso un nuovo futuro. Quando chiedo perché come gruppo prediligano le piazze e i luoghi pubblici per esporre, mi risponde, che è un modo per essere più a diretto contatto con le persone, e poter arrivare immediatamente con la loro filosofia. I colori accesi e le grandezze smisurate degli animali, permettono di contrastare con il grigiore circostante, ed emergere, rendendosi immediatamente visibili, suscitando, prima di tutto divertimento e festa.

Mi spiega infatti, che le opere sono degli stessi colori e materiali dei giocattoli, prestandosi così a essere giocosi, e grazie all’elemento ludico, si augurano di raggiungere il nostro fanciullino pascoliano, e farci riflettere sull’ambiente e sulla società, per cercare di renderla migliore, per noi e il nostro futuro, oltre che per tutte le forme di vita che abitano il pianeta.

Il gruppo, è diventato sempre più famoso nel corso del tempo, ma ha mantenuto immutata questa sua genuinità nell’approccio con le cause che abbracciano. Gli artisti, non creano solo opere d’arte, sono anche molto impegnati nel sociale, un loro slogan è l’Arte rigenera l’arte, e come mi spiega Kicco, chi meglio di un artista, può aiutare il mondo dell’arte e della cultura, comprendendo molto bene i bisogni e le necessità. Una delle ultime attività, è la collaborazione con il colosso Mondadori per la realizzazione di una borsa di studi, rivolta alla biblioteca Manzoni di Milano, il cui concorso si chiuderà a Marzo, il progetto non è altro, che la punta di un iceberg di molteplici attività per la riqualificazione e valorizzazione del mondo cultura.

Il gruppo, proprio come la loro arte, è in perenne mutamento, o per meglio dire, rigeneramento, sempre pronto a nuove sfide, infatti, nei progetti futuri come mi viene spiegato, si avventurerà, verso un campo non ancora molto battuto, altrimenti, sostiene Kicco : ”Come potremmo contribuire alla società se ci occupassimo di questioni affrontate da molti altri, non sarebbe un aiuto proficuo per nessuno”.

Mentre l’aria è ancora di intrisa di queste parole, dense di significato, mi annuncia il loro prossimo progetto, e cioè di espandere il più possibile le molecole d’arte, dalla frantumazione alla dispersone come un polline, per impollinare tutto ciò che incrocia il loro cammino. Per fare ciò, intendono lavorare a stretto contatto con alcune aziende, produttrici di plastiche, alle quali verrà fornita una percentuale di materiale utilizzato dal gruppo per le loro opere, che viene ciclicamente riciclato. Chiederanno a queste aziende di promuovere l’iniziativa, con la frase: Questo prodotto, contiene una percentuale di arte e a devolvere una parte di profitto in fondazioni artistiche.

Sperano, che questo vento culturale si possa espandere e arrivare anche ai consumatori, promuovendo un consumismo responsabile, volto al riciclo e non allo spreco. Infine quando chiedo a Kicco di poter dare un consiglio a tutti quegli studenti di arte che si stanno affacciando ora al mondo lavorativo, lui, con una divertita espressione per la domanda, che confessa non si aspettava, mi risponde, che ovviamente non ci sono delle regole per questo mondo, come per altri, ciò che conta è tentare, Fare e Impegnarsi, inoltre è importante essere curiosi, la vittoria non è assicurata, ma non tentare, equivale ad aver perso in partenza.

a cura di Carolina Cammi

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