Vox torna oggi con una delle rubriche dedicate alla settima arte. Con lo scopo di riportare in vita vecchi capolavori e nuovi film che sono stati solo di passaggio, per ridare l’importanza a opere trascurate nel tempo, oggi riproponiamo The Machinist (tradotto in italiano con L’uomo senza sonno) nella rubrica “cinema ritrovato.

Diretto nel 2004 da Brad Anderson (tra poco al cinema con il nuovo film Beirut), è un thriller psicologico scritto da Scott Kasar. Il protagonista è interpretato da Christian Bale che ormai tutti conosciamo come uno degli attori più trasformisti in assoluto. Per questa parte infatti pare che sia arrivato a pesare circa 54 kg e che addirittura il regista gli abbia chiesto di fermarsi e di smettere di dimagrire perché la dieta esagerata e la grande quantità di sigarette stavano mettendo davvero a rischio la sua salute. Per questo motivo infatti Bale ha fatto fatica a girare alcune scene in movimento perché il suo fisico debole e senza muscoli gli rendeva impossibile anche la corsa.

La vicenda tratta di Trevor Reznik, un macchinista che da circa un anno soffre di una forte insonnia che sta compromettendo le sue condizioni psico fisiche fino a renderlo instabile al lavoro e nella vita privata. Il fattore scatenante nel film è proprio un incidente in fabbrica che è causato in parte per colpa sua e che lo porta quindi a comprendere per la prima volta quanto sia grave la sua condizione. Dopo questo episodio Trevor perde il suo equilibrio precario e inizia una lenta discesa in un inferno fatto di paranoie e di allucinazioni.

L’opera è stata apprezzata molto dalla critica anche grazie alla incredibile performance di Bale che oltre alla metamorfosi iniziale si rivela come sempre un interprete eccellente capace davvero di assorbire l’anima di un personaggio più che di limitarsi a recitare.

La simbologia presente nel film è molto ricercata e indispensabile per la comprensione della trama e dei risvolti finali che svelano completamente la natura del personaggio principale. Uno dei riferimenti più importanti del regista è la letteratura russa ed in particolare Dostoevskij che viene inserito sotto diverse forme all’interno della storia. Il libro che legge Trevor (L’Idiota) così come il nome Ivan di un personaggio secondario offrono indizi e chiavi di lettura che solo dopo aver visto il finale possono essere davvero compresi dallo spettatore. È molto importante quindi durante la visione prestare la massima attenzione ai particolari inseriti dal regista nella narrazione che conducono al capovolgimento della trama che si trova nel finale. Lo stile del film richiama fortemente il cinema di Hitchcock per le atmosfere cupe, la psicologia dei personaggi e la simbologia così importante nella storia. Ogni singolo frame è studiato per dare un senso specifico a tutta l’opera, ogni suono e musica hanno un significato particolare. La colonna sonora di Roque Banos è infatti pensata per richiamare le melodie e le atmosfere di Bernard Herrmann, compositore che ha lavorato per molti film di Hitchcock. Inoltre il regista dichiara anche di essersi ispirato a livello visivo a Nosferatu (1922) e Il gabinetto del Dottor Caligari (1920) che sono considerati come alcuni dei primi horror della storia del cinema.

A livello tematico invece il paragone tra The Machinist e Fight Club è automatico, principalmente per quanto riguarda molti caratteri del protagonista ma non vogliamo svelarvi altro. A questo proposito Brad Annderson inserisce la citazione «Nobody ever died from insomnia».

a cura di Beatrice Corona

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