Spesso la scena musicale indipendente italiana viene superficialmente catalogata e relegata al nuovo cantautorato indie, il quale – senza alcun dubbio – ha sfornato moltissimi artisti nell’ultimo biennio. Addirittura qualcuno sottovaluta, altrettanto superficialmente,  i prodotti esportati dal Belpaese. Santeria Gounds Sood, rassegna organizzata da Santeria Social Club, ci dimostra che le cose non stanno proprio così. Tre artisti diversi, background e sonorità eterogenee ma complementari, per confermare al pubblico che l’Italia è ancora capace di sfornare musica dal retrogusto internazionale e contemporaneo, il tutto, in una serata pregna di grandi eventi concorrenti (Fleet Foxes ed Harry Styles su tutti), ma che ha saputo registrare nonostante tutto una calda risposta dei numerosi partecipanti.

Ad aprire le danze ci pensa Andrea Laszlo De Simone, che propone un cantautorato italiano intriso di spunti barocchi, accompagnato da una formazione composta da ben sei elementi. L’artista dà poco spazio ai convenevoli e lascia parlare la musica: i brani del nuovo album, Uomo e Donna scorrono lentamente e ipnotizzano il pubblico, con la band che, accomunata da folte capigliature eccentriche, esegue alla perfezione e all’unisono le canzoni. I brani scorrono via piacevolmente, come una piccola suite progressive, scacciando via i pensieri degli astanti. Unico neo della performance, un problema tecnico del locale, a ridosso dell’encore, ma poca roba: De Simone convince e conquista anche le attenzioni di una Levante, presente e invasa dai fan durante il susseguirsi dei live.

Segue Joan Thiele, che si presenta sul palco, con una formazione minimale e dei visual accattivanti e lisergici sullo sfondo. Chitarra e synth per lei, accompagnata da Jamy degli Etna, in veste di beat maker. La voce dell’artista conquista subito la platea, introducendo con dovizia ogni pezzo, molti dei quali sono stati ispirati da un recente viaggio in Colombia. Convince Blue Tiger, probabile singolo del nuovo lavoro, previsto in uscita a Gennaio. Il timbro di Joan è riconoscibilissimo e gradevole, le sonorità strizzano l’occhio all’ultima St Vincent, la presenza scenica c’è. Resta da chiedersi quanto tempo ci voglia per la definitiva consacrazione, si spera anche e soprattutto al di fuori dei confini nazionali.

Chiude il live l’oscura presenza di Christaux, ex voce degli Iori’s Eyes: l’iconicità androgina del frontman si sposa perfettamente con le atmosfere cupe ed eremitiche proposte nel suo ultimo lavoro. Tra le performance spicca Surreal, per intensità e teatralità, e per la naturalezza con cui Clod si districa sul palcoscenico. Un elogio dell’introspezione che merita di essere ascoltato e apprezzato dal vivo.

A cura di Valerio Giannetto

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