L’ultimo grande history drama di William Shakespeare. Coriolano, dal 21 al 25 marzo al Teatro Fontana.

Cos’è

È una campagna elettorale che finisce male, un flop politico che affoga nel sangue umano. Forse rispetto agli antichi romani, gli italiani odierni in materia politica possono vantare almeno di aver moderato i termini del dibattito. È la storia di Coriolano, l’eroe militare delle primissime campagne espansionistiche ai tempi della prima Repubblica, un romano forse dai tratti leggermente vichinghi (l’aspetto fisico e la gestualità dell’interprete Marco Maccieri lo suggeriscono), ma che combatte per la gloria di una patria che ama sinceramente. Coriolano è il protagonista dell’ultima grande tragedia di Shakespeare forse proprio per questa ambiguità: è e non è romano, ama la patria ma non il suo popolo, è un politico che odia il suo ruolo, perché incapace di scendere a patti, incapace di mentire. Ma perché la nobiltà di cuore è in contrasto con la politica? Non dovrebbe essere così. La regia di Marco Plini lascia allo spettatore questa domanda: tu che cosa vuoi dalla politica? All’indomani delle elezioni del 4 marzo, questo spettacolo ci fa riflettere su che cosa abbiamo davvero messo in atto scegliendo l’uno o l’altro partito. Chi si merita il mio voto? Uno che ha seriamente a cuore il bene comune ma che rischia la dittatura assoluta oppure chi si mostra come autentico portavoce del popolo per poi incipriarsi la faccia di quell’ipocrita diplomazia che tradisce la preoccupazione di mantenere la propria posizione e la mancanza di una reale identità? Durante lo spettacolo i tribuni della plebe, che nella costituzione dell’antica Roma erano i rappresentanti del popolo, pretendono di interpretare le più vere volontà del pubblico, ma cercano di incipriare anche lo spettatore. Ci vogliono far ricordare un odio che è autenticamente nostro, o cercano di generarlo in noi? Coriolano non si trucca, Coriolano ci chiama tranquillamente “parassiti puzzolenti”, Coriolano non vuole parlare con il popolo perché è ignorante. Questo ci ferisce, ma è vero?

Com’è

Tutta la vicenda è presentata come una grande assemblea elettorale dei giorni nostri. I politici indossano i soliti completi, parlano al microfono, sono ripresi dalla telecamera, si insultano a vicenda. In questo i romani non erano molti diversi da noi, se non per l’eleganza verbale. Ma c’è qualcosa di diverso: la nostra presenza in platea è già una forma di coinvolgimento nello spettacolo – come dovrebbe essere anche nella realtà.  Con l’annullamento della quarta parete – non una momentanea rottura – lo spettatore è scomodo, pur sulle poltroncine foderate del Teatro Fontana: un cameraman inquadra le donne e gli uomini di ogni età in coincidenza con la registrazione di alcune battute del testo shakespeariano. Per una volta siamo costretti a non fare finta di niente, siamo obbligati ad esprimere un parere: ci viene messo in mano il microfono e possiamo dare il nostro voto a Coriolano, abbiamo il potere di farlo esiliare o di mandarlo a morte. Un “esperimento di democrazia diretta” che viene condotto dai tribuni della plebe: essi abitano la platea, si siedono accanto a noi, ci guardano in faccia dicendo le loro battute, si muovono lungo i corridoi laterali facendoci sentire, anche solo per una sera, una comunità. Le luci sono spesso accese sul pubblico, che non ha più un buio in cui nascondersi: tutti siamo visti e possiamo guardare tutti.

Perché vederlo

Lo confesso, è da ormai più di tre anni che non guardo il telegiornale. Mi sono sforzata almeno per le ultime elezioni politiche, ma non ricordo più l’ultima volta che ho sento una reale spinta ad informarmi in materia. Per pigrizia? Per i conati che trattengo a vedere e sentire certe cose? Eppure una vicenda che con me non centra nulla, lontana più di duemila anni dalla mia realtà, mi ha profondamente appassionata.  Quanto sono ancora vere e pulsanti di vita le parole che Shakespeare dà al suo Coriolano: “Adulare lo considerate gentile. Voi volete il mio cappello, non il mio cuore”. C’è qualcuno che mette in gioco il suo cuore per questa Italia? Lo sto cercando questo ‘qualcuno’? La comodità del buio è un prezzo da pagare.

Nota a margine

Due sono le occasioni in cui vengono proiettati dei video e non una ripresa diretta del cameraman. In entrambi i casi, sono rimasta davvero perplessa… invito a commentare qui sotto chi ha delle proposte interpretative – in particolare per secondo video dei cowboy e pellerossa!

 

CORIOLANO

di William Shakespeare

adattamento e regia Marco Plini

con Marco Maccieri (Caio Marzio Coriolano), Giusto Cucchiarini (Giunio Bruto, tribuno del popolo), Cecilia Di Donato (Sicinio Veluto, tribuno del popolo), Luca Cattani (Menenio Agrippa, amico di Coriolano), Valeria Perdonò ( Volumnia, madre di Coriolano), Marco Merzi (Cominio, console e generale romano contro i Volsci)

 

aiuto regia Thea Dellavalle e Angela Ruozzi

disegno luci Fabio Bozzetta

video editing e live shooting Samuele Huynh Hong Son

costumi Nuvia Valestri

i costumi dei senatori romani sono abiti Luigi Bianchi Sartoria, Mantova

produzione Centro Teatrale MaMiMò

con il sostegno della Fondazione I Teatri

 

a cura di Miriam Gaudio

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