CINECATT – NOI 4

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A cura di Marialaura Agosta

Un film diretto e sceneggiato da Francesco Bruni. Con Fabrizio Gifuni, Ksenia Rappoport, Lucrezia Guidone, Francesco Bracci, Raffaella Lebboroni, Milena Vokotic, Gianluca Gobbi, Giulia Li Zhu Ye. Produzione di Beppe Caschetto con il sostegno di IBC movie. Fotografia di Arnaldo Catinari. Scenografia di Roberto De Angelis. Costumi di Cristina La Parola. Distribuito da 01 Distrbution. Paese: Italia. Anno: 2014. Uscita nelle sale: 20 marzo 2014. Durata: 90 minuti. Genere: commedia.

Il 13 giugno è una giornata qualsiasi, ma anche una giornata diversa da tutte le altre. Oggi Giacomo, il figlio più piccolo di Ettore e Lara, ha gli orali degli esami di terza media. Se fosse un’altra famiglia, questa sarebbe l’occasione per stare tutti insieme a incoraggiare e sostenere il ragazzino. Non è però il caso dei nostri quattro supereroi calati nella routine della quotidianità, perché il padre, la madre di Giacomo e la sorella ventenne Emma insieme non riescono proprio a stare. Per questo il 13 giugno scatena dentro di loro un’esplosiva reazione chimica, che li manda in tilt. Si incontrano e scontrano più volte fra loro. Però non riescono mai a fare a meno di cercarsi…

Attento, leggero ma solo in apparenza, impegnato senza eccedere in inutili virtuosismi.

Così si potrebbe definire l’ultimo film di Francesco Bruni, che è tornato alcuni mesi fa sul grande schermo dopo l’esordio cinematografico del 2011 Scialla!, per narrare stavolta non più le dinamiche semplici e grottesche che intercorrono tra un padre e un figlio, ma la storia di quattro personaggi, ognuno a suo modo protagonista della vita che è impegnato a vivere, ognuno con quel bagaglio di sensazioni disfunzionali che scombussolano irrimediabilmente anche chi quasi per caso incontra questi personaggi dietro il grande schermo. Perché Noi 4 è il ritratto della famiglia dell’Italia di oggi. E’ il focolare domestico del nuovo millennio che di accogliente e caloroso ormai ha ben poco. E’ l’emblema della quotidianità semplice che viene bombardata costantemente da storie sempre nuove e sgangherate. E’ la fotografia non troppo impolverata che tiriamo fuori ogni volta che siamo presi da quella forte nostalgia di tornare a come eravamo, perché come siamo è difficile da accettare, e chissà come saremo allora! In Noi 4 ci siamo tutti noi con il nostro equilibrio tanto precario quanto severo e attento, perché il mondo di oggi ci consente di accelerare, ma a patto di avere riflessi pronti per riuscire a frenare quando è necessario.

E forse proprio a Ettore, padre quarantenne allo sbaraglio con così poca voglia di lavorare da marcire nella sua ottusa irresponsabilità, manca quel piede sul freno che dovremmo avere sempre pronto per capire in che direzione stiamo andando. Perché la via che ha scelto, o si è trovata a scegliere la sua famiglia, non è quella che una famiglia felice dovrebbe imboccare, mai. La via che il sedicente scultore, tanto sfaticato quanto egocentrico, Ettore e la stakanovista moglie Lara, ingegnere edile alle prese con la costruzione della rete metropolitana della Capitale, hanno intrapreso è quella di una separazione che costa cara ma che è inevitabile quando l’amore scema se la fatica è troppa e non è mai condivisa. Una separazione, questa, che pesa incredibilmente sui due figli della coppia, Emma e Giacomo, l’una aspirante attrice che non calca mai il palco, dotata di quel finto spirito libero che la spinge a rinnegare la realtà in cui vive per occupare un teatro e a partire, se possibile, all’insaputa di tutti, l’altro, Giacomo, alle soglie dell’adolescenza, con quella pretesa di sentirsi già grande perché il liceo è cosa da grandi e la cotta per la sua compagna di classe non è mica cosa da bambini.

Immersi come sono a fare i conti con una realtà che sta loro stretta, si trovano a scontrarsi e a incontrarsi il 13 giugno, un’apparente giornata come tutte le altre, in cui, però, il piccolo di casa deve affrontare i suoi primi veri esami, quelli di terza media. E così dall’alba al tramonto, sforando nella sera, seguiamo la vita ansiogena di Lara che, mattiniera, è già pronta per la sua lezione di spinning – la frenetica corsa a vuoto su quella bicicletta, dalla quale non vuole scendere, non è forse metafora di una vita fatta di sola fatica e di tanto lavoro che le hanno tolto il piacere di vivere? -, e che si barcamena tra un’instancabile precisione sul lavoro e continue chiamate da quel cellulare che non può fare a meno di tenere tra le mani per poter pianificare a distanza le vite degli altri; seguiamo la vita di Ettore, che ama poltrire e non conosce la fatica, ma “ci siamo separati per portare la bellezza ai quattro angoli del mondo”, dice alla figlia ventitreenne Emma, che fatica ad ammetterlo, ma ama il ricordo di quella famiglia con cui ci si divertiva tanto al lunapark tra noccioline sgranocchiate e virtuali corse ai cavalli. Ama quell’unione che due genitori non dovrebbero mai perdere perché i figli, se abbandonati, rischiano di essere sedotti da vane speranze e dolciamare illusioni. E infine, in quest’afosa giornata di inizio giugno seguiamo la vita di Giacomo che in quanto a maturità fa concorrenza a tutti, con la sua capacità di guardare il mondo con un’onestà che è ormai rarità.

Tra tenerezza e rabbia, tra dolci sorrisi e amare paure, tra baci negati e abbracci appena sfiorati, i 4 si affrontano trovandosi all’interno di dinamiche sempre nuove perché l’interazione multipla non smette di coinvolgere i personaggi anche in dialoghi a coppia, come quello inaspettato all’isola tiberina tra la figlia Emma e la madre Lara che, con urla frenetiche e silenzi che paiono interminabili, gridano al mondo i loro fallimenti e tutto l’amore di cui hanno ancora bisogno perché in fondo nessuno si è mai salvato da solo. Nessuno in questa storia, che è la storia di tante famiglie italiane alla deriva ma con tutto l’interesse a ricominciare senza più sbagliare, si può salvare da solo. E alla fine è l’esortazione di Ettore, che pare dire con un filo di voce a Lara “se ci amiamo ancora, proviamo a sopportarci”, ad aprire uno spiraglio di speranza per questa famiglia che va salvata a tutti i costi.

Senza mai cedere a inappropriate facezie o abbandonarsi in superflui patetismi, la scrittura di Bruni appare durante tutto il corso del film capace di arrivare diretta allo spettatore, che si sente così coinvolto come se tra quei 4 ci fosse proprio lui stesso. Lo spettatore riesce quasi a sentire la fatica fisica di Lara che corre da una parte all’altra della città e trattiene a stento le lacrime, l’imbarazzo malcelato di Ettore quando non ha denaro sufficiente per pagare il conto del ristorante, il batticuore di Giacomo che finalmente si dichiara alla sua compagna di classe della quale è innamorato da anni, il fallimento di Emma che solo alla fine capisce che la realtà è meglio del sogno, anche quando non la si vuole accettare per ciò che è.

Con una leggerezza che non è mai frivolezza Bruni ci regala uno spaccato di vita quotidiana tanto reale che la finzione lascia il posto alla verità, e ci ricorda che solo se lo si vuole davvero amor vincit omnia et nos cedamus amori.

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