La pellicola che oggi andiamo a recuperare è un film russo del 2016, che fu presentato a Cannes quello stesso anno nella sezione Un certain regard dove vinse il premio François Chalais. Nonostante fosse stato distribuito nei cinema italiani da I Wonder Pictures già nel 2016 è entrato nel mercato home-video solo qualche mese fa. Se il titolo vi dice qualcosa è perché ve ne avevamo parlato alla sua uscita nel Yes Weekend.

La trama, di impostazione teatrale, gira attorno a Veniamin un ragazzo che deve avere a che fare con alcuni problemi sia in famiglia che a scuola. Questo suo disagio verrà riversato in un fanatismo religioso dato da una lettura esclusivamente letterale della Bibbia che diverrà motivo di scontro con la professoressa di scienze. È un lungometraggio dalla costruzione molto semplice, ma altrettanto particolare nella caratterizzazione del protagonista: se da una parte si ricercano tematiche per avere uno scontro tra scienza e religione dall’altra si cercano le ragioni dietro ad un comportamento così insolito, che vengono ritratte attraverso il rapporto che ha con il suo ‘apostolo’.

Grigory si avvicina inizialmente a Veniamin perché è sciancato e pensa che stare con lui e pregare possa guarire la sua malattia, ma nella realtà il fatto che sia storpio farà credere a Veniamin di essere ancora più vicino a Dio (nella Bibbia si parla di una guarigione miracolosa di appunto uno storpio). Il loro rapporto è molto curioso quanto malato, drammatico ma con un’ironia sottile data dal fatto che il nostro profeta non riesce a vedere oltre la religione, non riesce a comunicare, non riesce ad avere empatia.

Il fulcro della storia è però il rapporto con l’insegnante di scienze, e più in generale con l’istituzione scolastica. Da una prima polemica sul costume da bagno delle ragazze durante gli allenamenti di nuoto fino a temi che riguardano darwinismo e anticoncezionali. Se la docente è ferma sulle sue convinzioni progressiste, che di fatto il film promuove, si può dire lo stesso sulla preside molto più incline ad appoggiare le follie di Veniamin che hanno alla base ideologie conservative. Come scritto in precedenza, questa parte è scritta molto semplicemente, su posizioni che sono bianche o nere, ma non è un fattore negativo in quanto è funzionale alla formulazione di un discorso costruito per iperboli al fine di provocare lo spettatore in merito ai messaggi e ai comportamenti che la società è disposta ad accettare.

Ma non solo: questo confronto ideologico impedisce agli adulti di avere un contatto con il giovane, qualcuno che lo comprenda invece che una persona che sostenga la tesi opposta con il risultato che più lui si sentirà isolato più diverrà instabile e dipendente dalla sua ideologia. È molto interessante a tal proposito la regia che gioca molto con il segno dell’aureola in diverse scene.

In conclusione, una pellicola da ritrovare in primis perché è sconosciuta, sia perché vale per la sua semplicità quanto per l’audacia delle sue iperboli accompagnata da una regia ispirata e da dei giovani attori davvero promettenti.

 

A cura di Fabio Facciano

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