Il 9 settembre si è giunti alla fine del festival. Il red carpet viene arrotolato e messo da parte per il prossimo anno. I riflettori vengono pian piano smontati e chiudono i bar dove si era soliti prendere un calice di prosecco tra un film e un altro. La gente che si appresta a partire dal lido lascia dietro di sé le proprie impressioni e conclusioni, tra chi sostiene che il cinema americano non sia più quello di una volta, chi invece pensa che Brutti e Cattivi di Cosimo Gomez sia uno dei film più divertenti che abbia mai visto e chi ha potuto realizzare il sogno di una vita riuscendo a farsi una foto con il leggendario Robert Redford. E chi l’avrebbe mai detto che un mostro mezzo umano e mezzo acquatico si sarebbe aggiudicato la statuetta più importante?

La 74° edizione del festival di Venezia si è rivelata una delle edizioni più propositive degli ultimi anni, caratterizzandosi nell’aver dato molto spazio al problema della salvaguardia dell’ambiente, cercando di sensibilizzare il più possibile gli spettatori su quanto sia bello e necessario saper apprezzare la natura di questo mondo che via via si sta sempre più appassendo. Downsizing di Alexander Payne è stato il film di apertura, che fa vedere come rimpicciolendo l’essere umano alle dimensioni di una formica si possa riuscire a salvare il nostro pianeta. E non è un caso che a The Shape of Water di Guillermo Del Toro sia stato assegnato il 74° Leone d’oro, visto che la sua creatura marina è un po’ l’emblema di come la rarità della natura sia continuamente messa in pericolo un po’ dalla spasmodica ricerca del progresso ma soprattutto dal semplice egoismo umano. Il Leone d’argento Gran Premio della Giuria è stato vinto da Foxtrot di Samuel Maoz, un film su come sia doloroso il destino della guerra non solo sul campo di battaglia ma anche tra le mura domestiche. Il premio alla miglior regia è andato a Xavier Legrand per Jusqu’a la garde, mentre la Coppa Volpi ai migliori attori è andata a Charlotte Rampling per Hannah e Khamel el Basha per The Insult. Mi aspettavo molti più riconoscimenti per Three Billboards Outside Ebbing, Missouri di Martin McDonagh, che ha ottenuto comunque il premio per la miglior sceneggiatura. Una commedia noir che consiglio vivamente di fare un salto al cinema per vederla. Sono rimasto profondamente deluso nel vedere nessun riconoscimento a Beautiful Things di Giorgio Ferrero, film prodotto dalla Biennale College e che (a mio parere) più di tutti è riuscito a esprimere la negligenza dell’uomo riguardo l’ambiente e nei confronti di alcuni aspetti della sua vita che pensa non lo tocchino così da vicino ma che invece non può farne a meno. Riguardo alla sezione Orizzonti, io facevo il tifo per Los Versos dell’Olvido di Alireza Khatami, un film tragicomico con dei personaggi molto interessanti, ma è uscita vincitrice Susanna Nicchiarelli con Nico 1988, film che racconta di questa cantante inglese impegnata a risolvere i suoi problemi con il passato. Inoltre, ha fatto la sua apparizione per la prima volta sulla passerella del red carpet la Virtual Reality, a cui è stata dedicata una mostra esclusiva sul Lazzareto Vecchio dove venivano esposti una serie di corti che ti immergevano in situazioni molto idilliache ma anche molto claustrofobiche.

Questo è un riassunto delle premiazioni, ma il festival ha regalato molto altro, sia dentro che fuori dalle sale. Ho avuto la fortuna di vedere Jim Carrey compiere uno dei suoi show esilaranti sulla scalinata della Sala Grande per la proiezione del suo documentario Jim and Andy, mentre mi sono fatto coinvolgere di brutto nei fischi che hanno seguito la proiezione di Mother, lo pseudo horror di Darren Aronofsky, con protagonista Jennifer Lawrence, tanto bella quanto inappropriata nel suo ruolo.

Ieri sera, un grande #jimcarrey se la spassava per la scalinata della sala grande. #venezia74#nonsimollauncazzo#tuttiafarserataconjim!

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Fuori dalle sale, andare a prendersi qualcosa da bere all’excelsior per cercare di beccare qualche protagonista del festival è sempre un piacere, mentre quando volevi rilassarti un po’ ti potevi piazzare nei giardini del palazzo del casinò, a fare due chiacchiere con chi come te aveva voglia di condividere le proprie impressioni sui film del festival. E uno di quei giorni ho avuto il piacere di conoscere Gennaro, 21 anni di Pompei, membro del gruppo Arca CinemaGiovani, un progetto culturale che raccoglie 60 ragazzi di Italia, Francia e Tunisia e che si occupano di formare due giurie per poi assegnare il premio Arca, uno dei premi collaterali più importanti del festival. Mi racconta che si dividono in giuria nazionale e internazionale, e che ogni giuria poi assegna il proprio premio. Riusciamo soprattutto a trovarci sul fatto che Beatiful Things sia stato uno dei film più sbalorditivi del festival e mi fa vedere il video della loro intervista al regista Giorgio Ferrero, che poi trasmettono sul loro canale youtube. Un lavoro che li coinvolge a 360 gradi nel periodo del festival, poiché non solo compiono lavoro di giuria e da intervistatori, ma ogni anno presentano anche un loro cortometraggio: quest’anno si chiama Supergalattic, un film nel film di questo regista che vuole fare un cartone animato sui super eroi e una notte sogna di essere trasportato nel suo film e di poterlo vivere da protagonista. Finiamo la chiacchierata riconoscendo a First Reformed di Paul Schrader il premio bidone del festival e mi invita a raggiungere i suoi compagni che stanno improvvisando un caraoke a fianco del palazzo del cinema. Mi butto in mezzo a loro e mi rendo conto che c’è un altro lato del festival, non solo fatto di divi e passerelle, ma anche di gente più o meno giovane vogliosa di far sapere o migliorare la propria opinione riguardo al cinema e non solo. Ed è la cosa che, dopo 10 giorni di festival, ti rimane più impressa: sapere che non vai ad assistere esclusivamente alla passerella dei divi in concorso ma che c’è un ambiente tutto intorno che ti coinvolge e ti trasporta nel farti vivere il più intensamente possibile la suggestiva atmosfera che ti circonda.

A presto Venezia, ci si rivede l’anno prossimo, desideroso di scoprire quali altre avventure saprai far vivere, sia da spettatore sul grande schermo, sia intorno alle spiagge del casinò.

A cura di Edoardo Marcuzzi

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