Si traccia una linea tra utile e inutile, tra ciò che è funzionale al successo e ciò che lo ostacola, lavoro e sentimento; e, ancor prima che quest’ultimo incida sui profitti di vendita, l’azienda interviene per eliminarlo. Dal 22 al 27 marzo @ Teatro Libero.

COS’È
Una sottile e sempre viva tensione regge le fila del colloquio tra una manager (Viviana Lombardo) e la sua dipendente (Silvia Scuderi): i soliti convenevoli presto lasciano il posto ad un vero e proprio interrogatorio, che esula la questione professionale per inoltrarsi nella vita privata della sottoposta, scandagliarla e porla in giudizio. Non è la banale curiosità femminile a trarre avanti il discorso, ma il puro interesse lavorativo. Un interesse che si fa, però, sempre più ingombrante, insostenibile: sono le relazioni personali della subordinata l’oggetto delle domande che si ripetono uguali tra loro, colloquio dopo colloquio, in un’imbarazzante monotonia che sfianca la giovane Emma. Perché per una grande multinazionale la minaccia più grande sono proprio i rapporti tra dipendenti, quando essi rischiano di non essere più totalmente asettici, ma viziati da sentimenti troppo umani per permettere alla macchina aziendale di procedere a dovere.
Si traccia allora una linea tra utile e inutile, tra ciò che è funzionale al successo e ciò che lo ostacola, lavoro e sentimento; e, ancor prima che quest’ultimo incida sui profitti di vendita, la dirigente interviene per eliminarlo. L’azienda diventa, dunque, un Grande Fratello che, con telecamere e dipendenti-spia, s’infiltra nella sfera privata dei suoi sottoposti fino a soggiogarla completamente all’obbiettivo comune: il massimo profitto. Emma non si salva da questo morbo: si assiste infatti, di scena in scena, al graduale plagio della sua coscienza, che culmina con la vendita della sua anima per l’agognato posto di lavoro; la vittima sacrificale sull’altare dell’utile economico è il suo stesso figlio.
Se poi l’umanità ancora fatica a scendere a patti con l’asservimento al lavoro, se la salute mentale inizia a risentirne, non c’è da preoccuparsi: nulla che una terapia psichiatrica non possa curare, appiattendo ogni pulsione inutile sotto gli atroci meccanismi della società dell’efficienza. È compiuta dunque l’evoluzione di Emma in automa, fallita ogni rivendicazione delle emozioni: nulla la distingue ora dalla sua principale.
COM’È
I dialoghi asciutti e ripetitivi sottolineano la monotonia di un rapporto, quello tra dirigente e sottoposta, che non mette in gioco altro che non sia al servizio del lavoro e dell’efficienza: non c’è più alcun interesse genuino e umano per la persona. Quasi tutte le quattordici scene si aprono con le medesime domande, le cui risposte mutano gradualmente atto dopo atto, nel processo di disumanizzazione di Emma. Le emozioni che fuoriescono si limitano alla rabbia e alla delusione per un fallimento professionale e anche i sentimenti più umani dell’impiegata diventano sterili: in questi profondi cambiamenti di copione si legge la bravura e la maestria di due attrici che hanno saputo tradurre l’assurda e quasi fantascientifica meccanicizzazione della società descritta da Bartlett, in una dinamica non poi così estranea al mondo di oggi.
PERCHÉ VEDERLO
La rappresentazione, però, rimane chiaramente una visione utopistica e improbabile di una situazione che non potrebbe in alcun modo riguardare la realtà odierna … o forse no? Che sia così impossibile arrivare a questo punto? Forse ancora non abbiamo presentato il cadavere di nostro figlio sulla scrivania del capo, ma la nostra vita privata potrebbe essere già stata sacrificata in modo sostanziale, senza però ancora sollecitare la nostra attenzione. Estremizzare la situazione può allontanarla dalla nostra quotidianità, ma banalizzarla, allo stesso modo, non ci metterebbe adeguatamente in allarme: con un paradosso venato di grottesco, Luca Mazzone ci presenta l’ultima spiaggia del mutamento sociale a cui inesorabilmente andiamo in contro, ma nei confronti del quale ancora qualcosa può essere fatto. Il primo passo? Aprire gli occhi sulle nostre priorità.
A cura di Alice Dusso

Contrazioni

traduzione italiana Monica Capuani
regia Luca Mazzone
con Viviana Lombardo e Silvia Scuderi

spazio scenico e paesaggio sonoro Luca Mazzone
progetto e realizzazione video Pietro Vaglica
luci Fiorenza Dado
produzione Teatro Libero Palermo | Centro di produzione

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