Cos’è:

È storia nella Storia, teatro nel teatro, uno spettacolo che diverte, stupisce, fa riflettere ed emoziona. Tratto da Collaborators di John Hodge prodotto dal Teatro Filodrammatici di Milano con  traduzione e regia di Bruno Fornasari ed ispirato alla reale storia di Michail Bulgakov scrittore e drammaturgo russo dotato di grande talento che si trova a fare i conti con l’oppressione e l’ingiustizia che il regime totalitario di Stalin e la rete dei suoi uomini compiono, in cui il libero arbitrio e la libertà di espressione sono subordinati da un potere tirannico e autoritario.

È il rapporto tra intellettuale e potere, tra cultura e regime, in cui quest’ultimo oscura ogni forma d’arte considerata minaccia all’Urss.

Michail Bulgakov scrittore da sempre inviso al potere sovietico e che nel 1929, subisce un duro colpo quando la censura governativa impedisce la pubblicazione di tutti i suoi lavori e la messa in scena di tutte le sue opere teatrali. Impossibilitato a uscire dall’Unione Sovietica il 28 marzo 1930 decide quindi di scrivere al governo dell’Urss per chiedere il permesso di recarsi all’estero: due settimane dopo, Stalin in persona lo contatta, negandogli la possibilità di espatriare ma proponendogli di lavorare al Teatro Accademico dell’Arte di Mosca.

Partendo da questo estratto di vita John Hodge immagina che a  Bulgakov venga chiesto di redigere una commedia sul giovane Iosef Vissarionovič detto Stalin per celebrarne il sessantesimo compleanno, ma lo scrittore si trova di fronte a due opportunità: accettare e poter veder di nuovo in scena il suo spettacolo ed avere un futuro artistico, o perseguire, con tenacia, i propri ideali e pensieri fino in fondo. È una crisi di coscienza quella che Michail vive, è l’uomo contro il mostro, dove il mostro vince sempre.

Com’è:

È vivace e scandito, basta calare un po’ le luci e ci ritroviamo immediatamente immersi in un altro momento, in un altro luogo con ritmo e sorprendente velocità.

La scenografia è semplice, carta da parati poco incollate sui muri della casa che denotano povertà, uno scrittoio dove si svolge maggiormente l’azione ed una macchina da scrivere, una camera da letto confinata dietro le tende del soggiorno, un grammofono ed una credenza dove ironicamente vive un giovane operaio.

Alberto Mancioppi e Tommaso Amadio tengono gli occhi incollati su di loro, visibilmente ispirati e con un notevole lavoro sulla caratterizzazione dei rispettivi personaggi: Stalin e Bulgakov.

Tra i due si crea un legame particolare di repulsione ed attrazione in cui lo scrittore, ad un certo punto, si trova a fare i conti, Michail è cambiato, le sue opinioni non gli appartengono più, è stanco e si trascina come immerso in un oblio, la moglie Yelena e gli amici sono profondamente turbati e non lo riconoscono più come quello di un tempo. E’ un testamento storico ironico e tragico, una commedia amara di equilibrio e intelligenza registica notevole.

Perché vederlo:

Trovo che sia un’interessante denuncia a tutte quelle forme di abuso di potere esercitate nel corso del tempo (troppe volte) dai governi. Sono governi che hanno paura delle menti perché possono illuminare attraverso i loro pensieri un intero popolo.  L’irragionevolezza del potere in Collaborators seduce e attrae ma al tempo stesso manifesta e distacca. Due ore di spettacolo che si fanno seguire dal primo all’ultimo minuto, un «carillon corale senza confini di spazio e di tempo».

Di John Hodge e traduzione di Bruno Fornasari
Regia di Bruno Fornasari
Cast Alberto Mancioppi, Antonio Valentino, Bruno Fornasari, Chiara Serangeli, Daniele Profeta, Elisabetta Torlasco, Emanuela Caruso, Emanuele Arrigazzi, Enzo Giraldo, Marta Lucini, Michele Basile, Michele Radice, Tommaso Amadio e Umberto Terruso
Una produzione con il sostegno di Regione Lombardia  e Teatro Filodrammatici di Milano in scena all’Elfo Puccini da 21 al 25 Marzo 2018.

A cura di Irma Ticozelli

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