Il Cinema Ritrovato: The Green Inferno – Il Cannibal Movie al tempo dei social network

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the green inferno

“Volevo girare un film totalmente folle. É stato fantastico lavorare in Amazzonia, li non c’è praticamente nulla, si vive immersi nella natura. Abbiamo girato tra persone che non avevano mai visto una telecamera.”

A sei anni dal tanto criticato Hostel part II, Eli Roth torna dietro la macchina da presa e lo fa con un cannibal movie da lui stesso scritto e prodotto: The Green Inferno.
Roth, regista che si è distinto per la sua capacità di dipingere ritratti crudi, violenti, ma anche capaci di inglobare qualche riflessione sociale, realizza una vera e propria lettera d’amore a Cannibal Holocaust, il cult movie di Ruggero Deodato, da sempre la massima ispirazione del regista.

Le aspettative erano tante: il ritorno in sala di un genere così controverso come il cannibal, la scelta di girare la pellicola in un luogo ancora incontaminato e con una vera tribù di indigeni coinvolti come comparse. È stato girato e confezionato nel 2013, poi come scomparso, come se la pellicola fosse stata smarrita fra la fitta vegetazione dove si sono svolte le riprese. Un mistero? Non proprio. La Open Road aveva infatti cancellato il film dal proprio listino delle uscite nei cinema. Il motivo? La Worldview Entertainment si rifiuta di pagare la Promotion and Advertising (la campagna promozionale del film). E chi mai oserebbe far uscire nelle sale un film senza un’adeguata campagna pubblicitaria?

Superati i vari problemi il film arriva nelle sale, ma divide la critica: per molti è stato un buco nell’acqua. Sarà dovuto a questo la sua repentina caduta nel dimenticatoio?

Non vi annoierò con pagine di trama, giusto l’essenziale per invogliarvi a vedere il film. Justine, figlia di un funzionario dell’ONU, si unisce a un gruppo di attivisti di New York per recarsi in Amazzonia e salvare le tribù locali dalla deforestazione ad opera di potenti multinazionali. I pacifici attivisti avranno una sola arma: dei telefonini che riprenderanno e trasmetteranno in rete e in tempo reale tutto ciò che i capitalisti stanno facendo nella foresta incontaminata. Terminata la missione con successo, nel volo di ritorno, un malfunzionamento li fa precipitare in mezzo a quella foresta che vogliono proteggere, proprio nelle braccia di una tribù di cannibali.

Si potrebbe descrivere la pellicola come divisa in due parti: un primo momento di idilliache inquadrature documentaristiche dall’ampio respiro e dai colori accesi che poi si trasformano in un incubo claustrofobico dietro qualche centimetro quadrato di canne di bambù (la gabbia degli attivisti), costringendo lo spettatore a tenere gli occhi ben saldi allo schermo e intrattenendolo totalmente per i 103 minuti di durata della pellicola.

Il film è sicuramente rivolto agli amanti del genere, ma si fa tranquillamente guardare anche da chi ha voglia di sperimentare senza esagerare: Roth stuzzica il suo pubblico affezionato con qualche sadica e violenta tortura, ma si deduce che la sua intenzione non è solo quella di terrorizzare ma si caratterizza anche dalla voglia di divertire e divertirsi (non manca infatti una sottile vena ironica).

The Green Inferno non incarna solo lo stereotipo del cannibal movie nostrano, ma è anche una critica alla società contemporanea: riflette infatti sullo “slacktavism”, il modus operandi degli attivisti del XXI secolo, pronti a condividere video sui social network piuttosto che impegnarsi in prima persona.

A cura di Benedetta Mingarelli

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