Una parrucca e una benda sull’occhio e il prepuzio di Gesù. Basterebbe questo per riassumere il mondo post apocalittico messo in scena da Carrozzeria Orfeo. Cous Cous Klan è lo specchio di quell’umanità disagiata e socialmente instabile che fa parte di noi, ma che ci rifiutiamo di guardare. Fino al 31 dicembre @ Teatro Elfo Puccini.

Cos’è:

Immaginate un mondo in cui qualcuno ha privatizzato l’acqua, ha recintato le città e deciso chi sta dentro e chi sta fuori. Immaginate la recinzione, il cimitero monumentale e la fossa comune degli zingari dove vengono lasciati a morire poveri diavoli e prostitute. Solo chi vive dentro le recinzioni ha abbastanza denaro per comperare l’acqua e sopravvivere. Tutti gli altri vivono ai margini, cercando di rimediare qualcosa dai cadaveri del cimitero.

Immaginate un palco su cui sono disposte due roulotte scassate, una vecchia macchina arrugginita e una doccia che non funziona e avrete ricreato lo scheletro di Cous Cous Klan.

Nella prima roulotte vivono tre fratelli orfani: Caio (Massimiliano Setti), ex prete nichilista e depresso cacciato dalla Chiesa per aver denunciato le collusioni con i magnati dell’acqua, Achille (Alessandro Tedeschi), sordomuto e omossessuale, e Olga (Beatriche Schiros), che interpreta la sorella maggiore, obesa, con un occhio solo e con un lacerato bisogno di maternità. Nell’altra roulotte vive Mezzaluna (Pier Luigi Pasino), un musulmano, immigrato in Italia ormai da dieci anni, che per sopravvivere seppellisce rifiuti tossici di giorno e lavora come ambulante di notte, diviso tra il suo desiderio di vivere al di là della recinzione e le volontà del padre che lo vorrebbe tra le file dei jihadisti.

A questa sgangherata comunità si aggiunge Aldo (Alessandro Federico), un pubblicitario borghese che viene cacciato di casa dalla moglie per averla tradita con una minorenne e si ritrova senza un soldo a mendicare per strada.

Il detonatore della situazione, però, è Nina (Angela Ciaburri), una ragazza ribelle, posseduta da un qualche spirito, o forse solo dalle voci che la tormentano, che convince il gruppo a rubare il prepuzio di Gesù per rifarsi delle angherie di un cardinale ricettatore e stupratore.

Com’è:

Con Cous Cous Klan, Carrozzeria Orfeo costruisce un testo comico catalizzatore di tutti i conflitti della nostra epoca. La drammaturgia di Gabriele di Luca è strepitosa, regge dall’inizio alla fine ed è sostenuta da una performance teatrale di altissimo livello.

La tensione tra i personaggi è palpabile, e anche quando ogni contrasto sembra appianarsi e giungere alla sua lieta conclusione, viene stravolto da un ultimo inaspettato colpo di mano.

Cous Cous Klan è il ritratto di una società in decomposizione, la nostra, e le pennellate vengono inflitte senza pietà per il politically correct. Occidente e Islam escono fuori a brandelli, così come le sicurezze borghesi in cui ci rinchiudiamo ogni giorno.

Maternità, aborto, stupro sono gli altri temi che vengono toccati, approfonditi, masticati e poi rigettati sul palco della sala Shakespeare dell’Elfo Puccini. La risata di pancia lascia spazio alla commozione e allo sgomento, per cedere il passo alla riflessione.

Perché vederlo:

Carrozzeria Orfeo è una delle migliori compagnie teatrali in circolazione. Gli ultimi spettacoli che ha messo in scema, Animali da bar e Thanks for Vasellina, di cui si sta girando un film, hanno registrato il tutto esaurito e Cous Cous Klan non sembra essere da meno.E perché a oggi la frase «Ti violento e ti faccio cagare manghi» avrà tutto un altro sapore.

Nota a margine:

La recitazione è di altissimo livello. L’Olga di Beatrice Schiros e l’Achille di Alessandro Tedeschi sono due dei personaggi migliori in assoluto.

 

Spettacolo di Carrozzeria Orfeo
Drammaturgia Gabriele Di Luca
Regia Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti, Alessandro Tedeschi
Scene Maria Spazzi
Costumi Erika Carretta
Musiche originali Massimiliano Setti
Con Angela Ciaburri, Alessandro Federico, Pier Luigi Pasino, Beatrice Schiros, Massimiliano Setti, Alessandro Tedeschi
Voce fuori campo Andrea Di Casa
Luci e direzione tecnica Giovanni Berti
Una coproduzione Teatro dell’Elfo, Teatro Eliseo, Marche Teatro
In collaborazione con Fondazione Teatro della Toscana e Corte Ospitale – residenze artistiche

A cura di Francesca Capitelli

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