Cosmetic & Giovanni Truppi @ Magnolia

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A cura di Giovanni Pedersini

26 Novembre. C’è un freddo tutto milanese – qualcuno molto imbruttito direbbe “della Madonna” – ma il Magnolia mi aspetta.

Con un po’ di ritardo per disguidi tecnici conosco i Cosmetic. Senza alcuna esitazione mi accolgono al loro tavolino, stringendosi per farmi posto. Tecnicamente sono lì per intervistarli, ma iniziando a parlarci tralascio le domande già preparate e mi soffermo più sul fatto che la sera stessa dovranno tornare a casa, senza hotel devastati come mi fanno notare, e Mone, il batterista, avrà un aereo alle sei di mattina per andare in Spagna. Ognuno alle sue occupazioni. La domanda sorge spontanea: chi ve lo fa fare? Se non è per qualcosa di grande non credo potrebbero fare tutto questo. Si scherza e sono estremamente disponibili. Questa è una grande soddisfazione.

Si accenna ai progetti paralleli (Urali, Twin Room, Chesterpolio), la scelta più o meno volontaria del pop, la Tafuzzy Record e Soglianois, tutto senza una virgola di pretese, quelle che un gruppo della loro portata e longevità potrebbe benissimo avanzare, anzi, tutto impastato in un piacevolissimo accento romagnolo che non ha paura di questa Lombardia e della vita senza Esselunga. I Cosmetic sono persone normalissime e comunque molto più rock’n’roll di te.
Insomma è evidente che non so fare delle interviste, tant’è che mentre intraprendiamo un interessante discorso sul loro particolare tipo di suono, arrivano a dirci che il concerto s’ha da fare.

Iniziano con Acaciarosa da Sursum Corda, Né noi né Leandro e poi Nelle Mani Giuste, uno dei singoli del nuovo lavoro Nomoretato.
Una cosa che mi colpisce: la gente non è tanta, ma è attiva, risponde bene. Molti sono amici da tempo e questo rende tutto molto più familiare. È difficile da rendere a parole ma il loro live è semplicemente avvolgente. Sarà per la quantità di accordi maggiori come dicono loro, ma tra Valentina e Mone che martellano costantemente e le chitarre di Bart e Ivan che si incontrano e scontrano tra distorsioni e effetti, bisogna semplicemente lasciarsi trasportare.
Ma purtroppo non c’è tempo e i “Bidelli Gotici” (così li presenta Bart) sono costretti a tagliare drasticamente la scaletta per restare dentro quell’angusta mezz’ora.
Concludono con Lenta Conquista, che lascia un po’ l’amaro in bocca ma la voglia di ritornare a vederli e spendere tutti i soldi che hai in tasca per comprare il loro disco e l’imperdibile maglia gatto.

Il tempo di tornare a fare due chiacchiere con loro al banchetto che Giovanni Truppi sale sul palco e inizia senza aspettare nessuno. Infatti perdo il primo pezzo e arrivo in tempo per l’inizio di La Domenica. Fa un effetto strano passare dalle atmosfere dei Cosmetic alla chitarra gracchiante e alla sua voce che ti sputano in faccia tutto quello che hanno da dirti.
Giovanni sta davvero andando bene. Spazia tra i singoli del nuovo album e i pezzi di Il mondo è come te lo metti in testa. Da notare anche Hai messo incinta una scema, cantata da tutto il pubblico e una Eva molto sentita.

Avendo conosciuto e apprezzato Truppi più per la voce e i testi che per gli arrangiamenti dei pezzi, la band di primo impatto un po’ spiazza, così presente rispetto a come ce la si poteva aspettare. È un po’ come innamorarsi di una ragazza quando è vestita male e poi vederla truccata e non più in tuta: fa strano ma se una cosa è bella lo rimarrà in tutti i modi, poi sarà solo questione di gusti. Ma questo poco importa.
Quello che stupisce ogni volta è la capacità di Truppi di parlare del dramma umano, Dio, la morte, il Bene, il Male e allo stesso tempo di caccole, tette delle vecchie, Youporn e i rutti all’una di notte al sapore del cinese. E tutto funziona. Mi spiego: Giovanni Truppi ti fa ridere, ma non è cabaret. Questo perché sa fare ridere e ragionare nel medesimo istante, in senso molto pirandelliano. Tutto con le parole più semplici e spiazzanti che per noi drogati di retorica sono quasi un’offesa. Sembra paradossale come la semplicità possa scandalizzare, ma nella società dello spettacolo purtroppo o per fortuna, è così. Provoca e sa provocare.

Dopo 19 Gennaio si concede solo una piccolissima pausa, poi risale e imbraccia la chitarra e in solitaria regala al pubblico Amici Nello Spazio e Come Una Cacca Secca. Due canzoni da ascoltare in religioso silenzio e Giovanni sa come farlo rispettare. Torna la band e rien ne va plus concludono con Giovinastro.
Saluti, baci e abbracci. Non ho avuto il tempo di concludere la discussione con Bart e compagni, ma gli ho promesso che gli scriverò. Non ho avuto tempo di conoscere Giovanni Truppi, ma ho promesso anche a lui che gli scriverò un giorno o l’altro.

È l’una inoltrata, c’è solo la nebbia. Chi in Spagna, chi in Romagna, stiamo tutti tornando a casa.
Fa strano sentirsi umani e non sentirlo come un limite. Non siamo Superman, ma nel nostro piccolo possiamo andare a letto contenti.

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