U30: Che Schifo i Poveri

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La letteratura di tutti i tempi ci ha sempre insegnato a guardare con disprezzo i personaggi ricchi e avidi come lo spregevole Scrooge, il ricco epulone e il tirchio Zio Paperone. Oggi, invece, si scansano le poverate come se fossero il più grande male dell’umanità perché tutti, almeno una volta abbiamo detto #CheSchifoIPoveri. Noi abbiamo avuto l’onore di intervistare gli autori della pagina, Che Schifo I Poveri, e ci siamo sentiti ricchissimi.

Chi si nasconde dietro gli Ambrogi e i violetti? In quanti gestite la pagina, potete raccontarci qualcosa di voi?

Ciao, mi chiamo Mattia, e sono uno degli amministratori della Pagina Facebook Che Schifo I Poveri. In realtà siamo in due, cioè io e Luca. Sotto di noi nello staff ci sono degli Ambrogi analisti responsabili del trend della pagina e che danno consigli in merito, ma le “voci” che parlano attraverso i post siamo solo noi due. Luca è CEO di una società di informatica più responsabile di alcune startups nel solito settore. Io, Mattia, invece sono uno studente universitario di Giurisprudenza di una nota università. Ci siamo conosciuti in ambito universitario ed abbiamo fatto amicizia subito, trovandoci in sintonia su molte questioni.

La povertà è sempre stata un argomento tabù, come se non se ne potesse mai parlare. Da dove è nata l’idea di creare una pagina così e perché proprio questo nome?

Non c’è un motivo preciso ma tutto ciò è nato per caso. La prima volta che ho pronunciato la frase è stata quando andando insieme a Luca a pranzo da un amico, entrando all’interno del palazzo, esclamai ridendo: “Che poverata che non ci sia l’ascensore in questo edificio, è proprio uno schifo!”. Luca di rimando disse: “E’ vero, che schifo i poveri!”. Personalmente, questo dialogo di sette mesi fa circa è stato il mio battesimo del fuoco alla causa dei violetti contro le “poverate”.
Mi rendo conto che il nome dia adito a varie polemiche, ma in fondo, citando Oscar Wilde “c’è solo una cosa peggiore nel mondo del parlare di qualcosa, ed è il non parlarne affatto”.
L’obiettivo della pagina è far ridere e rilassare ma ha anche un obiettivo più serio: il rovesciamento dei valori di una società ipocrita, esprimendoci attraverso l’ironia ed il lusso vero, e perché no, anche attraverso una denuncia sociale vera e propria di due piaghe: il falso ricco, che utilizza l’ostentazione come unica arma a costo di morire di fame, ed i valori umani come alternativa ai soldi per chi ricco non è, a nostro avviso altrettanto ipocrita.
Il ricco vero invece non ostenta, semplicemente perché non ne ha bisogno.

La pagina ha raggiunto oltre 100.000 fan e il vostro hashtag è diventato popolarissimo anche tra chi dopo potrebbe diventare una vostra preda. Vi aspettavate tanto successo? E cosa ne pensate di chi compra like su Instagram e su Facebook?

Non ci aspettavamo nessun successo, anzi ogni diecimila likes pensavo: “Ecco il nostro limite!”. Invece, il successo continuava ed anzi aumentava esponenzialmente, tuttavia, raggiunto un certo limite dovremmo passare alla sponsorizzazione per andare avanti con un trend così positivo ma ci sembrerebbe di barare nell’accattivarci i likes delle persone, quindi continuiamo così, anche salendo più lentamente.
Siamo molto felici di questo successo ovviamente, ma la cosa che mi piace di più è leggere alcuni messaggi privati in cui le persone ci dicono che abbiamo strappato loro un sorriso già di prima mattina e noi commossi, ma ligi alla nostra missione, rispondiamo che alzarsi la mattina è da poveracci. Da noi troverai persone di tutte le estrazioni sociali ed età che si riscontrano nelle nostre dichiarazioni e si immedesimano insieme a noi senza arrabbiarsi, senza pretendere, ma solo per il gusto di divertirsi.

Sulla pagina sono mostrati spesso messaggi o commenti di chi non ha capito la vostra ironia. Sono tanti gli interventi di questo tipo? Come li giudicate e come li affrontate? E, se ci sono, quanto usate i contenuti dei fan?

In realtà i commenti negativi sono spariti man mano che è aumentata la popolarità della pagina, ma non credo sia per una questione di accettazione del fenomeno ma piuttosto credo sia la paura della mole di fans della pagina stessa. In quanto noi non attuiamo il ban su nessun account, sono gli utenti stessi spesso a difendere la pagina da chi non è d’accordo.
Personalmente, per le persone più aggressive e ignoranti, cerchiamo di spingere al massimo la loro rabbia con frasi palesemente provocatorie, che però persone senza un minimo di malizia non ne capiscono l’intento, cascandoci in pieno, facciamo un screen censurato o meno a seconda della situazione, perché non vogliamo segnalazioni alla moderazione che possano intaccarci, e poi le pubblichiamo. Ultimamente però certe situazioni sono molto calate, forse perché tali persone vedono i loro predecessori pubblicati e ci pensano due volte prima di fare qualcosa di stupido.
Un buon 30% dei contenuti sono delle decine e decine di fan che ci scrivono ogni giorno, ne siamo molto felici, sembrano quasi delle liste di proscrizione delle persone che fanno poverate. Si va avanti a denunce anonime, anche da parte del vicino della porta accanto, quindi state attenti.

Qual è la peggiore “poveretta che” avete scovato sul web? E quella con più successo?

La “poveretta” peggiore del web con cui abbiamo avuto a che fare non è la più originale, ognuno di noi ne ha visto almeno un esempio da quando è entrato la prima volta su Facebook: sto parlando dei profili pubblici unici fatti da coppie. Insomma, questa coppia ci criticò aspramente nei messaggi privati e noi rispondemmo: “Non avete nemmeno i violetti per pagare due account separati, che poverata!”.
Una di quelle di maggior successo invece è stata l’immagine di una donna che ricaricava il suo smartphone attraverso un carica batterie in esposizione in un Apple Store: faceva venire i brividi poveri.

Le leggi anti povertà cosa devono prevedere per essere realmente efficienti?

Le leggi anti povertà se realmente applicate vedrebbero un mondo con al vertice un oligarchia di mega direttori galattici stile Fantozzi, con acquari fatti di esseri umani e poltrone in pelle di umano povero.
Un mondo di soli ricchi credo sia un’utopia perché ci sarà sempre qualcuno più ricco di te e tu sarai automaticamente il povero.

Chi è il vostro modello ideale? Jay Gatsby, Flavio Briatore, baby George?

I nostri modelli sono tutte le persone che hanno i violetti e non hanno paura di spenderli

È meglio un Ambrogio oggi o tanti violetti domani?

Se hai gli Ambrogi intorno a te evidentemente hai anche i violetti, e sicuramente, domani ne arriveranno altri.

Un saluto ai lettori di Vox…

Ciao lettori di Vox, ricordate di toccare i poveri con i guanti, altrimenti vi potrebbero attaccare la povertà.
Non vi chiediamo di seguirci, perché chiedere non è da ricchi.

 A cura di Carla Filannino

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