Punto focale è l’intricato disegno di un destino che gioca su probabilità, coincidenze e occasioni perse (che avremmo potuto cogliere o che non ci sarebbe mai dato vivere?). Dal 6 al 29 marzo @ Teatro Franco Parenti.

COS’È

In piazza San Martin a Buenos Aires, la primavera regala un’aria che pochi si soffermano ad assaporare. Sotto le fronde dai fiori violacei, come ogni mattina, siede sulla panchina un anziano signore (Gioele Dix), cieco da qualche anno, sotto le cui sembianze Diament cela, senza esplicitarlo, l’identità del noto scrittore sudamericano Jorge Luis Borges. Il polmone verde della città è, però, solo un passaggio obbligato per i suoi frenetici abitanti: gli stretti ritmi della capitale impongono una tabella di marcia rigorosa, che non comprende la contemplazione dello spettacolo delle stagioni che cambiano, neppure per una veloce sosta. Corre, infatti, un non-più-giovane banchiere (Elia Schilton) verso l’ufficio, ma oggi la sua attenzione è catturata dall’albero dai fiori violacei e dal curioso uomo sulla panchina: inizia così uno scambio di convenevoli tra i due, presto evoluto in introspettivo confronto che, tra sarcasmo e drammaticità, scava nell’esistenza del banchiere, con l’inaspettata naturalezza propria di un dialogo tra sconosciuti.

Ma questo è solo il principio di una rassegna di incontri e altrettanti racconti tanto sorprendentemente quanto inquietantemente connessi tra loro.  Punto focale delle loro narrazioni è l’intricato disegno di un destino che gioca su probabilità, coincidenze e occasioni perse (che avremmo potuto cogliere o che non ci sarebbe mai dato vivere?). “Secondo una teoria, già nota agli antichi Greci, ciò che non accade in questo mondo, accade in un’altra dimensione” recita lo scrittore. E chi lo decide? Di fronte a quest’incognita si separano i punti di vista di due generazioni che entrano in conflitto: quella “adulta”, che finisce per lasciarsi vivere, nell’ipocrisia e apatia di chi “non è attrezzato per l’esistenza”, spiega Schilton in conferenza stampa, e si arrende alla propria inadeguatezza.  L’altra, quella dei giovani inarrestabilmente infiammati da una voglia di “sensazioni”, i quali, in aperta polemica con la generazione precedente, ricercano, in qualsiasi esperienza e mezzo, strumenti per vivere, finendo inesorabilmente per accecare i propri sensi.  Apatia e eccitazione, inadeguatezza e passione.  Due estremi, entrambi destinati alla morte. Morta è la vita della donna (Laura Marinoni) che per trent’anni ha rinunciato a se stessa, tra il non-detto e il non-vissuto, ancora segnata dal coraggio che non ha avuto nel fermare lo scrittore sulla metro, quando ancora era una giovane studentessa. Morta è la giovane amante del banchiere, uccisa dalla stessa passione che si è divertita ad attizzare nell’uomo sposato; passione che non può che consumarsi e consumare, se non accompagnata dall’amore, che l’uomo ormai più non riconosce nel rapporto con la moglie (Sara Bertelà), perché privo di nuovi stimoli, scaduto nella banalità quotidiana.

COM’È

I dialoghi asciutti e diretti rivelano il gusto spiccatamente sudamericano per il tragi-comico, riconducendo l’opera al cosiddetto “realismo magico”, definizione coniata dallo stesso Borges. A differenza della cultura teatrale italiana, tipicamente drammatica, lo stile magico-realista “scalza la battuta romantica e tragica, per tirar fuori il lato patologico del personaggio, sempre però con un sorriso interno”, commenta in conferenza la Marinoni. Quello inscenato è un vero e proprio dramma, che nella sua narrazione non rinuncia, però, all’ironia e al sarcasmo, grazie ai quali è possibile sorridere di fronte alle contraddizioni e fatalità dell’esistenza.

Spicca dalla locandina il nome di Gioele Dix, che si riconferma come competente e affermato attore in un ruolo, quello del non vedente, che ha richiesto, a detta dello stesso artista, “un lavoro complicatissimo, che parte da dentro, nonché un notevole allenamento all’ascolto, quasi in prosecuzione del suo ruolo ne “Il Malato immaginario” (sempre diretto da Shammah, ndr). Una felice sorpresa è l’interpretazione di Roberta Lanave, nuovo talento che con freschezza e spontaneità ha dato spessore ad una delle figure più intrepide della sceneggiatura, incarnando le seduzioni e delusioni della giovane amante, vittima e carnefice nella rincorsa della passione.

PERCHÉ VEDERLO

Diament sceglie di non dare nomi ai suoi personaggi, evitando così di recludere le loro storie in individui precisi ed identificati, e per questo, lontani dal pubblico. Offre, così, spaccati di realtà, entro cui è possibile rispecchiarsi o prenderne le distanze: “lo spettatore è portato a chiedersi da che parte sta, se giustifica o condanna l’atteggiamento dei protagonisti, se ripeterebbe le sue scelte o lo considera uno stronzo”, spiega la regista. Come in ogni letteratura, anche il teatro di Diament porta in scena una e più verità dell’animo umano, invitando ogni singolo astante ad un “appuntamento al buio” con la propria inadeguatezza o la propria passione, interrogandolo sulla sua stessa esistenza: “se ognuno troverà qualcosa che lo tocca”, continua Shammah, “allora avremo colpito nel segno”.

NOTA A MARGINE

L’irriverenza e la sagacia di certe battute trovano spiegazione nella personalità dell’autrice della traduzione e dell’adattamento, nonché regista, Andrée Ruth Shammah: donna tenace e ironicamente autoritaria, che non ha esitato a tagliare corto la conferenza stampa, impaziente di recarsi alle prove.

CITA A CIEGAS

di Mario Diament

traduzione, adattamento e regia Andrée Ruth Shammah
traduzione dallo spagnolo Maddalena Cazzaniga

con
Gioele Dix – Laura Marinoni, Elia Schilton – Sara Bertelà,
Roberta Lanave

scena Gianmaurizio Fercioni
luci Camilla Piccioni
costumi Nicoletta Ceccolini
musiche Michele Tadini

aiuto regista Benedetta Frigerio
assistente alla regia Tommaso Bernabei
assistente allo spettacolo Beatrice Cazzaro

direttore dell’allestimento Alberto Accalai
pittore scenografo Santino Croci
direttore di scena Marco Pirola
macchinisti Riccardo Scanarotti, Paolo Roda
elettricista Gianni Gajardo
fonico Matteo Simonetta
sarta Caterina Airoldi

scene costruite presso il laboratorio del Teatro Franco Parenti e FM Scenografia
costumi realizzati presso la sartoria del Teatro Franco Parenti diretta da Simona Dondoni

produzione
Teatro Franco Parenti
e Fondazione
Teatro della Toscana

 

a cura di Alice Dusso   

 

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