On stage: Come ne venimmo fuori

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Cambio di prospettiva.

La visione di questo spettacolo richiede un radicale cambio di prospettiva: ci troviamo in un futuro lontano, durante una cerimonia in ricordo della fine del “periodo di merda”, quello che va dal 1989 al 2040. SabnaQ (Sabina Guzzanti) è un’aliena, coltivatrice di popozzoli (venduti buonissimi sotto sale), incaricata di tenere il discorso celebrativo: è l’occasione per rievocare la vita dei merdolani (gli italiani vissuti in quegli anni), per cercare di analizzare le cause che hanno portato la società di allora a determinate condizioni ma, soprattutto, occasione per porsi una domanda:

 “Come ne venimmo fuori?”

La costruzione scenica è un’abile strategia per permettere ad una bravissima e tagliente Sabina Guzzanti, di portare a teatro un’analisi asciutta e cinica della nostra società, toccandone ogni suo ambito, politica, economia, storia, arte, relazioni, abitudini, nel modo forse più prorompente che il teatro conosca: attraverso la comicità e la satira, “ridendo delle proprie disgrazie”.

Il ritmo rimane incalzante per tutte le due ore dello spettacolo, Guzzanti non allenta la tensione, è coinvolgente, improvvisa, vi sono continui cambi di ritmo fra imitazioni (tra queste Emma Marcegaglia, Maria De Filippi, Giorgia Meloni..), rievocazioni di contesti politici e economici, intermezzi ironici su comportamenti e abitudini dei “merdolani”: dal bisogno di sentirsi realizzati su Facebook, alla necessità di ricevere messaggi via Whatsapp, dal fare video che non si riguarderanno mai all’ “avere sempre opinioni e non credere mai in nulla”; tutto questo porta loro, uomini del futuro, a vederci come serie di “menti invase da pensieri immaginari e ansia merdolana”.

Filo conduttore dello spettacolo è un’analisi asciutta, frutto dello studio e interesse della stessa Guzzanti negli ultimi anni, del pensiero liberale,  le conseguenze catastrofiche in seguito alla sua applicazione negli stati europei e il suo sfociare nella nuova ideologia neo-liberista. La tesi portata avanti è semplice e chiara: nel futuro si sta meglio perché si è capito che “il denaro è un mezzo, non il fine”.

La forza del monologo sta anche in un abile accompagnamento musicale e scenografico: sulla scena c’è l’essenziale, un piccolo palco centrale e due teli bianchi, in cui vengono proietettati colori e ombre, che insieme alla musica, accompagnano le rievocazioni politico-ecomiche creando una forte tensione scenica.

Non c’è possibilità di fuga: la sua personalità e il modo incisivo della Guzzanti di esporsi ed esporre le sue convinzioni portano ad odiarla o amarla.

Il tutto provoca quella sensazione di coinvolgimento totale e allo stesso tempo di disagio: si ride molto, si riflette, ma soprattutto si esce da teatro desiderando ripulirsi del nomignolo che ci è stato dato, “merdolani”e si è portati a chiederci: Come ne venimmo fuori? O meglio: come ne possiamo venire fuori?

A cura di Marta Palvarini

Attrice e autrice: Sabina Guzzanti

Autore: Giorgio Gallione

Musiche: Paolo Silvestri

Scene: Guido Fiorato

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