COME DONNA INNAMORATA

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A cura di Camilla Pelizzoli

Quando leggiamo un libro con un protagonista noto, un personaggio prelevato dalle pieghe della storia per essere inserito tra le pagine di un romanzo, è probabile che nel nostro animo di lettori appassionati si sollevino due diversi sentimenti: entusiasmo (“Tal dei tali, che tanto amo! Chissà come ne parleranno in questo libro!”) e timore (“Tal dei tali, che tanto amo! Oddio, come ne parleranno in questo libro…?”).

Io, ovviamente, non faccio eccezione: quando ho visto che Come donna innamorata parla di Dante, il mio cuore ha fatto una capriola. Poi mi sono resa conto che Marco Santagata è quel Santagata, che probabilmente vive di Dante e Petrarca, che studia e scrive saggi su questi grandi poeti da prima che io nascessi, e che ha insegnato a Venezia, a Pisa, e in posticini come la Sorbona.

Così mi sono tranquillizzata; il mio Dante, almeno filologicamente e storicamente parlando,sarebbe stato salvo. Ma rimanevano comunque due dubbi: avrei apprezzato il Santagata narratore? Avrei ritrovato nel suo Dante il mio poeta? La risposta è sì… più o meno.

Si è già detto che Santagata è persona abituata ad aggirarsi tra le parole, i versi, la narrazione: una frequentazione tanto costante non può che essere proficua, capace di generare una scrittura piacevole, ben calibrata, in grado di trasmettere sentimenti e sensazioni. Tuttavia in queste pagine è mancato per me quel coinvolgimento più profondo, quel guizzo che porta al salto da “buono” a “meraviglioso”; così, ad esempio, i sentimenti e le sensazioni di cui ho appena parlato arrivano, ma in maniera forse più ovattata di quanto non volesse l’autore, e la scrittura è sì piacevole, ma non rimane impressa nella memoria.

Allo stesso modo, il Dante tratteggiato in queste pagine pare reale e veritiero, per quanto ci è concesso sapere dalle fonti, al netto di eventuali licenze d’autore. Eppure non è Dante, almeno secondo il gusto e il pensiero – personalissimi entrambi, ça va sans dire – che ho sviluppato negli anni. Non ho percepito, se non a sprazzi, la sua indomita forza creatrice e morale. Ci sono l’ispirazione poetica e il labor limae, ma questi paiono sempre espressi con termini trattenuti; capisco la necessità di evitare i cliché romantici (che ancora avvinghiano il nostro immaginario) del poeta preso dal furor, ma avrei perlomeno voluto vedere la crescita della sua consapevolezza di essere Poeta, che invece ho trovato fosse relegata sullo sfondo, sfiorata solo nei momenti di confronto con l’opera del maestro-amico Cavalcanti.

C’è il suo impegno politico, si parla anche dei suoi incarichi, ma la passione con cui Dante parla nelle proprie opere è ben lontana; tra queste pagine troviamo solo un burattino nelle mani dei nobili.

Che il vero Dante potesse assomigliare a quello descritto nel libro è più che possibile, ma non per questo posso essere convinta da questo personaggio quasi rassegnato, così distante dalle parole fiammeggianti con cui l’ho conosciuto. È come se questa sua versione fosse troppo debole, troppo umana; mentre io forse cercavo il colosso, il gigante poetico. L’uomo titanico che in parte, e su questo non ho dubbi, era. Allo stesso tempo, però, ho apprezzato che questo permettesse a Santagata di vedere sotto luce nuova il suo rapporto con Beatrice, che mai come in questa storia appare umana, fragile, benché la sua sia una presenza quasi impalpabile tra le pagine.

Come donna innamorata“, quindi, mi è piaciuto ma non mi ha soddisfatta del tutto; eppure non dubito che altri lettori (con un’idea diversa di Dante, oppure col desiderio di vederlo sotto una nuova luce) potrebbero amarlo molto.

 

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