Durante questo periodo difficile di quarantena, la redazione cinema di Vox vi propone settimanalmente in questa rubrica diverse watchlist redatte dai nostri editor.

GOOOD MOOORNING, QUARANTENA.

*immaginate ci sia una sigla introduttiva molto catchy*

1) Divorizio all’italiana di Pietro Germi (1961)

Disponibile su Rai Play

Gli anni ’60, gli anni dell’esplosione del cinema italiano e della sua consacrazione, come la Dolce Vita di Fellini nel ’60, il Sorpasso nel ’62 e nel ’61, il film che vi voglio caldamente consigliare : Divorzio all’italiana. Questo film, da come si deduce dal titolo, ha già un tema scottante per gli anni ’60: il divorzio che per l’epoca, era quasi una chimera. Un’eccezionale commedia nera, di un Pietro Germi rinnovato dirige una delle interpretazioni più memorabili del divino Mastroianni, con il suo charme lezioso e i suoi tic, affiancato qui da una Daniela Rocca straordinaria, buffa e civettuola, incredibilmente sexy pur nel suo tratto grottesco di donna baffuta e monociglio. Inzaccherata da stille di pura comicità, la sceneggiatura di Concini, Giannetti e lo stesso Germi ottenne il premio Oscar giocando sull’onore siciliano e le sue storture, mettendo ironicamente dietro a una storia criminale di costruzione artificiale di una vendetta l’imminente rivoluzione del divorzio in Italia. Siamo alle sorgenti più pure e incontaminate della cosiddetta “commedia all’italiana”.

2) There Will Be Blood – Il Petroliere di P. T. Anderson (2007)

Disponibile su NETFLIX

Ora cambiamo completamente e ci trasferiamo a quasi 50 anni dopo, con il film che consacrò le capacità ed il talento di forse l’unico regista che è riuscito a raccogliere la pesante eredità lasciata da Kubrick, Paul Thomas Anderson.

Spero che perdoniate il mio modo di parlare semplice, all’antica, da uomo che scava nella melma”, questo è un estratto che delinea bene il ruvido spietato Daniel Plainview, protagonista di una storia di cieca misantropia, petroliere di una cupidigia fredda e “seriale”, incapace di godere i frutti della ricchezza, sullo sfondo di un’America ultrareligiosa fino al fanatismo. Un film in un certo senso faulkneriano. Incrocia meschinità ed eresia (manca però l’ingrediente carnale); la sequenza del battesimo, di magniloquente brutalità, è un esempio di grande cinema, soprattutto se messa in controluce con la devastante sequenza finale alla sala bowling.  Paul Thomas Anderson narra le origini del capitalismo USA, in uno dei suoi aspetti più pregnanti: la corsa ai giacimenti di petrolio di inizio Novecento. Anderson stupisce, muovendo la macchina da presa leggera e soave intorno al protagonista senza essere mai realmente presente. Addirittura nel primo quarto d’ora introduce e racconta i personaggi senza nemmeno una linea di dialogo. E dopo aver visto questo film consacrerete Daniel Day Lewis come il più grande attore vivente.

3) Guns Akimbo di Jason Lei Howden (2019)

Disponibile su Prime Video

Adesso vi voglio sorprendere con un film che solo a vedere il manifesto o a sentire la sinossi non dareste il vostro più lurido penny rimasto buttato per anni nella vostra borsetta lilla. E invece vi consiglio un piccolo gioiello di follia ultracinetica, Guns Akimbo. Ormai Daniel Radcliffe ha abbandonato la bacchetta magica e negli ultimi anni ha intrapreso un viaggio lisergico all’interno del panorama indie Europeo e non. Un film che non si lascia prendere mai sul serio completamente, partendo già dalla premessa: Daniel Radcliffe ha due pistole fissate alle mani con dei bulloni. Un film con dei problemi registici nati dalla presenza di una mano ancora giovane che vuole esagerare a tutti costi; si intuisce la volontà di essere un nuovo Kick-ass, ma ancora di più della pellicola di Vaughn, questo film non lascia scampo, Guns Akimbo: o lo si ama o lo si odia.

4) Herditary: Le Radici del Male di Ari Aster (2018)

Disponibile su NowTv

Da qualche anno sembra che il genere Horror sia stato inondata da una ventata di aria fresca, partendo con autori come Jordan Peele, e arrivando a Ari Aster con il suo film di debutto: Hereditary. Ari Aster debutta con la sicurezza di un veterano. Nessuna inquadratura è buttata via, denotando un notevole senso del ritmo. Questo regista crea un esperienza totalizzante, smuovendo tutti i sensi dello spettatore. Gioca con l’udito, con la vista, la memoria e con la nostra capacità di decifrazione. Ma soprattutto gioca con la nostra inquietudine. In alcuni momenti i tempi sono così ben calibrati che tremerete per il cambio d’inquadratura non sapendo cosa vi riservi lo stacco.

Hereditary è un film che riconcilia il genere horror con il pubblico, dopo innumerevoli delusioni. Se avete apprezzato questo film vi suggerisco anche di seguire la seconda opera di Ari Aster: MidSommar, dove la sua tensione visiva riesce ad espandersi ulteriormente, riuscendo a creare ansia persino con l’uso dei colori.

A cura di Giacomo Azzolina

Commenti su Facebook
SHARE