Siamo riusciti finalmente a entrare in una delle poche ma stracolme sale in cui veniva proiettato il film “Chiamami col tuo nome” di Luca Guadagnino, candidato a 4 premi oscar (miglior film, miglior attore protagonista, miglior sceneggiatura non originale e miglior canzone originale) e siamo qui per dirvi cosa ne pensiamo a riguardo.

Siamo nel 1983, nel bel mezzo della Pianura Padana, nella campagna sconfinata dove si trova la villa che ospita la famiglia di Elio: suo padre, che è un professore universitario, ha invitato a casa loro Oliver un suo studente per concludere il dottorato. L’arrivo di questo sconosciuto infastidisce inizialmente Elio, ma pian piano tra i due nascerà qualcosa.

“Chiamami col tuo nome” è un film romantico, anticonvenzionale, che evita le formule e gli stereotipi del genere: in primo luogo la storia d’amore detta il ritmo del film in quanto nella prima parte è più lento, ed è la parte in cui i protagonisti s’incominciano a conoscere, mentre la seconda, quella dell’innamoramento e della passione è più frenetica. Il tempo in questo film infatti gioca un ruolo fondamentale, tanto che caratterizza le due parti del film, l’attesa e la scoperta da una parte e la frenesia e il trasporto dei sentimenti dall’altra: Guadagnino riesce a esprimere visivamente queste due anime magnificamente, azzeccando i tempi e i ritmi e accompagnando il film con una colonna sonora bellissima.

Un altro elemento che contraddistingue il film, e che lo rende anticonvenzionale nel genere, è come viene trattata la scoperta della sessualità. Questo tema si contraddistingue per la delicatezza e la semplicità con cui viene mostrato, tratteggiando il desiderio nelle forme dell’attrazione e del sentimento amoroso che avviene tramite la costruzione di momenti che non hanno bisogno di essere esplicitati dai dialoghi, ma sono evocati dalle immagini e dalle interazioni tra i personaggi: questa è la prova di come la sceneggiatura sia la punta di diamante del film. James Ivory infatti ha fatto un ottimo lavoro, riuscendo a tratteggiare i personaggi in modo sublime e a far risaltare i loro rapporti autentici, inserendo in questo altri sotto-testi molto interessanti quali come vivere la propria diversità, che per Elio consiste nell’essere prima ebreo e poi omosessuale.

Il cast è composto da attori che regalano ottime performance, a partire dall’eccellente Timothée Chalamet che è di una bravura incredibile grazie alla sua espressività, e agli ottimi Armie Hammer e Michael Stuhlbarg perfettamente nelle loro parti. Per quanto riguarda il reparto tecnico anch’esso è ottimo, specie la fotografia di Sayombhu Mukdeeprom e la regia di Luca Guadagnino che è impeccabile.

In conclusione è un film realizzato molto bene che si merita le attenzioni positive che sta ricevendo perché rispetto agli altri film del genere risalta la delicatezza e la genuinità dei sentimenti dei protagonisti, scegliendo di mostrare l’attrazione sessuale solo attraverso delle atmosfere, mai con delle scene troppo spinte che avrebbero rotto l’incantesimo che il film regala. È proprio questo che rimane impresso del film, l’incantesimo che regala, l’ottimismo e la spensieratezza intrinseca con cui viene messa in scena la storia, tale che anche quando per i protagonisti le cose si mettono male siamo spinti a vederne lo spiraglio positivo: così come ne viene incoraggiato Elio da suo padre nella fantastica scena finale, così sembra che anche Guadagnino ci spinga a fare lo stesso, riuscendo nel suo intento senza retorica superflua ma attraverso un film potente sia nella messa in scena che nella sceneggiatura. È sicuramente un film raffinato che merita la vostra attenzione.

(il film l’ho visto in lingua originale, quindi rimando il giudizio sull’adattamento italiano).

A cura di Fabio Facciano

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