Manca un quarto d’ora a mezzanotte. Sei da solo in casa e ti stai facendo una doccia in totale tranquillità. A un certo punto senti un rumore sinistro. Lentamente si apre la porta e incominci a sospettare che tu non sia più solo. Apri di scatto la tendina della doccia e ti accorgi che in realtà era solo uno spiffero d’aria, tirando un sospiro di sollievo. Per un istante però, prima di tirare la tendina, sicuramente avrai temuto di trovarti davanti una donna con un coltello in mano pronta a colpirti. Perciò finisci velocemente di fare la doccia e te ne vai a letto, non più tanto tranquillo come eri prima.

Nel 1960 Alfred Hitchcock fa uscire Psycho, dopo essersi ispirato all’omonimo romanzo di Robert Bloch, e dopo aver incontrato numerose difficoltà con le case produttrici hollywoodiane che ritenevano il film immorale. Girato in 30 giorni e con un budget minore al milione di dollari, questo film rappresenta una delle più famose pietre miliari della storia del cinema, non solo appartenente al genere thriller-horror ma con riferimenti che hanno condizionato tutta la produzione cinematografica mondiale.

Il film si divide in due parti, con la prima parte che non lascia presagire niente, anzi induce lo spettatore ad immaginarsi tutta un’altra storia. Marion Crane (Janet Leigh) è un’impiegata di un’agenzia immobiliare che ha una relazione con Sam Loomins (John Gavin), un uomo divorziato e pieno di debiti che vive in California. A causa della sua situazione economica, Sam è impossibilitato a sposare Marion, la quale però è follemente innamorata di lui e decide di rubare dalla cassetta di sicurezza dell’agenzia dove lavora 40.000 dollari. In fuga verso la California, Marion decide di fermarsi una notte nel motel di Norman Bates (Anthony Perkins), un uomo solitario e misterioso, che vive con la vecchia madre malata nella casa che sovrasta il motel.

Dopo aver trascorso una cena piacevole offerta da Norman, Marion viene uccisa mentre si stava facendo una doccia dalla madre malata. Dopo questo atto, la trama supposta del film cambia radicalmente, poiché da una storia che individuava una protagonista che rubava dei soldi per raggiungere l’amante, adesso, dopo la sua morte, si ha come nuovo protagonista Norman, con le sue inquietudini e l’alone di mistero che aleggia su di lui. Entrano in scena nuovi personaggi: siccome non si hanno più notizie da giorni di Marion, la sorella Lila (Vera Miles) incomincia a preoccuparsi delle condizioni di Marion e insieme al fidanzato di lei Sam decidono di assumere un detective privato per ritrovare la donna scomparsa, Milton Arbogast (Martin Balsam).

Il detective inizia a seguire le tracce della donna, che lo conducono direttamente al Bates motel dove viene decisamente insospettito dal comportamento molto evasivo di Norman. Dopo aver segnalato il motel a Sam, Arbogast viene colto di sorpresa dalla madre e ucciso brutalmente pure lui. A questi punti, Sam e Lila decidono di recarsi direttamente al Bates motel dove scoprono la sconcertante verità: la vecchia madre, che si intravedeva ogni notte dalla finestra della camera da letto, in realtà è morta e il suo cadavere è conservato gelosamente da Norman. Era lui che travestendosi da sua madre aveva ucciso sia Marion che Arbogast.

Dopo la morte del padre, Norman aveva sviluppato un forte complesso di Edipo con la madre, che si era conservato anche dopo la sua morte mantenendola in vita assorbendo la sua personalità. Si presenta così per la prima volta sul grande schermo il tema del doppio: la doppia personalità di Norman Bates viene mostrata chiaramente nella scena finale quando, sotto interrogatorio, alterna la sua personalità con quella della madre. E’ il risveglio d’interesse per un’altra donna, quando si presenta Marion al motel, che fa scoppiare la gelosia assassina della madre-Norman e deve eliminare fisicamente l’oggetto del suo desiderio per proteggere il suo bambino.

Hitchcock crea così un personaggio senza tempo, destinato ad essere ripreso in molti altri film. Ma anche lo sviluppo della trama rimane particolarmente caratteristico, con un continuo cambio di prospettiva nella storia che fa mantenere lo spettatore in tensione fino alla fine. Soprattutto lo sviluppo di alcune scene, come quella dell’accoltellamento, che fu la prima messa in mostra di un omicidio a sangue freddo, a mantenere viva nell’immaginario collettivo la storia di questo film, sviluppando una certa fobia nel fare la doccia a chiunque vide quella scena raccapricciante.

A cura di Edoardo Marcuzzi

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