Il Cinema Ritrovato: U-BOOT 96

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Perdersi nell’immensità della produzione cinematografica, ahimé, è inevitabile per tutti. Ogni anno vengono distribuiti centinaia di film in tutto il mondo, e solo alcuni appaiono ai nostri occhi. Altri invece sono film così vecchi o poco pubblicizzati che vengono dimenticati senza pietà.
Il cinema immortala, il cinema uccide. Si il cinema è anche questo, non solo fa rivivere o provare emozioni, ma può anche far morire produzioni di qualità, perché come sappiamo il pubblico ha la memoria corta.
Questa rubrica si propone lo scopo di riportare in vita vecchi capolavori e nuovi film che sono stati solo di passaggio, nella speranza di ridare l’importanza a loro dovuta, e donare a voi l’emozioni del cinema ritrovato.

Per iniziare come si deve andiamo a riprendere un film veramente coraggioso uscito nel 1982, parliamo di U-BOOT 96.
1941. Dal porto francese di La Rochelle prende il mare il sommergibile tedesco U-Boot 96, a caccia di convogli britannici nell’Atlantico. Quando il pericolo dei cacciatorpedinieri inglesi sembra scampato, un ordine dagli alti comandi della marina impone al sottomarino di raggiungere l’Italia anziché tornare indietro alla base. Ma ciò significa passare dallo Stretto di Gibilterra, controllato palmo a palmo dagli inglesi. La missione sembra fin da subito destinata a fallire…

Molto semplice la trama, ma tutto ben strutturato. U-BOOT 96 è un film sulla seconda guerra mondiale “dalla parte dei tedeschi” costituiva un rischio notevole, soprattutto nei primi anni ’80, quando il ricordo del conflitto era ancora vivo nella mente di molte persone.
Ciononostante il regista, Wolfgang Petersen, costruisce una pellicola sincera e realistica, dove le paure e la solitudine dei soldati inviati sui fondali dell’Atlantico (con l’obiettivo di affondare il naviglio nemico e di conseguenza sfiancare la resistenza britannica) emergono completamente, soprattutto grazie ad un cast di attori sconosciuti al grande pubblico, ma che si immergono perfettamente nella parte. Il regista riesce nella non facile impresa di tenere sempre viva l’attenzione dello spettatore, scoprirete e rimarrete sorpresi, grazie ad una tensione incalzante che vi terrà dall’inizio alla fine attaccato allo schermo, facendovi capire le vere sensazioni all’interno di questo gigantesco uovo di metallo che si muove silenzioso negli abissi dell’oceano.

Ne viene fuori un film di guerra insolito, totalmente estraneo ai canoni hollywoodiani, quelli in cui i tedeschi sono ricostruiti come automi cinici e diabolici.
 Ma soprattutto è una pellicola che descrive uno degli aspetti della seconda guerra mondiale meno conosciuti, quello della guerra sui mari e, in particolare, della guerra sottomarina e della vita degli equipaggi dentro questi mezzi tanto affascinanti quanto sempre pronti a tramutarsi in bare metalliche, destinate a posarsi per sempre sui fondali con il loro contenuto di vite e di paure.
Quindi preparatevi a recuperare U-BOOT 69, per dargli nuova luce e riscoprire il cinema ritrovato.

a cura di Giacomo Azzolina

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