Linoleum, ormai fisso al Rocket, venerdì 6 ottobre ha messo in piedi un concerto incredibilmente passionale, colmato da tanti sentimenti primari, brutali, e da tanta tenerezza, un po’ come una confidenza dolorosa che ci viene sussurrata nell’orecchio.
Le voci in line-up, Liede in apertura a Colombre, insieme sono una dicotomia stellare di quel sentimentalismo sovvertito che ora come ora tanto rappresenta la nostra generazione, di emozioni violente quanto delicate, di legami eterni ma instabili e di tanta tanta solitudine. Ci siamo guadagnati una seduta dallo psicologo, insomma.

Ad aprire Liede, progetto solista del cantante torinese Francesco Roccati, che per l’occasione ha abbandonato le basi dream-pop per darsi completamente all’acustico: sul palco c’erano solo lui e la sua chitarra.
Ammettiamo che siamo stati dolcemente sorpresi da Liede: è una voce nuova, sincera e molto emotiva, che canta di nostalgia, amori difficili e della sua Torino.

Mentre Colombre, ai nostri occhi, conteneva già tante premesse, tante previsioni dall’album d’esordio. Quando questo succede, si vengono a creare delle aspettative davvero molto alte in visione dei live, e accade quasi sempre che finiamo col tornarcene a casa a mani vuote, con un certo senso di delusione.

E invece tutte le premesse e aspettative sono state stravolte e addirittura superate in questa sera, Colombre è esattamente così come si mostra: infatti, parlando con amici, tra i primi termini che sceglievano per descrivere Giovanni al live del MiAmi era ‘energia’. Colombre è un sostrato di energia fortissima, che live sprigiona e ci investe nel profondo: e ora come ce ne si libera? Colombre fa ballare, sgolare cantando ed esorcizzando ciò che nell’anima ci fa più paura, con l’escamotage della canzonetta pop.

Di una cosa si può essere certi: che Pulviscolo, l’album di esordio di Giovanni Imparato col nome d’arte di Colombre, non lascia indifferenti, che dopo l’ascolto qualcosa nelle sue parole e nel modo di presentarle, ci aleggerà per la testa.

C’è un idioma inglese che mi piace molto e che penso rispecchi la musica di Colombre: to speak one’s mind, in italiano è letteralmente intraducibile, ma si può rendere con ‘lasciar parlare la propria mente’. Penso sia proprio l’immediatezza a caratterizzare Pulviscolo: tra Giovanni e la sua voce non c’è mediazione, c’è un rapporto intimamente diretto.
Pulviscolo parla di sentimenti forti: di odio, di amore, forte ma labile, di solitudine, di percezioni e sensazioni estemporanee, declinandole sotto una chiave di musica elettro-pop.

Mentre Colombre presenta questa serie di emozioni fortissime, tangibili e violente, ce le racconta con grande confidenza, come farebbe uno psicologo alla seduta del venerdì, facendoci notare che nella nostra condizione di solitudine, di oscillazione tra amore, odio e tutto, non siamo gli unici: ci sono anche tutte le persone nella sala del Rocket.
Colombre interpreta anche Senza un perché di Nada: una canzone alla quale rivela essere molto legato, e ciò che si crea è un momento causticamente intimo e di altissima tensione.

Dopo essere scappato dal palco, dove, quando non canta pare maldestro al pari della famosa metafora dell’albatros baudelairiano, ritorna chiamato dai “bis” e dagli “ancora”. Paradossalmente l’ultima canzone che esegue è Sveglia, per risvegliare il pubblico in visione del dj-set che sarebbe seguito.
Quanto a noi, siamo tornati a casa in silenzio, gustandoci l’affievolirsi della musica del dj-set in lontananza con una certa eccitazione ancora nel corpo.

A cura di Francesca Faccani

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