Che risate, Bridget Jones!

667

Esilarante. Ancora una volta Bridget Jones dimostra che il pessimo gusto dello humor inglese sia solo uno stereotipo. Bridget Jones’s baby, uscito nelle sale il 22 settembre di quest’anno, è il terzo capitolo della trilogia tratta dai libri della scrittrice britannica Helen Fielding, che raccontano i “pasticci” combinati dalla single britannica più amata di sempre. Nel cast ritroviamo, ovviamente, la protagonista Renée Zellweger, affiancata dallo storico fidanzato Mark Darcy, interpretato da Colin Firth; una new entry del cast è, invece, Patrick Dempsey, che abbiamo tutti conosciuto e amato come il “Dottor Stranamore” in Grey’s Anatomy, nei panni dell’affascinante americano Jack. La regia è di Sharon Maguire, la stessa del primo film.

Bridget, fin dall’uscita del primo libro nel 1995, è considerata da molte donne “una di noi”, una che passa il proprio quarantesimo compleanno in pigiama, bevendo vodka e pensando ai chili di troppo e agli amori passati. Uno stereotipo femminile “normale” quindi, lontano dall’ideale di bellezza ormai consolidato dalla cultura occidentale. Per la prima volta sembra che Bridget abbia tutto sotto controllo: anche se con qualche ruga in più e ancora single può finalmente descriversi come una donna felice. Ha un lavoro stabile in un notiziario di punta, ha finalmente raggiunto il peso forma e ha anche smesso di fumare. Cosa avrebbe potuto disturbare, allora, questa idilliaca situazione? Una gravidanza inaspettata e, per peggiorare ulteriormente la situazione, con una paternità incerta: il padre del bambino sarà l’affidabile e rigido storico fidanzato, o il sexy americano Jack, brillante e spontaneo? Ed ecco che nasce la comicità: la competizione, solitamente tutta al femminile, dei due co- protagonisti maschili, enfatizzata nello studio della ginecologa, interpretata da Emma Thompson.

Ancora una volta Bridget affronta la situazione con ilarità e anche con il suo solito filo di autoironia. È sicuramente maturata rispetto ai due film precedenti, ma le sue gaffe maldestre non potevano mancare: la vediamo quindi mentre cade nel fango, mentre entra nella camera sbagliata o mentre, durante una conferenza, proietta la propria cronologia di google al posto della presentazione.
Unica pecca: il finale, forse un po’ troppo scontato, anche se il “lieto fine” è un ingrediente iconico e imprescindibile nelle commedie. Ma nonostante questo neo, sono 123 minuti di puro divertimento e risate: il film non ha deluso le mie aspettative da fan di Bridjet quale sono.

A cura di Benedetta Nasini Mingarelli

Commenti su Facebook
SHARE