CIO’ CHE INFERNO NON E’ DI ALESSANDRO D’AVENIA

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A cura di Bianca Maria Cuttica

Se volessimo fare un gioco di parole potremmo dire che Ciò che inferno non è, ultimo lavoro di Alessandro D’Avenia, in cui si racconta l’incontro e l’amicizia tra il diciassettenne Federico e Padre Puglisi, ruota attorno a tre P. Le tre P non sono soltanto le iniziali di Padre Pino Puglisi, figura tratteggiata dall’autore con una delicatezza mai retorica, ma anche di tre parole, tre idee che si rincorrono tra le righe del racconto, formandone il centro e la cornice. La  prima è Paura, sentimento primordiale che tutti almeno una volta nella vita abbiamo dovuto affrontare; hanno paura i siciliani che nell’estate del 1993, ad un anno dagli omicidi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, fanno i conti con il fatto che la Mafia esiste ed è potente, ha  paura Federico quando alle soglie della sua partenza per le vacanze estive varca il passaggio a livello di Brancaccio e scopre un mondo nuovo, duro e reale, in cui respira la vita ma vede anche la morte e l’ingiustizia. La paura è il motore che spinge il giovane protagonista nel suo viaggio di formazione reale e figurato, durante il quale compirà scelte scelte complesse, compiendo il salto definitivo verso il mondo degli adulti.

Alla paura si affianca la Poesia, l’arma segreta di Federico che, come ogni  avido lettore, usa le parole per ancorarsi alla vita e per costruire legami con le persone che gli stanno intorno: il fratello Manfredi, gli amici e soprattutto Lucia. La lotta silenziosa di Federico e di padre Puglisi contro la Mafia e l’indifferenza, combattuta a colpi di poesie, partite di pallone e bagni a Mondello, va in scena nella città di Palermo, terza P del nostro gioco. Gli antichi chiamavano questo luogo da sempre ricco di contraddizioni pan ormus: tutto porto, città che accoglie, abbraccia e soffoca, terra araba e normanna, capace di offrire agli occhi bellezze come i palazzi attorno a piazza Marina ma anche di tollerare “la miseria che serve alla Mafia per dimostrare che lo Stato è un participio passato”.

Questi sono dunque gli ingredienti principali di questo romanzo corale, tra le cui pagine potrete trovare anche tanto altro: un una storia d’amore, il coraggio di una madre e la vigliaccheria delle istituzioni, uno scontro, un incontro, una vittoria ed una grande sconfitta, una città allegra e luminosa in uno dei periodi più cupi della storia del nostro Paese. Dipende soltanto da ciò che vorrete cercare.

Se queste poche righe hanno stuzzicato la vostra curiosità potrete scoprire di più passando tra i chiostri dell’Università Cattolica, dove nella giornata del 14 Novembre Alessandro D’Avenia condividerà con i lettori qualche pagina del suo romanzo attraverso un reading.

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