Coca-cola On Stage Awards @ Fabrique

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Si pensa sempre che se ci c’é un live davvero davvero da adolescenti quello fosse il Coca-Cola on stage awards (on stage o summer festival, che sia). Un’accozzaglia di artisti, nemmeno scelti con criterio, e premi consegnati a personaggi che, davvero, non hai mai visto in vita tua, o peggio, li hai visti e li vuoi cancellare.

Clamorosa smentita, ieri sera, 25 marzo, al Fabrique. Non sulla questione che sia un live da adolescenti, quello lo è di fatto, ma sul fatto che ci si possa divertire davvero, anche urlando accanto a quattordicenni. Sale sul palco Gabbani, primo di una (non così tanto) lunga serie di ospiti e inizia a cantare Amen, seguita ovviamente da Occidentali’s karma. E così, mentre lui sul palco cantava e rideva (senza scimmia al seguito), io credo che nemmeno le colonne del locale riuscissero a stare ferme.

Non ci si ferma un attimo anche perché Federico Russo, direttamente da RDS per presentare, il palco lo sa tenere anche troppo bene; tocca a Clementino con Tutti Scienziati e se prima si saltava, qui si vola a ritmo di un rap che trascina al caldo e al sole. Un Vulcano, di nome (nuovo album) e di fatto. L’atmosfera diventa più dolce, quasi malinconica, e viene presentato Niccolò Fabi. Il pubblico lo guarda stralunato, poi inizia a cantare e tutti tacciono, parla solo la ballata meravigliosa che lui sta recitando, Facciamo Finta. La penombra in cui Niccolò Fabi è immerso trascina in un universo onirico e quella che sta cantando è una di quelle canzoni che scarichi appena arrivi a casa e poi la ascolti al buio, in loop, finchè non sai a memoria pure le pause.

Torna un ritmo deciso, una storia ben delineata, quello che porta sul palco Levante, unica donna ospite (e che ospite!). Canta Non me ne frega niente con una furia e un’intensità tali che l’unica cosa a cui pensi è che forse lei è davvero su un altro pianeta e ne è consapevole. Salta, ride, si ricorda di tutta la strada fatta per arrivare su quel palco, che poi la premiano come “Alternativa”  e lei dedica il premio a tutti quei suoi colleghi che stanno facendo la gavetta nei pub e nei teatrini davanti a dieci persone. Se non fossimo già tutti in piedi, partirebbe una standing ovation.

Dopo di lei arriva Michele Bravi, con due singoli (uno è Il diario degli errori). E su di lui c’è poco da dire, il brano è bello, bello da lacrimuccia e lui ha una voce che non si trova quasi mai, incantevole. Ed è con la voce che tiene incollate le persone, che le lascia libere solo dopo l’ultima nota.

Sale sul palco il duo di youtubers più conosciuto d’Italia (i Pantellas) e inizia un siparietto che probabilmente faceva ridere ma che pochi hanno seguito per perché è comparso Tommaso Paradiso da dietro le quinte e la cognizione spazio- temporale è compromessa.

I Negramaro ritirano il premio e Giuliano Sangiorgi si conferma una delle voci più belle della musica italiana e non, improvvisando un pezzo a cappella. Crediamo abbia un’orchestra in gola, non ci sono altre soluzioni.

Le luci si alzano e si abbassano di nuovo, Federico Russo annuncia che quella che canterà sarà l’ultima band, arrivano i Thegiornalisti. È delirio. Tommaso Paradiso prende il microfono e inizia a cantare Sold Out ed è così bello che non serve nemmeno fare video, foto. Bisogna chiudere gli occhi, perché quando canta lui, parla al cuore e le emozioni esplodono. Quando sono riaperti e trovano Tommaso emozionatissimo, inginocchiato davanti al pubblico, mentre urla di tenerlo stretto “nelle tue dita di seta”. Segue Il Tuo Maglione Mio, a sorpresa, raccontato e sbiascicato, più che cantato. Qualcuno urla “Dai, Tommy”, ma lui continua così, probabilmente la sta cantando per qualcuno di preciso, si capiscono solo loro.

Terminano con Completamente, urlata al cielo, in una forma strana di preghiera, cantano tutti. Non si può spiegare, va visto. E sì, il Coca-cola è proprio un live da adolescenti, però poi succede che, certe volte, ci si diverte più a tredici anni che a venti..

(Ah, co- presentava Paola Turani, ma il suo apporto ha la stessa valenza di questa frase in questo articolo).

A cura di Mariarita Colicchio

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