Il laureato (The Graduate): un titolo, un cult, una generazione. Firmato nel 1967 da Mike Nichols e tratto dall’omonimo romanzo di Charles Webb. Una pellicola “nitroglicerinica”, carica di trasgressione, di continui rimandi allegorici e che a suo tempo, come si suol dire, ha letteralmente fatto il botto. Il film di Nichols tramite la messa in scena di una storia “comune” riuscì ad ergersi a “manifesto” di una generazione, la stessa che, di lì a breve come nella celebre sequenza finale del lungometraggio, salì sull’autobus dell’incertezza. Le domande che sembrano prendere forma nella testa del protagonista non sono molto diverse da quelle che attanagliano i tormentati, nonché eterni incompresi, baby boomers: “Cosa farò adesso che ho finalmente finito gli studi? Come farò a diventare una persona felice e realizzata e ad affermare la mia libertà in un mondo così conformato e bigotto? Come riuscirò a crescere in una società narcisistica ubriacata ed ammaliata dal materialismo, dal consumismo e dal conformismo? Cosa significa diventare adulti?”.

Ed ecco che Ben, il laureato di Charles Webb, si ritrova alle prese con quella che inizialmente sembra apparire come una banale, comune quanto convenzionale crisi esistenziale post-laurea. Quest’ultima in realtà, durante il perseguirsi della narrazione, si rivela essere come la diretta conseguenza di una forte frustrazione derivata dall’impellente necessità di riuscire a colmare un vuoto interiore che, fino a quel momento della crescita, era rimasto ignorato: Ben è insoddisfatto, triste ed annoiato. Il protagonista non può o, per meglio dire, non riesce a comunicare con il mondo esterno (il mondo dei grandi). Il suo atteggiamento sprezzante nei confronti della vita, nonché il suo apparente e pervicace desiderio di evasione, richiama lo spettatore a disdegnare la sua quotidiana fuga da sé stesso; riuscendo ad incanalare e catturare i pensieri che volgono, non imperturbati, verso il soddisfacimento di un altrettanto ostinato bisogno: quello di identificare le proprie certezze assolute. Chi fruisce della pellicola, inevitabilmente, cade preda di una subdola imposizione che non ammette rinvii: viene costretto a scrutarsi davanti al riflesso di uno specchio interiore dovendo così fare i conti con la propria auto-coscienza. Si potrebbe affermare che ognuno di noi, a modo suo, sia alla continua ricerca del significato della vita stessa e che nel loro piccolo, infatti, possono essere proprio degli artefatti come “Il Laureato” a soccorrerci, senza darci ovviamente una risposta definitiva o una “formula magica”. Ma bensì per stimolarci e chiamarci a raccolta sotto il segno della nostra umanità, rammentandoci che siamo fragili, e che spesso e volentieri non siamo i soli ad aver “perso la bussola”. Che è proprio quando mostriamo le nostre debolezze – se siamo fortunati – che possiamo sperare di incontrare qualcun altro come noi. Un’altra persona che sta cercando di ritrovare la sua strada. Qualcuno grazie al quale: la paura di “perdersi” possa diventare il desiderio di “cercarsi”, per riuscire finalmente ad intravedere l’essenziale – dentro di sé – come un perno impiantato nel nostro animo: il proprio tassello esistenziale e quindi, finalmente “ri-trovarsi”.

Vincitore di 5 Golden Globe e 3 premi alla miglior Regia tra i quali 1 Oscar. Nel 1996 venne scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti d’America. Nel 1998 l’American Film Institute lo inserì al settimo posto della classifica dei migliori cento film statunitensi di tutti i tempi. Rimase celebre la colonna sonora cantata da Simon & Garfunkel – The Sound of Silence.

Ecco a voi 8 curiosità, che forse non conoscete, su questo cult indiscusso:

  • Nel film, diversamente che nel racconto, non vengono mai citati i nomi delle località californiane intorno alle quali orbita la vicenda di Ben. Né il luogo in cui vive, né tantomeno la città dell’Est dove ha studiato. Nel romanzo di C. Webb, invece, leggiamo che Pasadena è il luogo di provenienza di Ben ed il Williams College di Williamstown (Massachusetts) l’istituto in cui si è diplomato, che sono anche gli stessi identici luoghi in cui Charles Webb è cresciuto ed ha studiato;
  • Se nella finzione scenica la signora Robinson ha «il doppio degli anni» di Ben, come gli ricorda lei stessa, nella realtà tra i due attori ci sono solo 6 anni di differenza: all’epoca delle riprese infatti la Bancroft non aveva compiuto nemmeno 36 anni mentre Hoffman andava per i 30. Buck Henry, sceneggiatore del film, compare nelle scene dell’hotel, nel quale interpreta il ruolo di receptionist;
  • La giovane età del protagonista e l’abilità di Hoffman di trasmettere un’aria efebica trassero in inganno i redattori del Corriere della sera, che sulla loro testata presentarono l’attore come «un ventenne che qualcuno negli Stati Uniti ha già definito il migliore dei nuovi attori americani»;
  • Il giovane studente che a Berkeley si offre di chiamare la polizia quando Elaine (K. Ross) urla, è un’esordiente – e non accreditato – Richard Dreyfuss;
  • Intervistato nel 25° del film, Hoffman dichiarò di aver proposto a M. Nichols di fare un sequel de Il Laureato, dove Ben (Hoffman) e Elaine (K. Ross) avrebbero dato alla luce due figli divenuti presto adolescenti, e dove la signora Robinson sarebbe stata una nonna collaborativa, mentre Ben avrebbe avuto una relazione con la fidanzata del figlio. A dire dell’attore (Hoffman), Nichols lo sbeffeggiò “accusandolo” di ambire a diventare la “nuova” Mrs. Robinson;
  • Vi fu un seguito letterario dal titolo “Home School” sempre scritto da C. Webb che venne pubblicato nel 2007 in Inghilterra, luogo in cui oggi vive l’autore, dopo ben 40 anni dall’uscita del primo racconto: lo stesso per cui Webb vive una situazione complicata – sul beneficio dei diritti – per aver ceduto nel 1964, ai produttori del film, per la ridicola somma di 1000 dollari i diritti del romanzo aventi oggi grande valore, e che oggi sono detenuti dalla francese Canal+;
  • La lunga carrellata in aeroporto all’inizio del film Jackie Brown di Quentin Tarantino, è un omaggio alla sequenza di apertura de Il laureato;
  • Nel gennaio 2013 l’attrice Linda Gray affermò di essere la proprietaria della celeberrima gamba in collant fotografata in primo piano e impressa nella locandina del film, del quale è divenuta fin da subito una sorta di manifesto. Nel 1967 infatti, la Gray era ancora una modella sconosciuta ed accettò di posare, al posto della Bancroft, per la modica cifra di «25 dollari per gamba!»

A cura di Antonio Annese

Commenti su Facebook
SHARE