È l’ultimo venerdì di ottobre e allo Spaziomusica di Pavia c’è la prima serata di apertura della nuova stagione di Alabaster, grazie a cui ormai sono due anni che in città abbiamo la possibilità di ascoltare live i nuovi dischi indipendenti della scena indie-alternative italiana in una situazione di totale intimità. Infatti siamo fortunati, come ci dice Colombre. Ed è proprio questo il nome per l’appuntamento di questo mese: Giovanni Imparato in arte Colombre, è l’appellativo usato come omaggio a una favola di Dino Buzzati in cui si racconta la leggenda di un mostro marino e la sua vittima, il giovane marinaio Stefano che per tutta la vita scappa dalla creatura malvagia senza mai combatterla. La stessa incapacità di riuscire ad affrontare le proprie paure è raccontata nel disco ‘Pulviscolo’.

Ma prima in apertura ci sono i Palinurus Elephas, questa volta il nome è ispirato all’aragosta mediterranea e viene facile chiedersi perché dei ragazzi di Varzi che abitano tra la nebbia, le colline e l’umidità abbiano scelto il nome di un crostaceo. Una spiegazione vera e propria ancora non c’è o forse ciò che importa davvero è che è dal 2014 che sono in giro con il loro primo EP autoprodotto ‘Nostomania’, ad aprile 2017 esce ‘Fame di Niente’, 8 canzoni di indie-rock, voce, chitarra, tastiera, basso e batteria, semplice e diretto esattamente come sono loro.

Inizia Colombre, le persone si raccolgono pian piano vicino al palco e dopo aver presentato Fausto alle tastiere, si inizia la terapia con le canzoni di ‘Pulviscolo’. Dal momento in cui Colombre inizia a cantare l’effetto che si crea è quello di un’energia silenziosa, la saletta di ‘Spazio’ si stacca dalla realtà e i sentimenti che scaturiscono dalle parole grottesche, inquiete, cariche di sarcasmo e solitudine li percepiamo senza filtri, tutto sotto la chiave di lettura della verità combinata a un lento sound light-pop. Infatti le canzoni di Colombre sono un manifesto del coraggio che vuole andare a fondo anche là dove le blatte si nascondono in casa, dove il marcio e il male si annidano vicino a noi, per arrivare alla verità con quel coraggio che il marinaio Stefano non ha mai trovato.

Verso la fine Giovanni esegue un pezzo di Nada, Senza un perché di cui ci rivela essere molto legato e noi siamo tutti lì a guardarlo e a goderci l’intensità con cui interpreta il pezzo, come a teatro il pubblico ammira l’attore contorcersi, noi siamo incantati dalla sua teatralità: Giovanni nelle sue canzoni è tutto cuore.

La catarsi è stata completata, Colombre ha esorcizzato il mostro, noi i nostri, per stasera la cura è terminata.

A cura di Federica Calvo
Foto: Ivan D’Antuono

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