CHE RUMORE FA IL SILENZIO?

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a cura di Carlo Giardina

Come avrete intuito dal titolo, il tema scelto per questo nuovo articolo è il “silenzio”. Prima di iniziare volevo, però, fare una premessa: Lucrezia, mia collega di Inside, nonché collega di mille avventure, per scrivere il suo articolo riguardante il compleanno dell’immenso Battisti, mi disse che avrebbe ascoltato due dei suoi più bei album: Emozioni e Anima Latina. Idea. Scriverò il mio articolo con due bei tappi per le orecchie, di quelli arancioni e gommosi. In silenzio.carlo4 All’inizio sono un po’ scomodi, ma, poco dopo, tutto tace. Niente sirene squillanti, lavatrici imbizzarrite e tacchi scalpitanti dell’inquilina soprastante. Però questo silenzio non mi soddisfa. Una domanda sorge spontanea: cos’è il silenzio? E’ solo la totale assenza di suono? O c’è dell’altro?

Il silenzio può essere una forma di rispetto. Può essere un diritto, una pratica religiosa e, perché no, una forma di comunicazione. Il silenzio può essere non solo la totale assenza di suono, ma anche l’assenza di rumore. Il silenzio, diciamo la verità, è relativo. Azzarderei anche che il silenzio non esiste, ma potrebbe essere riprodotto. “Un ambiente che produca un suono inferiore ai 20 decibel viene considerato silenzioso”, questa è la definizione scolastica di “silenzio”, ma è nella natura umana spingersi sempre oltre e rincorrere l’inafferrabile. Lo dimostra il fatto che esiste un luogo sulla terra nel quale il silenzio è diventato un record. Siamo agli Orfield Labs di Minneapolis, Stati Uniti, e stiamo per entrare nella camera più silenziosa al mondo. Qui il silenzio arriva a -9,5 decibel e i miei tappi color tramonto ora mi sembrano ridicoli. In pratica si tratta di una camera avvolta da una bizzarra struttura in fibra di vetro, legno e schiuma sintetica, che assorbe il 99% dei suoni prodotti al suo interno. Questo è da folli, nel vero senso della parola: c’è talmente silenzio che dopo un’ora, questo luogo, può portare allo squilibrio mentale.

Silenzio assordante. Testimoni affermano di aver sentito se stessi e non stiamo parlando di nirvana o altre fissazioni new age; parliamo di un vero e proprio concerto: il pulsare delle vene, il fruscio cupo dell’aria nei polmoni, lo scricchiolio delle ossa.carlo2 Non so voi, ma preferirei trovarmi in montagna nel bel mezzo di una distesa infinita di candida neve ad osservare il cielo di un azzurro mai immaginato. O in una spiaggia: solo tu, il mare e una fresca brezza che ti asciuga le spalle, lasciando un alone di salsedine amara. Questo si che è un silenzio come si deve.
I Depeche Mode avevano già capito, con “Enjoy the silence”, che il silenzio sia un dono da curare, ma non solo loro.

Un uomo è riuscito addirittura a suonarlo: John Cage. Oltre a ritenerlo un compositore instancabile e geniale, lo considero l’Albert Einstein del suono. Con 4’33” , brano per qualsiasi strumento (l’esecuzione consisteva nel non suonare lo strumento) rivoluzionò il concetto di suono, rumore, musica, silenzio. Sei tu a decidere il senso di tali concetti; come sei tu a decidere il senso del silenzio. Insomma, il silenzio non è l’assenza di suono, ma è parte di esso: la legge della “relatività musicale”. Basta. Tolgo i tappi. La sensazione è quella di una bottiglia vuota immersa in acqua. L’acqua invade e riempie facendo fuoriuscire aria. Ecco, i suoni (o rumori) invadono le mie cavità auricolari con la stessa potenza di un’onda infranta su uno scoglio frastagliato. Forse me li rimetto, ma solo per 4 minuti e 33 secondi.

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